Bond europei: opportunità sui titoli brevi, ma occhio ai settori sensibili ai tassi

Negli ultimi mesi, i rendimenti dei titoli di Stato europei hanno subìto nuove pressioni al rialzo, riportando i tassi globali su livelli che non si vedevano da due decenni. Un fenomeno complesso, che secondo gli analisti va ricondotto a due macro-fattori distinti ma convergenti: l’instabilità geopolitica e la nuova domanda di capitale generata dall’intelligenza artificiale. Ne parla di seguito in un’analisi approfondita Kaspar Hense, senior portfolio manager di RBC BlueBay, che traccia un quadro articolato delle prospettive per il debito sovrano europeo e per gli investitori obbligazionari.

I due driver dei rendimenti: conflitti e IA

Secondo quanto spiegato da Hens, “analizzando da vicino il fenomeno, emergono due forti fattori macroeconomici che stanno spingendo i tassi globali a livelli visti di rado negli ultimi vent’anni”. Il primo grande driver è rappresentato dai conflitti in corso: “non solo in Iran, che ha spinto al rialzo i prezzi di petrolio e gas, ma anche in Ucraina, dove la distruzione delle raffinerie in Russia sta facendo salire i margini di raffinazione”.

Il secondo fattore, forse meno intuitivo ma potenzialmente più duraturo, è legato all’intelligenza artificiale. Hense osserva che l’IA “sembra aver traghettato il mondo occidentale dall’eccesso di risparmio e dal ‘decennio perduto’ a uno scenario caratterizzato da una domanda di capitale nettamente superiore al recente passato”. Mentre il primo fattore potrebbe rivelarsi temporaneo, avverte il portfolio manager, “il secondo rischia di persistere a lungo. Ciò significa che il mercato dovrà adeguarsi a rendimenti più elevati”.

Le conseguenze per i diversi settori e le banche centrali

L’impatto di questo nuovo regime di tassi non sarà indolore. Hense sottolinea che “i settori sensibili ai tassi di interesse, come quello immobiliare, continueranno a soffrire“. Tuttavia, l’economia reale nel suo complesso non sembra ancora aver subito scossoni significativi: “Sebbene l’equilibrio tra domanda e offerta di capitale possa assestarsi su un livello più alto, la crescita aggregata finora non ha mostrato cambiamenti sostanziali, a differenza di quanto accaduto negli anni ’90”.

In questo contesto, le banche centrali si trovano a dover navigare con cautela. Secondo Hense, “saranno caute nell’adeguarsi per non eccedere nella risposta al primo driver (i prezzi energetici più alti), che in Europa ha già un impatto visibile sulla crescita”. Per quanto riguarda le strategie di investimento, il portfolio manager di RBC BlueBay rivela che “ci aspettiamo una sovraperformance dei titoli con scadenze più brevi e troviamo valore nei settori meno sensibili ai tassi”.

Debito europeo: un quadro sorprendentemente solido

Nonostante il “rumore di fondo”, il debito pubblico europeo nel suo complesso si trova in una posizione molto migliore rispetto ad altre aree. Hense evidenzia che “i livelli di debito aggregati sono inferiori a quelli del Regno Unito, del Giappone e in particolare degli Stati Uniti”. La Bce, dal canto suo, “ha già mostrato un comportamento molto ortodosso e ha iniziato ad alzare i tassi”.

Pur ritenendo che “la Bce sia lontana dall’aver finito – dovrà rialzare i tassi almeno altre due volte”, il senior portfolio manager osserva che “le aspettative di inflazione siano, a ragione, molto più ancorate”. Questo favorisce anche i tassi di rifinanziamento del debito sovrano: “Il rapporto tra il costo del debito e le entrate fiscali è molto più basso nell’Eurozona (dove oscilla tra l’1% e il 10%) rispetto a Regno Unito e Stati Uniti, dove questo indice supera già il 20%”.

I casi nazionali: Grecia, Portogallo, Italia e Francia

Analizzando i singoli Paesi, Hense individua performance differenziate. “Grecia e Portogallo sono i Paesi che hanno migliorato di più la propria posizione finanziaria, un fattore che è e dovrebbe continuare a essere visto come positivo per i loro titoli di Stato”. Per quanto riguarda l’Italia, il giudizio è cauto ma non negativo: “Sebbene il rapporto debito/Pil in Italia rimanga elevato, l’approccio prudente alla spesa del governo Meloni sta dando i suoi frutti e ci aspettiamo disavanzi primari contenuti”.

Il quadro francese appare invece più incerto. Hense sottolinea che “la riforma delle pensioni è estremamente necessaria. Le riforme di Macron avrebbero avviato la Francia verso una solida tenuta di bilancio. Purtroppo, queste riforme non sono passate ed è difficile che la situazione migliori a breve”. Un elemento di novità, rileva l’analista, è rappresentato dalle posizioni di Marine Le Pen: “Abbiamo tuttavia notato una visione orientata al consolidamento da parte di Le Pen, considerata dai sondaggi attuali la favorita per la prossima presidenza francese”.

Le prospettive per i rendimenti obbligazionari

Per quanto riguarda il futuro dei rendimenti, Hense si mostra realistico: “Per assistere a un calo significativo dei rendimenti obbligazionari sarebbe necessario uno scenario chiaramente recessivo, in grado di spingere al rialzo il tasso di disoccupazione e ridurre in modo più generalizzato i rendimenti degli investimenti”. E aggiunge: “Al momento, questo non rappresenta il nostro scenario di base”.

Un monito, questo, rivolto agli investitori che guardano con interesse alle opportunità offerte dal comparto dell’intelligenza artificiale. Come conclude Hense, “per gli investitori, si tratta di un fattore da tenere ben presente quando si scommette sulle opportunità ad alto rendimento offerte dal comparto dell’intelligenza artificiale”. In un mercato che si prepara a convivere con tassi più elevati, la prudenza e la selezione dei settori meno esposti alla volatilità dei tassi diventano elementi centrali nelle strategie di portafoglio.