Il 2025 si sta rivelando l’anno della riscossa dei metalli preziosi industriali. Argento, platino e palladio hanno registrato rialzi impressionanti – rispettivamente del 66, 65 e 50 per cento – sostenuti da forti flussi degli investitori privati dopo i tagli della Fed e dalla convinzione che queste materie prime dovessero “recuperare terreno” rispetto all’oro. È quanto emerge dal report “Silver, Platinum and Palladium: Volatility Now, Upside Later” pubblicato da Goldman Sachs.
Secondo il team guidato da Lina Thomas e Daan Struyven, a spingere i metalli è stata una combinazione di fattori finanziari e geopolitici, ma la fase attuale resta estremamente fragile. “La volatilità rimarrà elevata finché non emergerà chiarezza sulla politica commerciale degli Stati Uniti”, affermano gli esperti, spiegando che il mercato londinese – centro globale per la formazione dei prezzi – si è improvvisamente trovato con un’offerta ridotta a causa dello spostamento di grandi quantità di metallo verso gli Stati Uniti.
Volatilità e rischio di squeeze
Tutti e tre i metalli figurano nella lista delle Critical Minerals USA e, nonostante un’esenzione concessa nell’aprile 2025, restano teoricamente esposti a dazi fino al 50 per cento. Le indiscrezioni su possibili misure restrittive hanno spinto molti operatori a pre-posizionare metalli fisici negli Stati Uniti per tutelarsi contro eventuali costi doganali. Una dinamica che ha prosciugato le scorte negli hub londinesi. “Inventari più sottili hanno creato le condizioni per squeeze improvvisi: i movimenti di prezzo si amplificano quando i flussi degli investitori assorbono il poco metallo disponibile”, osservano gli analisti.
Secondo Goldman Sachs, il rischio di squeeze resta significativamente più basso per l’oro grazie alla grande disponibilità di metallo prestabile da parte di banche centrali e grandi istituzioni, un vantaggio di liquidità assente per argento, platino e palladio.
Tariffe USA? Probabilità bassa, ma effetti già visibili
Nonostante l’agitazione dei mercati, la banca d’affari ritiene improbabile l’introduzione di tariffe USA sui tre metalli. “Il potenziale di aumentare la produzione domestica è geologicamente limitato”, sottolineano Thomas e Struyven. In altre parole, eventuali dazi si tradurrebbero quasi interamente in prezzi più alti per gli acquirenti americani, senza incrementare in modo significativo l’offerta interna.
L’impatto sui settori industriali – in particolare quello automobilistico, dipendente da platino e palladio per i catalizzatori – sarebbe pesante. “Tariffe o restrizioni aumenterebbero i prezzi negli Stati Uniti senza garantire maggiore sicurezza di approvvigionamento”, avvertono gli analisti, secondo cui una strategia più realistica per Washington sarebbe il rafforzamento delle scorte strategiche.
Quanto al palladio russo, oggetto di un’indagine antidumping da parte del Dipartimento del Commercio americano, Goldman Sachs non ritiene plausibile un bando totale: “I costi per l’industria automobilistica supererebbero di gran lunga i benefici per i produttori domestici”.
L’outlook: volatilità nel breve, possibile rialzo nel medio
Secondo Goldman Sachs, lo scenario più probabile è una prosecuzione della turbolenza fino a quando la questione commerciale USA non verrà chiarita. A quel punto, il metallo parcheggiato negli Stati Uniti potrebbe tornare a Londra, normalizzando la liquidità e stabilizzando i prezzi.
Nel medio termine, tuttavia, il potenziale resta al rialzo se gli investitori continueranno a usare questi metalli come alternative più volatili all’oro in un contesto di easing monetario. “La direzione sembra al rialzo se gli investitori privati continueranno a considerare argento, platino e palladio come versioni high-beta dell’oro”, dichiarano gli analisti.
Le incognite industriali: auto, riciclo ed energia
Il report sottolinea che la domanda industriale, per ora, non rappresenta un vero sostegno. L’ascesa dei veicoli elettrici in Cina continua a erodere l’impiego di platino e palladio nei catalizzatori. Al tempo stesso, nei Paesi occidentali molti produttori automobilistici hanno rimandato gli acquisti aspettando una normalizzazione dei prezzi, scelta che potrebbe trasformarsi in un fattore di rialzo quando il settore accetterà che i livelli attuali sono destinati a durare.
Una possibile fonte di domanda futura riguarda l’utilizzo del platino nelle celle a combustibile per datacenter autosufficienti, spinti dalla crescente domanda energetica dell’AI. Anche qui, Goldman Sachs resta prudente: “L’opportunità esiste, ma siamo ancora in una fase iniziale e con costi elevati”.
Oro: una conferma
Nonostante il potenziale dei metalli industriali, Goldman Sachs conferma la sua posizione più convinta proprio sull’oro. “L’oro resta il metallo con la struttura di domanda più solida, sostenuta da acquisti delle banche centrali e flussi ETF più stabili”, afferma il team. Argento, platino e palladio, invece, rimangono più esposti a movimenti speculativi e a improvvisi ribalzi della liquidità.
