Un’immagine suggestiva per descrivere l’andamento dei mercati delle materie prime nel 2026: quella di una staffetta. A spiegarla è di seguito Mobeen Tahir, Director of Macroeconomic Research & Tactical Solutions di WisdomTree, che fotografa per le commodity un panorama in continua evoluzione, dove il protagonismo passa rapidamente dall’oro all’energia, dai metalli all’agricoltura, senza che mai si esaurisca la tensione di fondo.
“Gli atleti continuano a cambiare, ma nessuno può dire chi porterà il testimone nell’ultimo tratto”, sottolinea Tahir, spiegando che proprio questa alternanza di forze rende la diversificazione l’unica strategia sensata per chi vuole restare in gioco fino al 2027.
Energia, la rete di sicurezza si assottiglia
Il primo scatto di questa staffetta è stato affidato all’oro e all’argento, che a gennaio hanno toccato livelli record. Poi il testimone è passato al petrolio, sconvolto dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le turbolenze nello Stretto di Hormuz, il corridoio energetico più vitale del pianeta, e il danneggiamento di un impianto GNL in Qatar hanno fatto quasi raddoppiare i prezzi del greggio. Le scorte accumulate nell’ultimo anno hanno attutito il colpo, ma ora, avverte Tahir, “il cuscinetto si è notevolmente ridotto, lasciando i mercati molto meno protetti in caso di una nuova crisi”.
A preoccupare non è solo il petrolio. Dallo Stretto passa anche un terzo dei fertilizzanti commercializzati a livello globale, e le loro oscillazioni hanno riacceso il timore di un’inflazione alimentare destinata a restare un rischio concreto fino al 2027. “Il premio al rischio nei mercati energetici rimarrà strutturalmente più elevato”, conclude l’esperto.
Metalli, tra domanda di IA e corsa alla difesa
Il secondo tratto della staffetta è dominato dai metalli. Secondo le proiezioni di Wood Mackenzie e Morgan Stanley, nei prossimi vent’anni si profilano deficit massicci per litio, cobalto, nichel, terre rare e rame, con una carenza di litio che potrebbe toccare l’85% entro il 2045. La Cina controlla ancora gran parte della lavorazione, ma Stati Uniti, Unione europea e Giappone stanno già correndo ai ripari con accordi di fornitura diretti e partecipazioni azionarie.
“La vicenda dei dazi sul rame di quest’anno, con i prezzi che sono schizzati in alto per poi crollare a seguito dei cambiamenti di programma degli Stati Uniti, offre un’anteprima della volatilità che tali misure continueranno a generare”, osserva Tahir. E la pressione non accenna a diminuire: l’elettrificazione dell’economia, trainata da data center, veicoli elettrici e sistemi di raffreddamento, aggiunge ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate alla domanda di rame. Nel frattempo, la spesa militare globale ha raggiunto i 2.900 miliardi di dollari nel 2025, e un singolo caccia F-35 richiede oltre 400 chili di terre rare. “Rame, alluminio, argento, litio e uranio si trovano al crocevia tra IA e difesa, e le loro stime continueranno a essere riviste al rialzo“, prevede il direttore di WisdomTree.
Oro, una correzione che non ferma il rally
L’oro ha vissuto un’avventura a sé. Dopo aver toccato un picco storico di 5.595 dollari l’oncia all’inizio del 2026, ha subito una brusca correzione, quando il nuovo presidente della Federal Reserve ha calmato i mercati e il conflitto iraniano ha innescato vendite per esigenze di liquidità. Ma per Tahir si tratta di un “salutare riassestamento all’interno di un rally che rimane intatto”. Il modello di WisdomTree indica un fair value di circa 4.563 dollari l’oncia entro il secondo trimestre del 2027.
L’inflazione, intanto, resta un alleato dell’oro. I rincari energetici hanno spinto Fed e Bce a invertire la rotta sui tagli dei tassi. L’intelligenza artificiale, paradossalmente, alimenta l’inflazione prima ancora di combatterla: “Grazie alla maggiore produttività, i prezzi nel lungo periodo dovrebbero attenuarsi, ma la sua diffusione sta assorbendo energia, attrezzature e manodopera. Prima di diventare disinflazionistica, l’IA ha un effetto inflazionistico”, spiega Tahir. Il risultato è che il livello minimo di inflazione è ora più elevato rispetto all’ultimo decennio.
Agricoltura, El Niño si avvicina e i prezzi tremano
L’ultimo testimone, per ora, è in mano all’agricoltura. La National Oceanic and Atmospheric Administration ha confermato il ritorno di El Niño, che si inserisce in un contesto di temperature di base già le più alte mai registrate. Il fenomeno potrebbe raggiungere il picco tra novembre 2026 e febbraio 2027, ma gli effetti più gravi sui raccolti si manifestano con un ritardo di sei-dodici mesi. “La vera pressione deve ancora manifestarsi”, avverte Tahir.
A rischio sono soprattutto riso, zucchero e caffè per l’Asia meridionale e sudorientale, mentre la produzione australiana di grano potrebbe calare di circa 9 milioni di tonnellate. Il cacao dell’Africa occidentale è esposto a inondazioni in un mercato già teso. L’Argentina e il sud degli Stati Uniti potrebbero offrire un parziale sollievo, ma “con i prezzi ancora ben al di sotto del picco del 2022, le sorprese potrebbero essere per lo più al rialzo”.
Perché la diversificazione resta la scelta giusta
Nonostante il continuo cambio di testimone, il filo rosso che lega tutti i settori è la scarsità. I combustibili fossili non scompaiono: nel 2025 il petrolio forniva ancora un terzo dell’energia globale, e la domanda di petrolio e gas è destinata a crescere moderatamente fino al 2035. Per questo, sottolinea Tahir, “un paniere diversificato di materie prime, che comprende fossili, metalli e agricoli, continua a riflettere l’economia contro cui gli investitori devono proteggersi”.
A rafforzare questa tesi contribuiscono anche i dati sugli indici. Il Bloomberg Commodity Index di prima generazione ha reso solo il 2,7 per cento dal 2006, mentre un indice di terza generazione che incorpora fattori come la contrazione del mercato e il momentum avrebbe superato il 330 per cento nello stesso periodo. “In una staffetta, nessuno vince puntando su un solo atleta”, conclude Tahir. “I protagonisti cambiano continuamente, ma le pressioni alla base, ovvero scarsità, frammentazione e domanda strutturale, non stanno scomparendo. Mantenere un investimento diversificato nell’intero gruppo delle materie prime rimane un modo efficace per restare in gioco“.
