Una giornata nera per i mercati finanziari globali. Dopo un avvio di settimana all’insegna dei rialzi, con il Dax capace di segnare la sua migliore performance dell’anno appena due giorni fa, ieri il quadro è radicalmente cambiato. L’apertura dei listini azionari Usa ha innescato un vero e proprio crollo, con il Nasdaq che ha registrato la peggiore giornata di trading dell’anno, chiudendo con un ribasso del -7% considerando anche il movimento sui futures dopo la chiusura delle 22:00.
Secondo David Pascucci, analista di XTB, “la situazione tecnica risulta ora compromessa a lungo termine sui mercati azionari”. Il crollo è stato corale e generalizzato, alimentato dai timori per lo scoppio della cosiddetta bolla IA. Dopo un’ora e mezza di negoziazione, il Nasdaq perdeva già oltre il -5%, trascinato al ribasso dal comparto tecnologico. Le Mag7 hanno perso livelli tecnici importanti: Nvidia ha chiuso con un -10%, SpaceX -9%, Microsoft e Meta rispettivamente -3,5% e -3,9%, mentre Apple ha “resistito” con un -1,5% e Amazon con -2,2%.
La lunga lista delle perdite e il crollo dei semiconduttori
La lista dei titoli con perdite superiori al crollo dell’indice è molto lunga, segno di un ribasso generalizzato. SanDisk ha perso il -22%, Astera -19,6%, Lumentum -18,7%, Micron -17,5%, AMD -17%, Arm -13% e Tesla -10,8%. Il Soxx, l’Etf sui semiconduttori, ha perso il -12%, confermando come il comparto abbia trascinato il ribasso generale.
“Si alimentano così i timori dello scoppio della bolla IA, timori più che leciti considerando le capitalizzazioni estreme di alcuni titoli come ad esempio le Mag7”, commenta Pascucci. Il contagio ha raggiunto anche l’Asia: stanotte il Nikkei ha crollato con un ribasso di oltre il -6% sul cash, mentre le negoziazioni sui futures di ieri hanno segnato un vigoroso -9%, accompagnato dal Kospi coreano che sul cash perde il -6,2%.
Ieri, inoltre, le obbligazioni corporate investment grade, ossia quelle dei colossi tech, hanno visto un rialzo dei prezzi, sintomo di un flight to quality dalle azioni alle obbligazioni.
Situazione macro comunque
Nonostante il crollo, la situazione macroeconomica risulta ancora sui massimi, con livelli di disoccupazione molto bassi e un’inflazione comunque al di sopra del target. Le banche centrali continuano ad alzare i tassi per raffreddare un’economia che stenta a rallentare, seppur in presenza di prezzi alti. “Nel corso degli ultimi mesi abbiamo visto come i prezzi alti del petrolio non hanno influito in modo determinante sui consumi, come si evince dal PCE Usa ancora saldamente sopra il 3%”, osserva l’analista di XTB, aggiungendo che “le aziende presentano fatturati in linea di massima molto buoni, in crescita, con margini comunque elevati”. Tuttavia, la situazione tecnica risulta momentaneamente compromessa sulle dinamiche mensili: sono stati rotti minimi importanti che reggevano l’attuale struttura rialzista dei mercati azionari.
“Questo scenario potrebbe portare i mercati a cercare protezione sui titoli di Stato mentre le materie prime come oro e argento non hanno visto forti reazioni durante il ribasso di ieri, quindi per il momento l’unica protezione vista dagli investitori è rappresentata dal comparto obbligazionario“, spiega Pascucci. L’eventuale proseguimento del ribasso potrebbe spingere le banche centrali ad essere più caute sui possibili rialzi dei tassi previsti per dicembre.
Occupazione Usa: attesi i dati, ma le sorprese non sono escluse
Oggi è atteso il dato sul tasso di disoccupazione USA, previsto stabile al 4,2% in presenza di richieste di sussidi sui minimi storici. “In pratica una situazione macro eccellente”, commenta Pascucci, che però invita alla prudenza: “I problemi li abbiamo visti sui nonfarm payrolls nel corso degli scorsi anni, problemi che stranamente non hanno mai visto riflettersi sui dati occupazionali”. In sostanza, quasi 3 dati su 4 dei nonfarm payrolls sono stati rivisti in negativo dal 2023 ad oggi, senza che si assistesse ad aumenti consistenti del tasso di disoccupazione.
“Ricordiamo però che i livelli di disoccupazione sono sui minimi e mai abbiamo assistito ad una condizione così rosea sul mercato del lavoro Usa dal 1948. Statisticamente una disoccupazione così bassa risulta anomala, non si escludono sorprese in negativo per le prossime rilevazioni”, conclude l’analista di XTB.
