Navigare nelle divergenze: la bussola di Franklin Templeton per il 2026

Sei mesi dopo il «Liberation Day», il giorno in cui le radicali inversioni e revisioni dei dazi statunitensi hanno ridefinito il panorama commerciale globale, gli investitori si stanno posizionando per recuperi asincroni, plasmati dalla politica interna, dall’integrazione commerciale e dalla competitività tecnologica.

Il divario tra i rendimenti più elevati e quelli più bassi supera ora i 60 punti percentuali, un chiaro esempio di come le dinamiche post-tariffarie abbiano ridisegnato la mappa degli investimenti.

«La dispersione tra le azioni globali aveva già iniziato ad allargarsi nell’ultimo trimestre del 2024», afferma Dina Ting, Head of Global Index Portfolio Management di Franklin Templeton ETFs. «Riteniamo che i cambiamenti macroeconomici e il riordino degli scambi abbiano reso essenziale la differenziazione a livello nazionale. Ciò sta portando molti investitori a rivolgersi a Paesi specifici per un’esposizione tattica».

Al momento, il quadro è chiaro: Corea del Sud, Messico e Cina sono stati i vincitori principali di quest’anno. Australia, India e Arabia Saudita potrebbero essere le sorprese del prossimo ciclo, secondo Ting.

I tre vincitori: ridefinire la leadership globale

Corea del Sud: decollo guidato dalla tecnologia.«Nessun mercato ha beneficiato quanto la Corea del Sud», sottolinea Ting. Le azioni coreane sono aumentate di quasi il 64% da inizio anno in dollari, trainate dalla riduzione delle tariffe sulle esportazioni di semiconduttori e dal boom della domanda di infrastrutture di intelligenza artificiale. «Il surplus commerciale costantemente elevato di Seoul con gli Stati Uniti fino alla metà del 2025 è un segnale che le esportazioni nette sembrano ben posizionate per dare un contributo significativo alla crescita del PIL».

Messico: ancora una stella del nearshoring. Con un rendimento del 42%, il Messico ha sfruttato la sua vicinanza alle catene di approvvigionamento statunitensi. «Ci aspettiamo che le esenzioni tariffarie per le merci conformi all’accordo USMCA rimangano in vigore», afferma Ting. «Se la domanda industriale negli Stati Uniti rimane solida, il Messico potrebbe sostenere questa performance fino al 2026. Gli investitori hanno usato le allocazioni messicane per dimostrare chiaramente il tema del “friendshoring”».

Cina: dall’attrito al fragile rimbalzo. Nonostante le tensioni commerciali, i mercati azionari cinesi hanno guadagnato un incredibile 37%. «La risposta misurata della Cina ha contribuito a calmare gli investitori», commenta Ting. «I recenti limiti alle esportazioni in terre rare sottolineano l’importanza duratura della Cina nelle catene del valore globali, una forza strutturale che non deve essere trascurata».

Le potenziali sorprese del prossimo ciclo

Mentre i tre leader corrono, altre economie si preparano per il prossimo ciclo.

Australia: un punto di riferimento prudente. Con un +17%, il suo mercato riflette equilibrio più che esuberanza. «Per gli investitori globali, l’Australia funge da ancoraggio a bassa volatilità e orientato al reddito», analizza  l’esperta di Franklin Templeton.

India: la pausa prima della tappa successiva. Dopo anni di sovraperformance, le azioni indiane sono aumentate solo del 3% nel 2025. «Le valutazioni elevate hanno attenuato il sentiment, anche se la storia interna di fondo rimane solida», spiega Ting. «L’appeal a lungo termine dell’India, ancorato al dividendo demografico e all’espansione manifatturiera, rimane convincente».

Arabia Saudita: pazienza in un panorama energetico in evoluzione. È il fanalino di coda con un +2,2%, penalizzato dai prezzi del petrolio. Tuttavia, Ting vede oltre i dati a breve termine: «L’Arabia Saudita sta scambiando il vantaggio fiscale a breve termine con una trasformazione strutturale. Per gli investitori a lungo termine, offre una storia di valore contrarian».

La visione d’insieme: un mondo di divergenza

Dagli esportatori di chip asiatici agli hub nearshoring dell’America Latina, la risposta del mercato alla nuova era commerciale è stata sorprendentemente irregolare. «Abbiamo valutato circa una dozzina di economie per il loro ruolo nella composizione dell’indice globale», conclude l’esperta di di Franklin Templeton. In questo mondo di divergenza, la capacità di selezionare singoli Paesi e di comprendere i driver specifici di ciascun mercato diventa sempre più cruciale per navigare con successo nella nuova geografia degli investimenti globali.