La ripresa dell’Eurozona ha sorpreso gli analisti nella prima metà dell’anno, mostrando una tenacia inaspettata nonostante il pesante fardello dello shock energetico. I dati del secondo trimestre hanno infatti delineato un quadro più roseo del previsto, alimentando un cauto ottimismo tra gli osservatori. Tuttavia, secondo David Rees, Head of Global Economics di Schroders, questo slancio positivo potrebbe rivelarsi effimero. In un’analisi approfondita della situazione, Rees invita a non lasciarsi ingannare dalla resilienza di breve periodo, poiché i prossimi trimestri si preannunciano carichi di ostacoli significativi.
Il quadro attuale: una resilienza che sorprende
Nel secondo trimestre, l’economia dell’area euro ha offerto una sorpresa positiva. Anche escludendo i dati volatili dell’Irlanda, il Prodotto Interno Lordo è cresciuto di circa lo 0,3% su base trimestrale. Questa performance ha smentito le fosche previsioni secondo cui il precedente shock energetico avrebbe rapidamente spinto la regione verso la stagnazione. A corroborare questo quadro, le più recenti indagini sugli acquisti nei settori manifatturiero e dei servizi sono rimaste compatibili con una crescita moderata. Come sottolinea David Rees, “l’economia sia entrata nella seconda metà dell’anno con una resilienza superiore alle nostre precedenti aspettative”. Un avvio incoraggiante, quindi, che ha spinto molti a rivedere al rialzo le stime per il breve termine.
Tre fattori di freno all’orizzonte
Nonostante il buon avvio, Rees prevede che parte di questo slancio verrà meno nei prossimi trimestri. L’analisi del capo economista di Schroders individua tre ragioni fondamentali che potrebbero raffreddare la ripresa. Il primo campanello d’allarme riguarda l’andamento del ciclo manifatturiero globale. Gli indicatori anticipatori hanno iniziato a indebolirsi e, sebbene la ripresa industriale dell’Eurozona sia rimasta relativamente modesta, un rallentamento del ciclo esterno potrebbe pesare sui nuovi ordini e sulla produzione, specialmente con l’esaurirsi della spinta derivante dallo smaltimento degli arretrati. I servizi dovrebbero continuare a fornire un certo sostegno, ma è improbabile che la ripresa si allarghi o acceleri abbastanza da mantenere il ritmo di crescita recente.
Il secondo ostacolo è rappresentato dall’inflazione, che continua a viaggiare al di sopra dell’obiettivo. Secondo Rees, “un’inflazione superiore all’obiettivo continuerà a comprimere i redditi reali”. Le proiezioni indicano che i prezzi del petrolio rimarranno elevati ancora per qualche tempo, mentre gli indicatori anticipatori sono coerenti con una certa accelerazione dell’inflazione di fondo. Sebbene l’inflazione complessiva dovrebbe moderarsi quando gli effetti diretti dell’energia finiranno per attenuarsi, le pressioni sottostanti sui prezzi si stanno dimostrando più persistenti. In particolare, l’inflazione nei servizi e la crescita salariale rimangono troppo elevate perché la Banca Centrale Europea possa essere certa che l’inflazione sia tornata stabilmente all’obiettivo.
Il terzo fattore di rischio riguarda le condizioni finanziarie. David Rees avverte che “condizioni finanziarie più restrittive potrebbero farsi sentire nel 2027”. La BCE è stata rapida nell’avviare gli aumenti dei tassi e, dato il vigore dell’attività economica, è probabile che siano in arrivo ulteriori strette. Ora prevediamo che il Consiglio direttivo effettui aumenti dei tassi di 25 punti base a settembre e dicembre, portando il tasso sui depositi al 2,75%. Costi di finanziamento più elevati e condizioni finanziarie più rigide producono effetti con un certo ritardo: ciò significa che il principale freno alla domanda dovrebbe emergere nel corso del 2027, anziché nell’immediato.
Il sostegno della Germania e i rischi politici
A compensare in parte queste avversità potrebbe arrivare la politica fiscale tedesca. Il programma fiscale della Germania rimane un importante elemento di sostegno per le prospettive regionali. L’aumento della spesa per difesa e infrastrutture è stato ora affiancato da riforme volte a ridurre i tempi di pianificazione, eliminare i colli di bottiglia e migliorare l’attuazione dei progetti, mentre il governo continua a contrastare il populismo di destra. Secondo Rees, questo “dovrebbe compensare in parte la prosecuzione dell’espansione della politica fiscale tedesca”.
Tuttavia, il rischio politico potrebbe diventare un tema di mercato ancora più rilevante nel 2027. Italia, Spagna e Francia dovranno tutte affrontare importanti appuntamenti elettorali. David Rees individua nella Francia il principale potenziale punto di crisi, “considerata la sua debole posizione fiscale, il panorama politico frammentato e la possibilità che Marine Le Pen possa candidarsi alle elezioni presidenziali”. In un contesto già segnato dall’incertezza economica, l’instabilità politica potrebbe innescare turbolenze sui mercati. Lo stesso Rees conclude avvertendo che, anche in assenza di una crisi sistemica dell’Eurozona, “l’incertezza sulla politica fiscale e sulla composizione dei futuri governi potrebbe provocare periodici episodi di volatilità sui titoli di Stato locali, sui mercati azionari e sull’euro”. Un quadro complesso, insomma, in cui la resilienza mostrata finora potrebbe non bastare a garantire una marcia senza intoppi nei prossimi mesi.
