La guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti sta mostrando un chiaro vincitore: chi detiene il controllo delle catene di approvvigionamento. Nel settore delle terre rare, Pechino detiene un dominio nella lavorazione e nella produzione di magneti che le conferisce un potere strategico nelle trattative internazionali.
“I mercati lo hanno notato. Sempre più spesso, i titoli minerari legati a metalli strategici e terre rare vengono scambiati come una forma di assicurazione rispetto alle politiche”, spiega Aneeka Gupta, Director, Macroeconomic Research di WisdomTree. “Questo riflette una deliberata riorganizzazione delle rotte di approvvigionamento da parte dei governi alla ricerca di resilienza e potere contrattuale”.
Pechino inasprisce i controlli sulle esportazioni
La Cina ha lanciato un programma biennale di restrizioni progressive, partito ad agosto 2023 con licenze su gallio e germanio e poi esteso a grafite e antimonio. All’inizio del 2025 sono stati inclusi tungsteno, indio, bismuto, tellurio e molibdeno, seguiti da nuove restrizioni ad aprile su diverse terre rare, comprese quelle pesanti utilizzate per indurire i magneti ad alte temperature.
“Il messaggio è chiaro: la Cina è pronta a utilizzare i punti di strozzatura downstream nel settore della separazione, delle leghe e dei magneti per influenzare l’agenda commerciale, mantenendo i produttori occidentali sulla difensiva”, sottolinea Gupta. Nonostante la disponibilità di terre rare leggere come il neodimio, quelle pesanti restano concentrate in Cina e Myanmar, con lavorazione quasi esclusivamente cinese, rendendo difficile la produzione di magneti ad alte prestazioni indipendenti dalle terre rare pesanti cinesi.
Gli alleati reagiscono: Stati Uniti e Australia in prima linea
La risposta di Washington e Canberra si concretizza in una nuova alleanza per sviluppare soluzioni alternative. L’accordo tra Stati Uniti e Australia prevede investimenti congiunti in progetti di estrazione e lavorazione legati a veicoli elettrici, semiconduttori e difesa. Il governo australiano ha annunciato progetti per 8,5 miliardi di dollari, mentre il Dipartimento della Difesa statunitense finanzierà una raffineria di gallio da 100 tonnellate all’anno nell’Australia occidentale. La US Export-Import Bank ha emesso lettere di interesse preliminari per oltre 2,2 miliardi di dollari a supporto di minerali strategici.
“L’Australia è partner strategico nella campagna per diversificare il mercato e ridurre la dipendenza dal midstream cinese”, commenta Gupta. L’attenzione non è solo sui minerali, ma anche sui circuiti di separazione e sulla capacità relativa alle terre rare pesanti e ai metalli dei magneti, come gallio e tungsteno.
Investire nelle catene di approvvigionamento alternative
Per gli investitori, le terre rare e i metalli strategici non rappresentano più una semplice scommessa ciclica, ma una componente strutturale legata alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla politica industriale. “Il WisdomTree Strategic Metals and Rare Earths Miners UCITS ETF (Ticker: RARE) è pronto a beneficiare del riassetto globale delle risorse”, spiega Gupta. Il fondo replica la performance del WisdomTree Energy Transition Metals and Rare Earth Miners Index, includendo aziende coinvolte nella catena del valore dei metalli per la transizione energetica.
“Le terre rare si sono trasformate da materia prima industriale a strumento strategico”, conclude Gupta. “E la risposta degli alleati è solida e incentrata sulla separazione, la capacità di produzione di terre rare pesanti e i magneti. Per gli investitori, si tratta di un tema strutturale con sostegno politico e una pipeline di progetti visibile”.
