Swisscanto: il 60/40 non è morto. Con i rendimenti tornati interessanti, i bond recuperano un ruolo centrale

Il ritorno di rendimenti obbligazionari significativi sta riportando il reddito fisso al centro delle strategie multi-asset, mentre sull’azionario restano opportunità soprattutto nei mercati emergenti. Ma la grande trasformazione destinata a incidere sull’economia e sugli investimenti nei prossimi anni sarà l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato a Zurigo con Roger Rüegg, Head Multi Assets di Swisscanto/ZKB.

Per molti anni il portafoglio 60/40 è stato considerato il modello di riferimento del multi-asset. Funziona ancora?

Non esiste naturalmente un’allocazione valida per tutti, perché molto dipende dalla situazione personale dell’investitore e dalla sua capacità di assumere rischio. Chi può tollerarne di più può avere una quota maggiore di azioni o di investimenti alternativi.

Negli anni dei tassi molto bassi o negativi abbiamo ridotto l’esposizione alle attività nominali e aumentato quella verso gli alternativi. Oggi la situazione è cambiata: i rendimenti obbligazionari sono tornati su livelli interessanti e questo rende nuovamente più attraente una struttura di portafoglio vicina al tradizionale 60/40.

Quindi direi che il concetto continua ad avere valore, anche se deve essere adattato alle caratteristiche del singolo investitore.

Il fixed income è tornato a essere una componente strategica del portafoglio e non soltanto uno strumento di diversificazione?

Sì. Crediamo che le obbligazioni debbano continuare a essere presenti in portafoglio e oggi sono progressivamente più interessanti.

C’è anche un altro elemento importante: i titoli governativi possono tornare a svolgere il loro tradizionale ruolo di diversificazione. Nel caso di una recessione, per esempio, i rendimenti potrebbero scendere e i prezzi delle obbligazioni salire, compensando almeno in parte la debolezza delle attività più rischiose.

Dopo un lungo periodo nel quale i rendimenti erano estremamente bassi, oggi il fixed income offre nuovamente sia una fonte di rendimento sia una funzione di protezione del portafoglio.

Quali sono i principali fattori che considerate nella costruzione di un portafoglio multi-asset?

Il nostro punto di partenza è molto ampio. Guardiamo alle diverse asset class disponibili e formuliamo delle aspettative sul loro comportamento futuro. Costruiamo diversi scenari e, sulla base di questi, confrontiamo le opportunità per determinare l’allocazione del portafoglio.

Il vantaggio del multi-asset è proprio la possibilità di muoversi fra azioni, obbligazioni e investimenti alternativi, invece di dover cercare opportunità all’interno di una sola classe di attivo.

Qual è oggi la vostra view sui mercati?

Quest’anno alcune delle nostre convinzioni più importanti hanno funzionato bene. I mercati emergenti, in particolare, hanno beneficiato di diversi fattori favorevoli, e anche la tecnologia ha continuato a mostrare una dinamica molto forte.

Guardando al quadro attuale, vediamo ancora alcuni elementi positivi. L’economia continua a mostrare una buona tenuta, le sorprese macroeconomiche sono favorevoli e gli utili societari rappresentano un supporto importante per i mercati azionari. Anche gli indicatori tecnici rimangono complessivamente costruttivi.

Ci sono naturalmente elementi che richiedono prudenza, a cominciare dal livello dei tassi e dal sentiment degli investitori, ma mettendo insieme fondamentali, economia e fattori tecnici manteniamo una view costruttiva sulle attività rischiose.

Dove vedete le opportunità più interessanti nell’azionario?

Abbiamo una preferenza per i mercati emergenti, anche perché risultano più interessanti dal punto di vista delle valutazioni rispetto al Nord America.

Al contrario, siamo più prudenti sui mercati maggiormente difensivi, come quello svizzero e alcune aree dell’Europa.

Il punto centrale è che, in questa fase, non basta essere semplicemente positivi o negativi sull’azionario: conta molto la selezione geografica e la valutazione relativa delle diverse aree.

E sul fronte obbligazionario?

Nel credito gli spread sono oggi molto compressi, quindi il premio offerto da alcune obbligazioni corporate è limitato.

Guardiamo invece con maggiore interesse ai titoli governativi globali, proprio perché possono fornire una diversificazione reale in caso di deterioramento dello scenario economico. Non è il nostro scenario centrale una recessione imminente, ma costruire un portafoglio significa anche essere preparati a scenari differenti da quello più probabile.

Quali asset alternativi trovate interessanti?

All’interno dei portafogli manteniamo anche esposizione agli investimenti alternativi. In particolare, oro e argento ci sembrano interessanti nell’attuale contesto e svolgono una funzione utile all’interno di un portafoglio diversificato.

L’idea di fondo resta quella di evitare una concentrazione eccessiva su un’unica fonte di rendimento.

Se dovesse scegliere un solo grande trend destinato a influenzare i mercati nei prossimi anni, quale indicherebbe?

Senza dubbio l’intelligenza artificiale.

Credo che siamo davanti a una vera rivoluzione della produttività. Il suo impatto sarà molto profondo sia sulle aziende sia sul mondo del lavoro. Si potrebbe dire, provocatoriamente, che praticamente chiunque lavori principalmente con una tastiera dovrà confrontarsi con questa trasformazione.

Per noi investitori, però, la questione decisiva sarà individuare le società realmente capaci di beneficiare della rivoluzione dell’AI. Non tutte ne usciranno vincitrici e proprio per questo la selezione sarà fondamentale.

Quale altra trasformazione vede per l’industria dell’asset management?

Un’area destinata a diventare sempre più importante è quella dei private markets.

Vediamo aziende che rimangono private più a lungo e una quantità crescente di capitale indirizzata verso questi mercati. Questo apre opportunità interessanti anche per la gestione attiva, perché nel private market non è possibile semplicemente acquistare un intero indice: bisogna scegliere le singole società e analizzarle in profondità.

È inoltre un tema importante per l’Europa. Se vuole rafforzare innovazione e competitività e avvicinarsi alla capacità degli Stati Uniti di finanziare la crescita delle imprese, deve riuscire a mobilitare maggiormente il capitale verso le aziende innovative.

Per gli investitori questo significa che una parte crescente delle opportunità potrebbe trovarsi anche al di fuori dei tradizionali mercati azionari quotati.