Settore difesa: i titoli europei corrono in Borsa in scia alle parole di Trump

Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla spesa militare hanno innescato una reazione immediata sui mercati finanziari, spingendo al rialzo le quotazioni del settore della difesa. A sorprendere gli investitori è stata però la geografia dei guadagni: a guidare il movimento non sono state le società americane, bensì diversi gruppi europei.

Trump ha annunciato l’intenzione di aumentare in modo significativo il budget della difesa degli Stati Uniti, parlando sui social di una spesa che potrebbe arrivare a 1.500 miliardi di dollari entro il 2027, oltre il 50% in più rispetto alle stime precedenti. Un segnale che ha riacceso l’interesse per il comparto a livello globale.

Secondo Tom Bailey, Head of ETF Research di HANetf, il rialzo dei titoli della difesa europea non è stato uniforme, ma ha premiato in particolare le società con una maggiore esposizione al mercato statunitense. “I titoli della difesa europea accelerano in Borsa dopo l’annuncio di Donald Trump secondo cui il budget della difesa statunitense sarà del 50% più alto rispetto alle stime precedenti. Il rialzo del comparto, tuttavia, non è uniforme: la sovraperformance di alcuni gruppi europei sembra collegata anche al loro grado di esposizione ai ricavi negli Stati Uniti”, spiega Bailey.

Tra i protagonisti della seduta spicca BAE Systems, che ha messo a segno un progresso superiore al 6%. Il gruppo britannico, leader nel settore aerospaziale e della difesa, vanta una presenza consolidata negli Stati Uniti: nella prima metà del 2025, poco meno del 50% delle sue vendite è arrivato proprio dal mercato americano. Un vantaggio competitivo rilevante in un settore caratterizzato da relazioni di lungo periodo e da fornitori già accreditati.

A sostenere il rally dei titoli europei contribuisce anche un altro elemento. Trump ha infatti ipotizzato, in un successivo intervento sui social, possibili limiti alla distribuzione di dividendi o ai programmi di buyback per i contractor statunitensi. Le aziende europee, in linea di principio, non sarebbero soggette a eventuali restrizioni di questo tipo. Anche se la concreta applicabilità di tali misure resta incerta, il solo accenno è bastato a spostare l’attenzione degli investitori verso l’Europa.

Il movimento odierno si inserisce in una fase già favorevole per il comparto della difesa europea, che nei giorni precedenti aveva registrato nuovi rialzi sulla scia delle crescenti preoccupazioni del Vecchio Continente riguardo alle priorità strategiche di Washington. Timori alimentati, tra l’altro, dall’operazione in Venezuela e dalle richieste statunitensi di controllo sulla Groenlandia.

Nel complesso, i titoli della difesa europei hanno ora superato i massimi precedenti toccati lo scorso ottobre, confermando un trend di rafforzamento che sembra destinato a proseguire nel breve periodo.