“L’IA è ormai una polveriera per i mercati finanziari”, l’allarme del guru Erik Gordon (Ross School)

Il professor Erik Gordon, della Ross School of Business dell’Università del Michigan, ha lanciato un monito che sta facendo il giro dei mercati finanziari. Secondo il docente, specializzato in commercializzazione tecnologica e intelligenza artificiale, il boom dell’AI sta creando le condizioni per un crollo che potrebbe essere il “figlio illegittimo” del tracollo delle dot-com e della Grande Crisi Finanziaria del 2008. La sua tesi è che l’attuale euforia combini il peggio di due epoche: le valutazioni iperboliche della bolla internet con le massicce esposizioni debitorie che caratterizzarono la crisi dei mutui subprime.

Valutazioni da capogiro e il rischio per gli investitori passivi

Il cuore del problema, secondo Gordon, risiede nelle valutazioni astronomiche raggiunte dalle principali aziende tecnologiche. Le cinque società americane con la maggiore capitalizzazione di mercato – Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft e Amazonvalgono insieme oltre 20 trilioni di dollari. Gran parte di questo valore è giustificato dalle aspettative che saranno le grandi vincitrici della rivoluzione dell’AI. Il professore sottolinea che, sebbene l’intelligenza artificiale abbia un potenziale reale forse superiore a quello di Internet, i prezzi attuali sono così estremi che “la maggior parte degli investitori verrà annientata, proprio come accadde con le dot-com”.

E la preoccupazione si estende poi ben oltre gli speculatori diretti: Gordon avverte che i detentori di fondi indicizzati e ETF subiranno danni ingenti, data la schiacciante predominanza dei colossi tecnologici negli indici principali. La caduta di questi titoli, insomma, trascinerebbe con sé l’intero mercato azionario.

L’enorme montagna di debiti come miccia finanziaria

Oltre ai prezzi gonfiati, l’esperto punta il dito su un aspetto meno visibile ma potenzialmente esplosivo: il debito. Le aziende del settore AI hanno accumulato alcuni trilioni di dollari di obbligazioni, sia dentro che fuori dai loro bilanci, e non hanno ancora smesso di indebitarsi. Se una parte anche minima di questi impegni dovesse andare in sofferenza, il danno non si limiterebbe agli azionisti. Gordon prevede un effetto domino che potrebbe “bruciare banche, fondi di investimento e persino compagnie assicurative” che hanno concesso prestiti. La contaminazione nei mercati finanziari, avverte, ricorderebbe molto da vicino quanto accaduto durante la crisi dei subprime, quando il crollo dei mutui immobiliari fece fallire Lehman Brothers e portò al salvataggio di giganti come AIG.

Un critico che aveva già previsto le correzioni

Gordon non è nuovo a questi avvertimenti. A differenza di altri, però, vanta una certa credibilità: a gennaio 2022 definì il mercato AI come una “bolla di sovravalutazione di un ordine di grandezza”. Nei successivi otto mesi, lo S&P 500 perse circa il 18%, scendendo sotto i 3.600 punti. Da allora l’indice è più che raddoppiato, toccando quest’anno massimi storici sopra i 7.800 punti. Ma questo rally, secondo il professore, non fa che aumentare i rischi.

La sua voce critica si unisce a quella di altri illustri pessimisti, come Michael Burry, il gestore reso famoso da “The Big Short“, che da tempo denuncia gli eccessi di investimento, la finanza circolare, le contabilità aggressive e i debiti nascosti nel settore AI.