Bond: tempesta perfetta in arrivo secondo Federated Hermes

Secondo l’analisi di R.J. Gallo, CIO for Global Fixed Income di Federated Hermes il fenomeno dell’aumento dei rendimenti a lungo termine non è riconducibile a una singola causa, ma a un insieme di elementi che si rafforzano a vicenda. “Il protrarsi dei conflitti geopolitici mantiene elevati i prezzi del petrolio, alimentando le aspettative inflazionistiche”, ha spiegato il CIO. A ciò si aggiungono “le diverse preoccupazioni riguardo ai deficit sovrani dei Paesi sviluppati” e l’atteso irrigidimento della politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea e della Banca del Giappone, che contribuiscono a spingere al rialzo i rendimenti a lungo termine.

Il ruolo chiave dei Treasury americani

Un capitolo a parte merita la situazione del mercato dei Treasury statunitensi, che Gallo definisce come avente “una parte di responsabilità” nell’incremento dei rendimenti. Gli Stati Uniti, ha osservato, registrano “un deficit pari a quasi il 6% del PIL in una fase di relativa prosperità”, un dato che getta ombre sulla sostenibilità di lungo periodo del debito pubblico. L’esperto di Federated Hermes ha poi criticato l’approccio del Segretario al Tesoro Bessent, sottolineando che l’aumento degli acquisti di obbligazioni statunitensi a lungo termine “sembra mirare al sintomo, ovvero l’aumento dei rendimenti, piuttosto che alla causa di fondo, rappresentata dagli ampi deficit strutturali”.

Il fattore Cina tra disinflazione e dazi

Un controaltare alle pressioni inflazionistiche globali arriva dalla Cina, che offre un certo sollievo. “La crescita interna rimane debole e il Paese continua a fare leva sulla forte crescita delle esportazioni, esportando così disinflazione nel resto del mondo”, ha affermato Gallo. Tuttavia, questa strategia potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. La Cina, ha proseguito il CIO, “potrebbe attirare maggiori pressioni tariffarie da parte dell’amministrazione Trump”. Sebbene il rischio maggiore legato ai dazi sia probabilmente ormai alle spalle, gli sforzi dell’amministrazione per ripristinarli, come dimostra la nascente guerra commerciale con il Canada, suggeriscono che “gli effetti inflazionistici della politica commerciale rimangano un rischio da monitorare”.

Lo scenario per la Fed

Sul fronte della politica monetaria statunitense, le prospettive si fanno più stringenti.Gallo ha dipinto un quadro in cui la resilienza dell’economia americana sta condizionando le mosse della banca centrale. “Con l’economia statunitense che continua a tenere bene, il presidente Warsh ha probabilmente messo la Fed nelle condizioni di dover procedere a un rialzo dei tassi a settembre”, ha dichiarato. L’unica variabile in grado di modificare questo scenario, ha precisato l’esperto, sarebbe un peggioramento significativo e repentino dei dati sull’inflazione. In assenza di un tale shock, la strada verso un nuovo inasprimento monetario appare dunque tracciata.