Nella recente pubblicazione del Global Financial Stability Report, il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un messaggio chiaro: quella che è un’apparente stabilità dei mercati finanziari potrebbe nascondere vulnerabilità molto più profonde.
Secondo il FMI esistono nel dettaglio tre grandi rischi che, se dovessero prendere forma, potrebbero provocare un rapido irrigidimento delle condizioni finanziarie globali, fa notare Gerardo Murano, Ceo di Qbit Scf e socio professional Siat.
Il primo è legato all’immancabile tema dell’IA. Negli ultimi anni una buona parte della crescita dei mercati è stata sostenuta dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Investimenti enormi in semiconduttori, infrastrutture cloud e data center hanno spinto al rialzo le valutazioni delle principali società tecnologiche. Su questo tema il FMI invita, tuttavia, alla prudenza. Se le aspettative sui ritorni economici dell’AI dovessero rivelarsi troppo ottimistiche, il settore potrebbe andare incontro ad una brusca correzione. Il problema non riguarda soltanto le aziende tecnologiche: molti investitori sono fortemente concentrati sugli stessi titoli e utilizzano livelli significativi di leva finanziaria.
Il secondo grande pericolo riguarda il mercato obbligazionario e, in particolare, paradossalmente i titoli di Stato. In un contesto caratterizzato da inflazione ancora elevata e livelli di debito pubblico storicamente molto alti, i mercati si dimostrano sensibili a qualsiasi cambiamento delle aspettative.
E se l’inflazione dovesse tornare ad accelerare oppure se gli investitori iniziassero a dubitare della sostenibilità fiscale di alcuni Paesi, i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero crescere rapidamente. Quello che in molti sanno è che i bond governativi rappresentano il punto di riferimento per la valutazione di quasi tutte le attività finanziarie, azionario compreso, e una loro forte correzione avrebbe conseguenze ben oltre il mercato obbligazionario.
A questo si aggiunge un ulteriore problema: con bilanci pubblici già fortemente indebitati, molti Governi avrebbero margini limitati per intervenire e sostenere l’economia in caso di nuove crisi. Sarebbe un problema enorme.
Il terzo rischio individuato dal FMI riguarda la sicurezza informatica. Con la crescente digitalizzazione della finanza, un grave incidente cyber non sarebbe più soltanto un problema tecnologico, ma potrebbe diventare una vera minaccia per la stabilità economica globale.
L’avanzamento dell’intelligenza artificiale rende infatti disponibili strumenti sempre più sofisticati anche per chi conduce attacchi informatici. Un attacco riuscito contro infrastrutture critiche, come sistemi di pagamento o piattaforme di negoziazione o sistemi energetici, potrebbe bloccare temporaneamente l’attività dei mercati con delle ripercussioni emotive e sulle aspettative.
Le tematiche da affrontare non si fermano qui. Oltre a questi tre rischi principali, il FMI richiama poi l’attenzione sul cosiddetto settore finanziario non bancario, che comprende fondi pensione, compagnie assicurative, hedge fund e operatori del private credit.
Molti di questi soggetti hanno aumentato negli anni l’esposizione verso attività poco liquide. In condizioni normali ciò non rappresenta necessariamente un problema, ma situazioni di forte stress potrebbero innescare richieste di rimborso che risulterebbero difficili da soddisfare rapidamente. Questo come sappiamo è uno dei grossi rischi di questo mercato e l’allarme è stato già lanciato anche nel recente passato.
“Se vogliamo tradurre queste indicazioni in ambito operativo l’unico passaggio che si può avere è quello di avere un approccio più prudente rispetto ai tradizionali modelli di investimento. L’obiettivo non è rinunciare alla crescita, ma prepararsi all’eventualità che azioni e obbligazioni possano scendere contemporaneamente durante una fase di turbolenza”, afferma Murano.
Uno scenario già visto nel 2022, un anno che è rimasto nella storia finanziaria come uno dei peggiori in assoluto proprio perché ha scardinato la regola fondamentale della diversificazione classica. Nel 2022, il tradizionale portafoglio bilanciato 60/40 aveva registrato una delle performance peggiori degli ultimi cento anni, poiché sia le azioni che le obbligazioni sono crollate contemporaneamente, lasciando gli investitori senza un posto dove nascondersi.
“Il primo passo quindi consiste nel ridurre la concentrazione nei grandi titoli tecnologici – avverte il Ceo di Qbit Scf – Una maggiore diversificazione, attraverso strategie equal-weight o una maggiore esposizione a settori difensivi come sanità, utility e beni di consumo essenziali, può contribuire a limitare il rischio specifico legato all’AI”.
Sul fronte obbligazionario, il FMI suggerisce poi di privilegiare strumenti a breve scadenza e una quota di titoli indicizzati all’inflazione. Questa impostazione riduce l’impatto di eventuali rialzi dei tassi d’interesse e protegge il potere d’acquisto del capitale.
“A questo punto non può mancare una componente di beni rifugio come oro e materie prime per offrire una protezione aggiuntiva contro shock geopolitici, crisi di fiducia e rischi sistemici”, aggiunge Murano.
Un esempio di allocazione prudente
“Per un investitore con un profilo di rischio intermedio, ci rifacciamo all’idea del 60/40 sopra citato in cui l’approccio dovrebbe essere di mantenere una significativa esposizione alla crescita senza diventare eccessivamente dipendenti dall’andamento del settore tecnologico”, sostiene Murano.
Una possibile struttura potrebbe prevedere circa il 55% in azioni – sottolinea l’ad di Qbit Scf – suddivise tra settori value e strategie globali maggiormente diversificate, e il restante 45% distribuito tra obbligazioni a breve termine, titoli indicizzati all’inflazione, liquidità e una quota di oro o materie prime.
Un approccio di questo tipo produrrebbe tre vantaggi, fa notare Murano: “Minore dipendenza dalla corsa all’intelligenza artificiale, riduzione del rischio derivante dai bond a lunga scadenza e maggiore disponibilità di liquidità da utilizzare durante eventuali fasi di forte volatilità”.
In sintesi
Il messaggio del FMI nella sua semplicità quindi appare chiaro: i mercati appaiono solidi, ma sotto la superficie si stanno accumulando squilibri che potrebbero amplificare qualsiasi shock. “In un contesto simile, diversificazione, liquidità e controllo del rischio tornano a essere elementi fondamentali per la costruzione di un portafoglio resiliente. Come si dice, prevenire è meglio che curare”, avverte Murano.
