Azioni: ora servono disciplina e selettività

Il mercato azionario continua a correre nonostante una lunga sequenza di shock, dalla guerra dei dazi al riacutizzarsi del conflitto tra Russia e Ucraina, fino all’estensione delle tensioni del Golfo al Mar Rosso. Un rally che, secondo Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte, presenta diversi elementi di solidità, ma anche alcune fragilità che gli investitori non dovrebbero trascurare.

La forza degli utili

“Il mercato azionario continua a correre e sembra impermeabile agli shock”, osserva Principe. A sostenere il movimento, però, non sarebbe soltanto l’ottimismo degli investitori, ma soprattutto la crescita degli utili.

“Si tratta di un rally sano sotto molti punti di vista, perché sostenuto da una crescita degli utili quasi senza precedenti”, sottolinea la Head of Global Strategy di Intermonte. Negli Stati Uniti gli utili stanno crescendo a doppia cifra da otto trimestri consecutivi e negli ultimi due trimestri hanno superato il 25%. Anche le prospettive per la chiusura dell’anno restano sugli stessi livelli. La dinamica, inoltre, non riguarda esclusivamente gli Stati Uniti. “Gli utili sono tornati praticamente ovunque”, spiega Principe, ricordando che quando si investe in azioni si acquistano, in ultima analisi, gli utili futuri delle società.

Un mercato che manca di ampiezza

Il principale elemento di attenzione non riguarda quindi necessariamente la qualità del rally, quanto la sua scarsa ampiezza. “A questo mercato manca il respiro, ossia l’ampiezza della partecipazione dei titoli alla crescita dell’indice”, afferma Principe. Il Nasdaq ha recentemente aggiornato i massimi storici, ma nelle ultime quattro settimane soltanto il 9% dei titoli che lo compongono ha raggiunto un nuovo record. Un fenomeno analogo emerge osservando l’S&P 500 a pesi uguali, nel quale ogni società ha un peso dello 0,2%. Mentre l’S&P 500 tradizionale, ponderato per capitalizzazione, si trova a un passo dai massimi di sempre, la versione equipesata ha chiuso in negativo le ultime sette settimane. “A salire, insomma, non è il titolo medio, ma un gruppo ristretto di colossi in grado di trascinare l’intero indice”, evidenzia Principe. Tra questi spicca Nvidia, che ha raggiunto una capitalizzazione di circa 7 mila miliardi di dollari, pari a due volte il Pil della Francia.

Il rapporto di amore-odio con la tecnologia

La forte concentrazione del mercato riflette anche il particolare rapporto che gli investitori hanno oggi con il comparto tecnologico. Da una parte c’è entusiasmo per il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale, definito da Principe “il più potente della storia”. Dall’altra emergono interrogativi sulla possibilità che si stiano creando eccessi e sul rischio di obsolescenza. Il ciclo di investimenti nell’AI è considerato necessario, anche perché sta sostenendo la dinamica del Pil. Ma il cambiamento della struttura finanziaria delle società tecnologiche introduce nuovi elementi di vulnerabilità.

“Società un tempo leggere in termini di capitale sono diventate molto pesanti e reagiranno in modo diverso rispetto al passato al ciclo dei tassi”, spiega Principe. Gli hyperscaler hanno infatti bruciato 660 miliardi di dollari di liquidità in pochi anni e, dovendo affrontare investimenti per migliaia di miliardi, sono costretti a ricorrere al debito. Le nuove emissioni sono di dimensioni tali da condizionare l’intero mercato corporate e arrivare a competere persino con i Treasury.

Il rischio di una bolla negli utili

Il tema della tecnologia porta inevitabilmente a interrogarsi sul rischio di una nuova bolla. Per Principe, tuttavia, il possibile eccesso non si trova necessariamente nei prezzi. “C’è dunque il rischio di una bolla? Sì, paradossalmente non nei prezzi, quanto negli utili”, afferma. Le valutazioni, infatti, risultano compresse rispetto alle medie storiche, proprio perché incorporano aspettative di crescita molto elevate, legate alla convinzione che l’intelligenza artificiale possa produrre un forte incremento degli utili e della produttività. Il rischio è quello di una sorta di doppia illusione di sicurezza. “Si pensa di non comprare qualcosa di caro e di acquistare qualcosa destinato a crescere indefinitamente”, osserva Principe.

A rendere il quadro ancora più particolare è poi l’andamento delle stime degli analisti. “Se storicamente in un ciclo gli analisti hanno sempre rivisto le stime sugli utili al ribasso, oggi le rivedono sistematicamente al rialzo e su tassi a doppia cifra”, sottolinea la Head of Global Strategy di Intermonte.

Debito pubblico e rendimenti obbligazionari

Il quadro complessivo resta comunque complesso anche sul fronte obbligazionario. I rendimenti stanno risalendo a livello globale, con il Treasury decennale oltre il 5,3%, in un contesto caratterizzato da un forte aumento del debito pubblico.

Gli Stati Uniti hanno superato i 40 mila miliardi di dollari di debito e, secondo Principe, il deficit è ormai diventato una condizione strutturale per i governi, chiamati a finanziare alcune voci di spesa che non potranno essere facilmente ridotte. Queste priorità possono essere sintetizzate nell’acronimo “HEAD”: Healthcare, Energy, AI e Defense.

In questo scenario, secondo Principe, è quindi necessario mantenere un approccio particolarmente disciplinato. “Servono piedi ben piantati per terra e grande disciplina”, afferma, perché l’azionario continua a offrire opportunità, ma presenta anche fragilità, mentre le obbligazioni offrono rendimenti interessanti come non accadeva da anni, e in alcuni casi da decenni. “Non sono più free risk”, avverte tuttavia Principe.

Dove cercare le opportunità

La selezione diventa quindi centrale. Le opportunità migliori, secondo Intermonte, possono trovarsi nelle società caratterizzate da bilanci solidi ma che il mercato ha penalizzato senza una motivazione realmente fondata. Un esempio è il software, settore che gli investitori hanno considerato come uno dei principali perdenti dell’avanzata dell’intelligenza artificiale.

“Si è forse andati troppo oltre”, osserva Principe. L’AI rappresenterà senza dubbio un game changer, ma questo non significa che tutti i settori destinati a essere trasformati dalla tecnologia siano necessariamente destinati a soccombere. “Non va mai sottovalutata la capacità di adattamento dell’economia”, conclude la Head of Global Strategy di Intermonte.

Il Roadshow di Websim by Intermonte

Questi ed altri temi saranno al centro dell’ultima tappa del Roadshow di Websim by Intermonte, “Decodifica i mercati del 2026: strategie concrete tra geopolitica, ETF e certificati”, in programma per martedì 13 ottobre a Milano, presso l’Hotel Principe di Savoia. All’evento interverranno Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte, che offrirà una lettura degli scenari macroeconomici e delle loro implicazioni per gli investitori, e Guglielmo Manetti, ad di Intermonte, che approfondirà l’importanza del mercato dei capitali nel canalizzare il risparmio verso le imprese italiane e nel sostenere la crescita delle piccole e medie società quotate.

L’incontro, rivolto a consulenti finanziari, private banker e investitori professionali, si terrà dalle 9:30 alle 14:30. La partecipazione è gratuita previa iscrizione.