Il quadro degli investimenti globali si trova oggi a dover fare i conti con una serie di variabili complesse e, in alcuni casi, inedite. Mentre i mercati mostrano segnali di forza, le dinamiche sottostanti richiedono un’analisi approfondita che vada oltre i semplici titoli di coda. Per fare chiarezza su questo scenario, abbiamo esaminato le riflessioni di Mario Unali, Head of Investment Advisory di Kairos Partners Sgr, che di seguito delinea un contesto fatto di ottimismo cauto, rischi latenti e un possibile cambio di paradigma per le asset class tradizionali.
Tassi di interesse e la forza della crescita
Nel suo intervento, Unali pone subito l’accento sul ruolo centrale delle variabili macroeconomiche, con un focus particolare sul tasso di interesse. Secondo l’esperto, l’andamento dei bond a lunga scadenza, sia negli Stati Uniti che in Europa, ha esercitato una pressione notevole sui mercati del reddito fisso. Tuttavia, Unali invita a non leggere questo fenomeno in chiave esclusivamente negativa. “Rispetto a quanto è stato detto e scritto ci sono due fattori che si possono aggiungere e analizzare”, ha spiegato, sottolineando come la crescita economica rimanga molto solida a livello globale.
In questo senso, tassi di interesse troppo bassi non sarebbero coerenti con un quadro di crescita forte. Inoltre, fintanto che persisterà l’appetito per il rischio e le aziende continueranno a generare utili solidi, il rialzo dei tassi non dovrebbe rappresentare una fonte di preoccupazione eccessiva. “Questo è un quadro dove le variabili macro sono le più importanti, dove il tasso è la variabile da guardare con maggiore attenzione, ma dove tutto sommato occorre mantenere un certo ottimismo”, ha aggiunto Unali, tracciando un primo, importante, segnale di fiducia.
I rischi nascosti: inflazione ed energia
Nonostante il sentiment positivo, il quadro macroeconomico presenta delle insidie che il mercato potrebbe star sottovalutando. Unali mette in guardia sul tema dell’inflazione, definendola una variabile che “rimane sotto la superficie” ed è strettamente legata al rischio energetico. L’analisi si concentra sulla resilienza inaspettata dell’economia globale di fronte agli shock recenti.
“All’inizio del conflitto in Medio Oriente la maggior parte dei commentatori sostenevano che l’economia mondiale avrebbe potuto sostenere solo per qualche settimana uno shock energetico di queste proporzioni”, ha ricordato Unali. In realtà, la situazione si è protratta ben più a lungo, e l’economia globale è riuscita ad assorbire questo stress per un periodo considerevole. Tuttavia, l’head of investment advisory avverte che l’equilibrio potrebbe venire meno improvvisamente, portando a un’accelerazione dell’inflazione e a un rialzo eccessivo dei tassi, con conseguenti ripercussioni negative sui mercati azionari. “Mantenendo sotto osservazione questi fattori, tuttavia, uno scenario di questo tipo può probabilmente essere anticipato almeno in parte”, ha specificato, suggerendo di rimanere sulla componente più liquida del mercato ed evitare esposizioni eccessivamente concentrate, mantenendo un atteggiamento costruttivo ma vigile.
L’allargamento del movimento rialzista e le nuove opportunità
In questo contesto di mercato maturo, Unali osserva un fenomeno interessante: il progressivo allargamento del movimento rialzista. Mentre in passato il bull market è stato dominato da pochi settori trainanti, oggi si aprono spazi per aree rimaste indietro dal punto di vista valutativo.
“Questo consente di concentrarsi non soltanto sulle aree che hanno tradizionalmente beneficiato maggiormente del bull market, come la tecnologia americana, l’intelligenza artificiale e i temi più noti”, ha affermato l’esperto. Tra le nuove opportunità, Unali cita il settore della tutela della salute e alcuni titoli farmaceutici, oltre a mercati geografici come quello cinese e quello britannico. Si tratta di aree ancora sottorappresentate nei portafogli, con valutazioni meno impegnative rispetto al comparto tech. “Va infatti ricordato che ci si trova ormai in una fase matura, dopo quasi quattro anni di espansione dei multipli e dei prezzi”, ha avvertito, consigliando un approccio relativamente conservativo che privilegi asset con valutazioni più contenute.
Il nuovo paradigma: obbligazioni e azioni a confronto
Uno dei passaggi più significativi dell’analisi di Unali riguarda la ridefinizione dei ruoli tradizionali delle asset class. Secondo l’head of investment advisory, si sta delineando un nuovo paradigma per i mercati. “Da alcuni mesi, la componente obbligazionaria dei portafogli non sembra più in grado di svolgere pienamente quella funzione di protezione che storicamente l’ha caratterizzata”, ha dichiarato.
In questo scenario, l’investimento passivo in titoli di Stato potrebbe non essere la soluzione più efficace. Chi desidera mantenere un’esposizione obbligazionaria dovrebbe cercare valore in gestioni attive affidate a professionisti esperti, con una comprovata capacità di preservare il capitale in contesti di rialzo dei tassi. Per contro, la componente azionaria, tradizionalmente vista come la più rischiosa, potrebbe oggi svolgere una funzione di protezione dalla perdita di valore reale del capitale. Unali ha citato l’esempio di alcune utilities o di società con un forte pricing power, capaci di trasferire l’aumento dei costi delle materie prime sui consumatori. “Nel complesso, questi elementi contribuiscono a configurare un nuovo paradigma in termini di asset allocation, che potrebbe rappresentare una significativa opportunità per i prossimi trimestri e per la seconda parte dell’attuale ciclo economico”, ha concluso Unali, offrendo una prospettiva che invita a ripensare le strategie di portafoglio per il futuro.
