Nonostante un contesto segnato da tensioni geopolitiche, fragilità macroeconomiche e incertezze sul commercio globale, il credito investment grade (IG) ha mostrato una notevole tenuta nel corso del 2025. Fino al 30 novembre, il comparto ha registrato risultati positivi, confermando come l’attenzione ai fondamentali abbia prevalso sul “rumore” di breve periodo che ha caratterizzato l’anno.
Secondo Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group, “i buoni risultati del credito IG dimostrano l’importanza di restare concentrati sui fondamentali, evitando di farsi condizionare da fattori che spesso si rivelano transitori”.
Rendimenti iniziali e duration alla base delle performance
Gran parte della performance delle obbligazioni societarie IG nel 2025 è dipesa dai proventi, favoriti da rendimenti iniziali elevati e da spread creditizi rimasti nel complesso stabili. Dopo un temporaneo ampliamento seguito al cosiddetto “giorno della liberazione” negli Stati Uniti, gli spread IG globali hanno chiuso il mese di novembre su livelli simili a quelli di fine 2024. Anche la duration ha contribuito positivamente, grazie alle aspettative di ulteriori tagli dei tassi alimentate dai segnali di rallentamento dell’economia statunitense.
“Considerando i titoli di giornale dell’anno, è sorprendente osservare quanto poco si siano mossi gli spread nel complesso”, osserva Carpenzano.
Fondamentali solidi e supporto tecnico
Guardando al 2026, lo scenario presenta molte analogie con l’inizio del 2025. I ricavi societari restano robusti, i margini sani e i bilanci in buona forma, con livelli di leva finanziaria contenuti. Un indicatore chiave è la composizione dei rating: il debito con rating BBB nell’indice IG statunitense è ai minimi dal 2015 e, secondo dati JP Morgan, ai livelli più bassi degli ultimi vent’anni.
“Questo significa che eventuali segnali di indebolimento partirebbero da basi storicamente solide”, sottolinea Carpenzano, ricordando come ciò sia particolarmente rilevante in un contesto in cui le imprese potrebbero dover trasferire parte dei costi dei dazi.
Sul fronte tecnico, i rendimenti elevati hanno continuato ad attrarre investitori orientati al reddito, come i fondi pensione, mentre l’offerta netta è rimasta contenuta. Le emissioni del 2025 sono state in larga parte destinate al rifinanziamento del debito esistente. Tuttavia, dalla scorsa estate si osserva un aumento delle emissioni nette, soprattutto nel settore tecnologico, impegnato a finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Anche in questo caso, la solidità finanziaria resta un elemento centrale. “Le grandi società tecnologiche dispongono di flussi di cassa molto robusti”, afferma Carpenzano, citando l’esempio di Meta, il cui rating AA è stato confermato nonostante operazioni di finanziamento di grande dimensione.
Spread contenuti, ma attenzione al medio-lungo termine
L’esperienza del 2025 ha dimostrato che, in assenza di shock esterni, gli spread creditizi possono rimanere compressi a lungo, anche in un contesto macroeconomico incerto. Il rapido rientro delle tensioni di aprile ne è stato un esempio emblematico.
Le aspettative di mercato indicano quindi un sostegno persistente per il credito IG anche nel 2026. Tuttavia, emerge un invito alla prudenza nel medio-lungo periodo. “Con valutazioni così ridotte, soprattutto nella seconda metà del 2026 potrebbe essere necessaria maggiore cautela”, avverte Carpenzano. Molti fattori positivi – dai tagli dei tassi della Federal Reserve al rientro dell’inflazione, fino alle misure fiscali già scontate – potrebbero aver già espresso gran parte del loro potenziale.
In questo scenario, Capital Group mantiene un posizionamento costruttivo sul credito investment grade, ma con un approccio selettivo e difensivo. “Preferiamo concentrarci su opportunità specifiche che storicamente hanno mostrato una buona resilienza, indipendentemente dal ciclo macroeconomico”, conclude Carpenzano.
