Nel corso degli ultimi mesi, il debito dei mercati emergenti si trova a navigare in un contesto complesso, plasmato da molteplici fattori che ne influenzano l’andamento. Le tensioni geopolitiche, le dinamiche dei tassi d’interesse e le valutazioni sempre più differenziate tra i vari emittenti stanno ridefinendo le opportunità e i rischi per gli investitori. In questo scenario, la capacità di adattamento e la selezione attiva degli emittenti diventano elementi cruciali per chi desidera posizionarsi in questa asset class.
L’impatto degli sviluppi in Medio Oriente
Gli eventi in Medio Oriente hanno rappresentato un driver fondamentale per l’andamento dei mercati emergenti nel corso dell’anno. Le preoccupazioni relative alle infrastrutture energetiche e alle principali rotte commerciali hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio, alimentando la volatilità e rinnovando i timori sull’inflazione. Come sottolinea Raza Agha, Head of Emerging Market Sovereign Strategy di L&G, “i continui ribaltamenti della situazione mediorientale hanno creato una spaccatura ancora più profonda tra paesi esportatori e paesi importatori di energia”.
Questa divergenza si è tradotta in un vantaggio per gli stati sovrani esportatori netti di Medio Oriente, America Latina e altre aree di frontiera, che hanno beneficiato di un miglioramento degli indicatori fiscali e di fondamentali creditizi rafforzati. Al contrario, molti paesi importatori di petrolio in Asia e in alcune aree dell’Africa hanno dovuto fronteggiare crescenti pressioni sui saldi delle partite correnti, sulle aspettative di inflazione e sui tassi di cambio, rendendoli più vulnerabili alle variazioni del sentiment globale di rischio.
Fondamentali e valutazioni: un quadro misto
Nonostante l’incertezza geopolitica, il debito dei mercati emergenti ha mostrato una notevole capacità di adattamento nel primo semestre dell’anno. “Il rendimento da carry interessante, fondamentali solidi e una forte domanda di rendimento hanno continuato a sostenere questa classe di attivi”, afferma Raza Agha. Le riserve valutarie si mantengono solide in gran parte del panorama e l’accesso ai mercati internazionali dei capitali è rimasto robusto, consentendo anche a emittenti con rating più bassi, come Benin, Camerun, Trinidad e Tobago, Angola e Repubblica Democratica del Congo, di accedere con successo al mercato obbligazionario.
Tuttavia, esistono elementi di preoccupazione. L’inflazione rappresenta il principale fattore di inquietudine, con i costi energetici più elevati che hanno alimentato le pressioni sui prezzi in molti paesi, aggravate dalla debolezza delle valute locali. A questo si aggiunge l’aumento dei costi degli input agricoli e il rischio di perturbazioni legate alle condizioni meteorologiche, che potrebbero esercitare un’ulteriore pressione sui prezzi dei prodotti alimentari. Di conseguenza, diverse banche centrali dei mercati emergenti hanno adottato un atteggiamento più cauto riguardo all’allentamento della politica monetaria.
Secondo i dati Bloomberg aggiornati al 17 agosto, il debito in valuta locale dei mercati emergenti ha registrato un rendimento del 3,0% in termini di dollari da inizio anno, superando il 2,6% del debito sovrano in valuta forte e il 2,3% del debito societario. Questi rendimenti sono stati trainati principalmente dalla compressione degli spread, ma le valutazioni sono diventate più differenziate. Come osserva Agha, “gli spread investment grade si stanno avvicinando a livelli storicamente bassi, limitando il margine per un’ulteriore compressione, mentre permangono opportunità selettive nel segmento high yield”.
Nonostante le recenti performance, L&G ritiene che i rendimenti complessivi rimangano interessanti rispetto agli standard storici. “Gli elevati rendimenti iniziali, i fondamentali solidi e il carry elevato dovrebbero continuare a sostenere l’EMD nonostante i periodi di volatilità del mercato”, aggiunge Agha.
Flussi e aspetti tecnici positivi
La domanda degli investitori per il debito dei mercati emergenti è rimasta solida, con afflussi netti nei fondi obbligazionari emergenti che hanno raggiunto circa 31 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno al 14 agosto 2026. Il contesto tecnico è stato inoltre sostenuto da un andamento positivo dei rating, con gli upgrade del credito sovrano che continuano a superare i declassamenti. Parallelamente, gli investitori si sono concentrati maggiormente sulla diversificazione per ridurre la concentrazione delle loro esposizioni, offrendo un ulteriore sostegno agli asset dei mercati emergenti.
Gli emittenti hanno sfruttato le condizioni di mercato favorevoli, portando le emissioni obbligazionarie a livelli record nel primo semestre del 2026. “È importante notare come l’aumento dell’offerta sia stato prontamente assorbito dagli investitori, a conferma della solidità della domanda a sostegno di questa classe di attivi”, sottolinea Agha.
Il ruolo dell’economia statunitense
Oltre alla geopolitica, l’andamento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense rimarrà probabilmente uno dei principali fattori determinanti per la performance del debito dei mercati emergenti. I mercati avevano iniziato il 2026 prevedendo un graduale ciclo di allentamento monetario da parte della Federal Reserve, ma la persistenza dell’inflazione, le preoccupazioni di natura fiscale e i rischi geopolitici hanno complicato tale scenario. Gli investitori hanno continuato a scontare sempre di più la possibilità che la politica monetaria debba rimanere restrittiva più a lungo.
In questo contesto, è improbabile che la duration rappresenti un motore significativo di rendimenti positivi. “A differenza dei periodi passati, in cui il calo dei rendimenti dei Treasury offriva una spinta favorevole agli asset dei mercati emergenti, i rendimenti futuri dipenderanno probabilmente in misura maggiore dal carry, dalla selezione degli emittenti e dalle opportunità di valore relativo”, spiega l’esperto di L&G.
Implicazioni per gli investitori
Le dinamiche descritte hanno chiare implicazioni per i portafogli che hanno una posizione verso il debito dei mercati emergenti, soprattutto in un contesto più complesso e volatile in cui l’attenzione si sposta dal beta di mercato alla generazione di alfa.
Il carry rimane fondamentale: con margini limitati per una compressione degli spread e incertezze riguardo ai benefici derivanti dalla duration, il carry sarà il principale motore dei potenziali rendimenti. “Una maggiore dispersione crea opportunità”, afferma Raza Agha, sottolineando l’importanza di cercare occasioni per incrementare selettivamente il beta nei portafogli. La divergenza tra paesi e settori offre un terreno fertile per la gestione attiva, con l’attenzione rivolta alla selezione del credito piuttosto che a un’ampia esposizione.
L’high yield viene preferito rispetto all’investment grade: gli emittenti coinvolti in processi di riforma e con fondamentali in miglioramento offrono un interessante rapporto rischio-rendimento. Infine, data la cautela sulle prospettive dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi, risulta più opportuno cercare opportunità nel segmento a breve scadenza della curva dei rendimenti.
In conclusione, il debito dei mercati emergenti si presenta come un universo complesso e differenziato, in cui le scelte di gestione attiva e la capacità di interpretare le dinamiche geopolitiche e macroeconomiche diventano determinanti per il successo degli investimenti. Come sintetizza Agha, “la selezione del credito piuttosto che un’ampia esposizione rappresenta la chiave per navigare in questo contesto di mercato”.
