Secondo Bert Flossbach, fondatore e amministratore di Flossbach von Storch, il panorama degli investimenti sta cambiando. “Per molto tempo, le obbligazioni hanno svolto solo un ruolo limitato nella nostra strategia di investimento a causa dei loro rendimenti esigui”, spiega l’esperto, sottolineando che “il profilo rischio-rendimento non era particolarmente interessante, in quanto le cedole basse offrivano scarsa protezione contro potenziali perdite di prezzo”. Ora, tuttavia, “la situazione sta iniziando a cambiare”. Nell’area euro, i rendimenti dei titoli di Stato sono infatti aumentati in modo significativo, variando dal 3,5% per i Bund tedeschi a 10 anni al 4,9% per i titoli francesi a 10 anni.
La Francia, nuovo elemento critico dell’Eurozona
“Un rendimento di quasi il 5% sui titoli di un ex-paese core dell’area euro e seconda economia dell’UE suona allettante”, afferma Flossbach. La Francia vanta un solido rating creditizio (A+) e, ai fini normativi, i suoi titoli sono persino considerati “privi di rischio”. Tuttavia, “il mercato obbligazionario vede le cose diversamente”. Parigi è ora considerata “il debitore più fragile della zona euro” e deve pagare tassi più elevati rispetto a Italia e Grecia. Con un debito pubblico di quasi 3,5 mila miliardi di euro, pari a circa il 120% del PIL, “lo stato sociale è sfuggito al controllo, l’economia è debole e i deficit di bilancio rimangono ostinatamente elevati”. Secondo l’analista, “un ulteriore aumento del rapporto debito/PIL appare inevitabile” e il paese, “cronicamente riluttante alle riforme, è così diventato il nuovo elemento critico della zona euro”, con le elezioni presidenziali della prossima primavera che alimentano l’incertezza.
Il paradosso del “too big to fail” e la rete di sicurezza della Bce
Nonostante le preoccupazioni, “un default della Francia è improbabile”. Flossbach spiega che “in ultima analisi, l’intera zona euro garantisce indirettamente il debito della Francia attraverso la BCE”. La crisi dell’euro ha insegnato che la coesione dell’area è un impegno politico e monetario incrollabile, riassunto nello slogan “whatever it takes”. Inoltre, la Francia è considerata “too big to fail”, poiché un default sovrano innescherebbe una massiccia crisi finanziaria. “In caso di dubbio, quindi, gli investitori possono fare affidamento sull’intervento della BCE” per acquistare titoli francesi e arrestare l’aumento dei tassi, attivando lo Strumento di protezione del meccanismo di trasmissione (TPI). Tuttavia, affinché ciò avvenga, “la situazione dovrebbe prima diventare significativamente più grave” e i criteri previsti non sono attualmente soddisfatti, anche se “la BCE gode di un’ampia discrezionalità interpretativa, motivo per cui lo strumento TPI rappresenta, de facto, una carta bianca”.
Il rischio morale e la disciplina di mercato
Un intervento della BCE non sarebbe privo di conseguenze. Flossbach avverte che sarebbe “un’umiliazione per la Grande Nation” e un’operazione rischiosa per l’istituto centrale. “Se gli investitori potessero dare per scontato l’intervento della BCE come prestatore di ultima istanza in caso di crisi, per quale ragione dovrebbero continuare ad acquistare i titoli degli emittenti più solvibili, che offrono rendimenti molto più bassi?”. Il segnale ai governi sarebbe altrettanto dannoso: “la disciplina fiscale non verrebbe più premiata, bensì penalizzata”. Questo scenario può essere scongiurato solo “se il mercato obbligazionario viene lasciato libero di esercitare il proprio potere correttivo su qualsiasi esecutivo — compreso quello francese — costringendo lo Stato ad attuare le riforme prima che il soccorso della BCE diventi inevitabile”.
Corporate bond di alta qualità: la nuova preferenza degli investitori
L’aumento del premio per il rischio sui titoli francesi ha spinto al rialzo anche i premi di altri paesi fortemente indebitati, in particolare l’Italia. “Sarebbe ancora un’esagerazione parlare di una nuova crisi dell’euro, ma le analogie sono evidenti”, nota Flossbach, evidenziando come l’euro sia sceso al livello più basso nei confronti del dollaro da maggio 2025. È significativo che “gli investitori ripropongano ora una maggiore fiducia nei corporate bond con rating elevati rispetto ai titoli di Stato francesi o italiani”. Le obbligazioni societarie in euro di alta qualità offrono infatti “di nuovo rendimenti fino al 4,5%, notevolmente superiori a quelli dei Bund tedeschi, presunti titoli di primo ordine”.
