Tether sotto pressione dopo il downgrade di S&P Global. La replica di Ardoino

S&P Global Ratings ha rivisto al ribasso il giudizio sulla solidità di Tether, l’azienda che gestisce la stablecoin USDT, da anni la criptovaluta con il maggior volume di scambi a parità con il dollaro. L’agenzia ha assegnato un rating di stabilità definito debole, segnalando che una parte crescente delle riserve della società è esposta a strumenti più volatili rispetto ai tradizionali titoli di Stato statunitensi.

Secondo S&P, un calo significativo del valore di Bitcoin o di altri asset meno stabili potrebbe influire sulla capacità di Tether di mantenere una copertura piena del valore di USDT. La società detiene infatti non solo Treasury americani, ma anche Bitcoin, oro, prestiti garantiti e obbligazioni societarie. Un mix che, per l’agenzia di rating, introduce fattori di rischio aggiuntivi, complicati ulteriormente dall’assenza di un audit indipendente e completo sulle riserve, sostituito finora da semplici attestazioni trimestrali.

L’ad Paolo Ardoino ha reagito con durezza alla valutazione, definendo lo scetticismo delle agenzie un “distintivo d’onore”. A suo avviso, i sistemi di rating tradizionali non sarebbero progettati per analizzare correttamente le economie digitali: Ardoino ha ricordato che “i modelli di rating classici costruiti per le istituzioni finanziarie tradizionali, storicamente hanno portato investitori privati e istituzionali a investire il loro patrimonio in aziende che nonostante avessero rating di grado di investimento sono crollate, spingendo i regolatori di tutto il mondo a mettere in discussione tali modelli, l’indipendenza e la valutazione obiettiva di tutte le principali agenzie di rating”.

Ha poi aggiunto che “la macchina di propaganda della finanza tradizionale è sempre più preoccupata quando un’azienda tenta di sfidare la forza di gravità del sistema finanziario rotto. Nessuna azienda dovrebbe osare disaccoppiarsi da esso”.

La replica di Tether: “Riserve più ampie, non più rischiose”

La società ha nel dettaglio contestato nel dettaglio l’interpretazione di S&P, sostenendo che l’aumento degli asset considerati rischiosi vada letto nel contesto di una crescita generale delle riserve. Tether ha ricordato che il totale è salito da 143,7 miliardi di dollari nel 2024 a 181,2 miliardi nel 2025, un’espansione che, secondo l’azienda, si traduce in una quantità di asset sicuri più alta che in qualunque altro momento della sua storia.

L’azienda ha anche evidenziato di essere conforme ai quadri regolatori vigenti in El Salvador e Francia e di essere registrata presso la Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) degli Stati Uniti. Inoltre, ha contestato l’idea che la domanda di USDT stia rallentando: dai grandi exchange ai protocolli DeFi, passando per il commercio internazionale, l’utilizzo della stablecoin sarebbe in costante espansione. Anche il rapporto di S&P, pur critico, ammette che USDT non ha mai perso in modo significativo l’ancoraggio al dollaro e ha sempre onorato i rimborsi.

Un ruolo crescente nei mercati emergenti

Tether ha insistito sul fatto che USDT non debba essere vista come una moneta speculativa, bensì come un’infrastruttura finanziaria usata quotidianamente in economie dove l’accesso al dollaro è limitato. L’azienda cita rimesse, pagamenti salariali e transazioni commerciali in Paesi come Türkiye, Nigeria e Argentina. Questo, sostiene Tether, rende la stablecoin resistente a scenari di stress diversi da quelli ipotizzati da S&P.

La società ha anche precisato che i Bitcoin rappresentano circa il 5% delle riserve, percentuale considerata gestibile rispetto alla struttura complessiva. Oltre all’oro e ai prestiti garantiti non rivolti ad affiliate, Tether detiene un’enorme quantità di titoli di Stato americani: con circa 135 miliardi di dollari tra posseduti direttamente e indirettamente, si collocherebbe tra i maggiori acquirenti mondiali di Treasury, intorno al 17° posto globale.

S&P, però, sottolinea che la trasparenza su depositari, controparti e meccanismi di rimborso diretto resta inferiore rispetto a stablecoin concorrenti come USDC.

Profitti record e prospettive future

Tether ha messo sul tavolo anche i risultati finanziari: oltre 13 miliardi di dollari di utili netti nel 2024 e più di 10 miliardi già accumulati nel 2025. Numeri che, secondo l’azienda, rafforzano la capacità di mantenere una riserva eccedente e garantire la stabilità di lungo periodo.

Nonostante le tensioni, S&P ha aperto alla possibilità di un miglioramento del rating se Tether ridurrà l’esposizione ad asset più rischiosi e aumenterà la trasparenza sulle sue riserve. L’azienda, dal canto suo, ha affermato di essere pronta a un confronto diretto e a un riesame del giudizio basato su “dinamiche di mercato reali” e non su modelli pensati per il sistema bancario tradizionale.

Il dibattito si inserisce in un momento di forte attenzione sul ruolo delle stablecoin nel sistema finanziario. Solo pochi giorni fa, Jefferies ha pubblicato un’analisi sull’ampia esposizione di Tether all’oro, aprendo un ulteriore fronte di discussione sulla natura delle riserve della società.