Il cambio Euro/Dollaro è sceso fino a toccare livelli di poco superiori a 1,12, un movimento che, secondo l’analisi di Peter Kinsella, Head of Investment Services UK di Ubp, riflette sia fattori di rischio globali sia una debolezza specifica dell’euro. “Questa è stata determinata dall’allargamento dello spread OAT-Bund, che ha superato livelli tecnici importanti, accelerando ulteriormente il movimento al ribasso dell’EUR/USD”, spiega Kinsella, evidenziando come la dinamica dei titoli di Stato francesi stia giocando un ruolo chiave nella debolezza della moneta unica.
Il cambio di paradigma rispetto al passato
In precedenti episodi in cui i rendimenti francesi sono aumentati, il movimento non aveva avuto un impatto negativo sull’euro. “Le vendite di titoli obbligazionari venivano semplicemente reinvestite in altri mercati obbligazionari dell’Eurozona, determinando quindi deflussi di capitale limitati”, ricorda l’esperto. Tuttavia, l’attuale contesto segna una rottura rispetto a questa dinamica. “L’aumento dei rendimenti a livello globale mette in discussione questa dinamica”, avverte Kinsella, mentre le prossime elezioni presidenziali francesi di maggio fanno ritenere improbabile che gli investitori possano assistere a progressi significativi verso un accordo su un programma di riduzione del deficit francese.
Il divario con il dollaro e le aspettative sui tassi
A complicare il quadro per la moneta unica contribuisce anche il differenziale dei rendimenti con gli Stati Uniti. “Gli spread sui rendimenti a due anni hanno continuato a muoversi a favore del dollaro USA”, sottolinea Kinsella. Sebbene vi sia un certo margine per una revisione al ribasso delle aspettative del mercato riguardo ai rialzi dei tassi da parte della Fed, l’analista è chiaro: “È improbabile che ciò si verifichi nel breve termine”.
Inflazione e prospettive per la Bce
Sul fronte europeo, la pubblicazione dei dati sull’inflazione dell’Eurozona di settembre ha sorpreso al rialzo, attestandosi al 3,8% su base annua per l’inflazione headline e al 2,5% per quella core. “L’inflazione headline presenta rischi al rialzo, con la possibilità di raggiungere il 4% entro la fine del quarto trimestre”, afferma Kinsella. Ne consegue che è probabile che la BCE prosegua nel suo ciclo di rialzi dei tassi. Tuttavia, l’esperto frena gli entusiasmi su un possibile sostegno all’euro: “Ulteriori rialzi difficilmente offriranno un sostegno significativo all’euro, considerati i livelli più elevati dei rendimenti negli Stati Uniti e i prezzi del petrolio ancora elevati”.
