Finanza sostenibile, ING vede segnali di ripresa nel mercato globale

La finanza sostenibile mostra segnali di tenuta nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza sulle politiche ambientali. A rilevarlo solo gli esperti di ING, che spiegano come nel primo semestre del 2026 le emissioni globali di debito sostenibile hanno raggiunto 846 miliardi di dollari, al netto delle asset-backed securities (ABS). Il dato è leggermente inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025, ma resta all’interno della fascia compresa tra 800 e 900 miliardi di dollari che caratterizza i primi semestri dal 2022. Secondo ING, questa resilienza potrebbe preparare il terreno a una ripresa della crescita dell’intero mercato nel 2026, dopo il lieve calo registrato nel 2025.

Energia pulita e infrastrutture spingono la domanda

Tra i principali fattori destinati a sostenere il mercato della finanza sostenibile ci sono le crescenti esigenze di investimento legate alla transizione energetica e alle infrastrutture. In Europa, le tensioni in Medio Oriente rafforzano la necessità di investire nell’energia pulita, sia per migliorare la sicurezza energetica sia per contenere i costi e sostenere la competitività dell’industria.

A livello globale, inoltre, la rapida crescita dei data center legati all’intelligenza artificiale e il potenziamento delle infrastrutture digitali ed energetiche stanno aumentando il fabbisogno di finanziamenti. A questi elementi si aggiungono gli impegni delle imprese sul fronte della decarbonizzazione e della gestione del rischio climatico, il ricorso dei governi alla finanza sostenibile e una maggiore chiarezza derivante da regolamentazione e standardizzazione.

EMEA in testa, Usa frenati dall’incertezza

L’evoluzione del mercato continua tuttavia a essere differenziata a seconda delle aree geografiche. L’EMEA si conferma al vertice delle emissioni, sostenuta soprattutto dal settore pubblico e dalle istituzioni finanziarie. Nell’area Asia-Pacifico i volumi sono invece rimasti sostanzialmente stabili negli ultimi anni, mentre governi e imprese continuano a portare avanti i rispettivi obiettivi di decarbonizzazione.

Negli Stati Uniti, al contrario, l’incertezza sulle politiche di sostenibilità continua a rappresentare un freno alle emissioni, anche se rimane significativa l’attività nei comparti dei data center, delle energie rinnovabili e delle infrastrutture collegate.

Per ING semestre record nella finanza sostenibile

In questo scenario, ING ha registrato il miglior primo semestre della propria storia nella finanza sostenibile. Nei primi sei mesi del 2026 la banca ha mobilitato 86,5 miliardi di euro, con un incremento del 29% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il risultato è stato sostenuto in particolare dal secondo trimestre, durante il quale i volumi hanno raggiunto 53,7 miliardi di euro, il 46% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le operazioni completate sono state 129, contro le 116 del secondo trimestre 2025 e le 78 del trimestre precedente.

A guidare i volumi sono stati i sustainability-linked loan (SLL), seguiti dai green loan e dai green bond. Nel complesso, queste tre categorie hanno rappresentato l’83% della finanza sostenibile mobilitata da ING nel trimestre. Nel periodo sono inoltre tornate le emissioni di sustainability-linked bond (SLB), anche se per questo segmento la banca prevede volumi ancora contenuti e una maggiore selettività.

EMEA al 52% dei volumi

Anche guardando alla distribuzione geografica delle attività di ING, l’EMEA ha mantenuto una posizione di primo piano. Nel secondo trimestre l’area ha rappresentato il 52% dei volumi, seguita dalle Americhe con il 36% e dall’Asia-Pacifico con l’8%.

La crescita è arrivata principalmente dall’EMEA e dalle Americhe, mentre l’APAC è rimasta sostanzialmente stabile. I dati confermano quindi il ruolo centrale dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa all’interno del mercato della finanza sostenibile, sebbene l’evoluzione continui a procedere a velocità differenti nelle diverse regioni.

L’adattamento climatico diventa una nuova priorità

L’edizione del Sustainable Finance Pulse dedica inoltre un approfondimento all’adattamento climatico. La crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi sta infatti esercitando una pressione sempre maggiore sulle infrastrutture, sui sistemi energetici, sulle reti di trasporto e sulla logistica, sulla disponibilità di acqua e sulle catene di approvvigionamento.

Per le aziende diventa quindi sempre più importante preparare gli asset e le attività operative anche alle conseguenze fisiche del cambiamento climatico. Il fabbisogno di investimenti è rilevante: secondo le stime di ING, elaborate con il supporto di Blunomy, a livello globale i finanziamenti necessari per l’adattamento potrebbero arrivare a circa 1.200 miliardi di euro l’anno entro il 2035. Nell’Unione europea sarebbero invece necessari circa 70 miliardi di euro l’anno fino al 2050.

Transizione e resilienza procedono insieme

La finanza sostenibile può contribuire a indirizzare una parte dei capitali verso gli investimenti necessari per aumentare la resilienza di imprese e infrastrutture. ING è già attiva su questo fronte e ha partecipato alla strutturazione di operazioni di finanza sostenibile per Anglian Water, Hungarian Development Bank e lo Stato dell’Assia, comprendenti progetti o elementi legati all’adattamento climatico.

La crescente attenzione all’adattamento indica così un’evoluzione del ruolo della finanza sostenibile: accanto al finanziamento della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, emerge sempre più chiaramente la necessità di finanziare la capacità di imprese e sistemi economici di fronteggiare gli effetti fisici del cambiamento climatico.

Nel complesso, i dati del primo semestre delineano un mercato che, pur attraversando una fase di trasformazione e mostrando dinamiche differenti tra le varie aree geografiche, mantiene una significativa capacità di mobilitare capitali. Per il 2026, secondo ING, le prospettive di ripresa saranno legate soprattutto alla capacità di finanziare la transizione energetica, lo sviluppo delle infrastrutture e la decarbonizzazione.