Gli Stati Uniti restano l’eccezione nel panorama globale degli investimenti. A certificarlo sono i numeri dei flussi di capitale, sia di portafoglio sia di investimenti diretti esteri, che stanno attualmente raggiungendo i massimi storici. A evidenziarlo è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, secondo cui “forse non esiste un voto di fiducia più chiaro verso un Paese della disponibilità degli stranieri a investirci il proprio denaro“.
Un voto di fiducia che sfida le preoccupazioni
Un primato che, secondo l’analista, rappresenta uno dei motivi principali per restare costruttivi sugli asset statunitensi nel lungo periodo. Nonostante le preoccupazioni legate ai deficit fiscali americani, ai dazi e all’aumento del debito pubblico, gli investitori globali hanno continuato a puntare sul mercato a stelle e strisce. “Gli investitori globali hanno effettuato acquisti netti di azioni Usa per circa 942 miliardi di dollari nei 12 mesi fino a luglio”, ricorda Tognoli, sottolineando che si tratta “del totale mobile a 12 mesi più alto mai registrato”.
Il dato trimestrale e la geografia dei flussi
Il dato trimestrale conferma la tendenza. Nel secondo trimestre gli acquisti netti di azioni Usa sono saliti a 426 miliardi di dollari, in aumento del 62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A livello geografico, i flussi provenienti dalla Cina sono diminuiti, un dato che l’analista definisce non sorprendente, ma sono stati compensati dalla forza di Taiwan e Corea del Sud, che hanno iniziato a reinvestire negli Stati Uniti i loro enormi surplus commerciali generati dall’intelligenza artificiale.
Un segnale rialzista per gli asset Usa
Secondo Tognoli, “i robusti afflussi di portafoglio indicano che gli investitori internazionali restano disposti ad aumentare la propria esposizione al più grande mercato dei capitali del mondo”. Un segnale rialzista per gli asset Usa, il cui indice S&P 500 ha toccato di recente un nuovo massimo storico.
Il boom degli investimenti diretti esteri
Accanto ai flussi di portafoglio, cresce anche la spinta delle multinazionali estere a essere presenti direttamente negli Stati Uniti. Gli afflussi di investimenti diretti esteri hanno raggiunto quasi 240 miliardi di dollari nei primi sei mesi di quest’anno, con un aumento straordinario del 103 per cento rispetto a un anno fa. Una dinamica che, secondo le stime riportate dall’analista, porterà a un anno record con afflussi pari a 480 miliardi di dollari per il 2026.
Le ragioni del boom
Sono molteplici i fattori dietro questo boom. Il primo è la volontà di essere dentro l’economia americana. Per effetto del crescente protezionismo commerciale Usa, spiega Tognoli, le multinazionali estere vogliono sempre più essere “dentro” l’economia americana, non fuori. Il secondo riguarda la vicinanza delle imprese ai consumatori: all’interno di un’economia da oltre 32.000 miliardi di dollari con un potere d’acquisto straordinario, le imprese estere preferiscono stare più vicine ai propri clienti tramite investimenti piuttosto che solo tramite commercio, ossia esportazioni.
La corsa all’IA e l’ecosistema tecnologico
Il terzo fattore è legato all’intelligenza artificiale. “Nessuna impresa vuole perdersi i massicci investimenti in IA“, sottolinea l’analista, ricordando che il ciclo di investimenti americani in IA, data center, semiconduttori, generazione di energia e altro ancora ha creato numerose opportunità potenziali per molte imprese estere che non vogliono restare fuori dal ciclo di capex in forte crescita degli Stati Uniti.
Il quarto elemento è rappresentato dall’ecosistema tecnologico: l’abbondanza di forniture energetiche, i profondi mercati dei capitali e un ecosistema tecnologico altamente sviluppato hanno ulteriormente incentivato gli afflussi di IDE.
Restare investiti negli States
In definitiva, conclude Tognoli, i flussi di capitali a doppia canna parlano dell’attrattività assoluta e relativa dell’economia e dei mercati dei capitali americani. Gli analisti suggeriscono quindi di restare investiti inegli Usa. Lo sta facendo anche il resto del mondo.
