Mercati valutari: le previsioni di MUFG Bank per il 2026

Gli analisti di MUFG Bank delineano per il 2026 uno scenario valutario caratterizzato da un progressivo indebolimento del dollaro statunitense e da un rafforzamento delle principali valute alternative, a partire dall’euro. In un contesto di politiche monetarie più accomodanti negli Stati Uniti e di una crescita globale sostenuta dal supporto fiscale, il biglietto verde sarebbe destinato a perdere ulteriore terreno dopo un biennio già negativo.

Secondo MUFG Bank, “il deprezzamento del dollaro Usa è destinato a proseguire”. Dopo il rialzo del 7,0% nel 2024, il dollaro si è indebolito del 9,4% nel 2025 in termini Dollar Index, registrando la flessione più marcata dal 2017. Per il 2026, gli analisti prevedono una nuova discesa, più contenuta, intorno al 5,0%. Alla base di questa dinamica vi sarebbero l’ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro statunitense e la conseguente risposta della Federal Reserve, che potrebbe procedere con tre o quattro tagli dei tassi, un numero superiore a quanto attualmente scontato dai mercati.

A ciò si aggiunge un quadro politico potenzialmente fonte di nuove tensioni. “È ragionevole supporre che nel corso dell’anno emergeranno ulteriori punti di frizione legati alla politica statunitense”, osservano gli analisti, citando tra i fattori di incertezza la nomina del presidente della Fed e le decisioni della Corte Suprema in materia di politica commerciale. Pur in presenza di possibili nuovi attriti, MUFG ritiene improbabile un ritorno ai livelli di incertezza del 2025, con un contesto globale che dovrebbe risultare relativamente più favorevole rispetto agli Stati Uniti e quindi penalizzante per il dollaro.

In questo scenario, l’euro emerge come uno dei principali beneficiari. MUFG Bank ritiene che “l’euro è destinato a superare 1,2000”, livello che storicamente ha rappresentato una soglia chiave per il cambio EUR/USD. Dopo anni trascorsi sotto questa quota durante la fase dei tassi negativi e fino allo shock inflazionistico globale, la moneta unica potrebbe tornare stabilmente sopra tale livello, sostenuta dal ritorno degli investitori internazionali sui mercati obbligazionari e azionari europei. La stabilità della politica della Banca centrale europea, con un’inflazione in linea con il target, dovrebbe favorire il proseguimento dei flussi di capitale, soprattutto in caso di un’evoluzione positiva del conflitto in Ucraina.

Il focus dedicato all’euro evidenzia come nel 2025 la valuta unica si sia rafforzata in modo significativo contro il dollaro, passando da 1,0400 a 1,1756 in termini di fixing di chiusura di Londra. Dopo il massimo intraday di 1,1919 toccato a settembre e il minimo di 1,0141 registrato a febbraio, il cambio si è stabilizzato da luglio in un intervallo compreso tra 1,1500 e 1,1800. Per MUFG Bank, “il contesto fondamentale è favorevole a una successiva rottura al rialzo”.

A sostenere questa visione contribuisce il massiccio programma di stimolo fiscale tedesco da 1.000 miliardi di euro, destinato a infrastrutture e difesa, che dovrebbe portare la crescita del PIL tedesco dallo 0,3% all’1,0%. L’intera area euro dovrebbe inoltre beneficiare del successo della BCE nel riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2,0%. Gli analisti non escludono ulteriori pressioni disinflazionistiche, legate alla moderazione dei salari, al calo dei prezzi dell’energia e anche all’effetto di una valuta più forte, con un impatto positivo sui redditi reali e sui consumi delle famiglie.

Sul fronte della politica monetaria, MUFG ritiene che la BCE resterà in pausa nel 2026. “La politica monetaria si trova in una buona posizione”, sottolineano gli analisti, richiamando le recenti dichiarazioni dell’istituto centrale. Eventuali sorprese al ribasso sull’inflazione difficilmente sarebbero tali da giustificare nuovi tagli, mentre la ripresa della crescita ridurrebbe la necessità di ulteriori interventi espansivi.

Anche i rischi politici, in particolare in Francia, sono giudicati gestibili nel breve periodo. MUFG Bank dubita che l’attuale clima di incertezza possa avere un impatto significativo sull’euro, mentre guarda al 2027 come a un anno più rilevante per via delle elezioni presidenziali. Anche in caso di un esito politico più radicale, l’impatto sui mercati potrebbe risultare meno dirompente rispetto al passato, e la fine di uno stallo politico potrebbe persino rivelarsi positiva.

Un ulteriore elemento di supporto per la moneta unica potrebbe arrivare dalle banche centrali. Secondo MUFG, “esistono le condizioni per un possibile aumento della domanda di euro da parte delle banche centrali”, nell’ambito di un processo di diversificazione delle riserve globali che vede una progressiva riduzione del peso del dollaro. L’euro resta la seconda valuta per importanza nelle riserve, ma ancora ben al di sotto del picco pre-crisi finanziaria globale, intorno al 28%. La fine dei tassi negativi e una maggiore stabilità economica potrebbero favorire un ritorno di interesse verso la moneta unica.

Nel complesso, MUFG Bank prevede per l’EUR/USD un apprezzamento complessivo intorno al 5% nel corso del 2026, nonostante possibili correzioni iniziali legate a una stagionalità sfavorevole nei mesi di gennaio e febbraio.

Sul mercato obbligazionario, infine, gli analisti osservano che nel 2025 il rendimento del Bund decennale è salito di 49 punti base, chiudendo al 2,86%, con movimenti particolarmente marcati dopo l’annuncio dello stimolo fiscale tedesco e nella parte finale dell’anno, quando i mercati hanno iniziato a prezzare la fine del ciclo di allentamento della BCE. Per il 2026, MUFG non prevede rialzi dei tassi, ma neppure ulteriori tagli. Una valuta più forte, il calo dei prezzi dell’energia e un’inflazione in moderata discesa dovrebbero contribuire a mantenere i rendimenti ancorati e a favorire un lieve calo nel corso dell’anno.