Azionario europeo: perchè l’inflazione non è più un tabù

A distanza di tempo dagli shock che hanno caratterizzato il 2022, il panorama economico europeo appare profondamente mutato. Come osserva Tom O’Hara, Investment Director European Equities di GAM, le catene di approvvigionamento si sono riorganizzate e gli operatori di mercato hanno sviluppato una nuova consapevolezza. O’Hara sottolinea come, dopo oltre un decennio senza un vero impulso inflazionistico, nel 2022 nessuno avesse ancora sviluppato una vera e propria memoria muscolare su come l’inflazione si manifesti nell’economia reale. Oggi, invece, quella memoria esiste e permette di interpretare meglio i fenomeni in corso.

L’adattamento delle infrastrutture energetiche

Il cambiamento più concreto riguarda l’adattamento delle catene di approvvigionamento fisiche. O’Hara ricorda che in Europa abbiamo perso il Nord Stream e il gas a basso costo, che era stato uno dei pilastri dell’economia industriale del continente. Le raffinerie europee hanno dovuto adeguarsi alla perdita del greggio russo, riconvertendosi su tipologie diverse, e le catene di fornitura hanno iniziato a importare maggiori quantità di GNL da tutto il mondo. Secondo O’Hara, questi aspetti sono stati in gran parte affrontati, e le infrastrutture che consentono l’arrivo di tali quantitativi sono già operative, in parte proprio grazie a quanto accaduto nel 2022.

Il nuovo peso dei settori nell’indice

Un altro elemento spesso trascurato, secondo O’Hara, è la composizione degli indici di riferimento. I settori più sensibili ai costi energetici, come il chimico, l’automobilistico e il siderurgico, un tempo avevano un peso molto maggiore nell’MSCI Europe. O’Hara stima che oggi questi settori rappresentino solo circa il 3 per cento dell’indice, mentre la tecnologia è vicina al 10 per cento. Il settore finanziario, nel suo complesso, costituisce un quarto dell’indice. O’Hara evidenzia come all’inizio del 2022, con tassi quasi a zero, le banche toccassero un minimo del 7%, mentre oggi da sole superano il 15 per cento.

Temi globali e scelte strategiche europee

Le azioni europee, come proposta di investimento, sono spesso legate a temi di portata globale. O’Hara spiega che si acquistano società che beneficeranno delle scelte difficili che l’Europa deve compiere e dei settori in cui deve spendere, come la difesa, le catene di approvvigionamento e il protezionismo. Tuttavia, avverte O’Hara, più la situazione attuale si protrae, più a lungo il prezzo del petrolio rimarrà sopra i 100 dollari e i prezzi della benzina resteranno elevati, con scorte invernali inferiori ai livelli ideali in tutta Europa.

Il rischio di revisioni degli utili

Secondo O’Hara, potrebbe verificarsi una sorta di penalizzazione graduale dei titoli azionari attraverso revisioni al ribasso successive degli utili. Le aspettative per compagnie aeree, beni di consumo, settore chimico e, selettivamente, industriale sono in corso di revisione. O’Hara sottolinea che, a differenza del 2022, non si è verificato un panico immediato, ma ciò comporta il rischio che non tutte le implicazioni negative dell’aumento dei costi energetici siano già scontate nei prezzi di alcune aree del mercato.

Potere di determinazione dei prezzi e cicli strutturali

In questo contesto, O’Hara indica come particolarmente interessanti i titoli azionari con potere di determinazione dei prezzi, i real asset, gli hard asset e quelli esposti alle scelte dei prossimi decenni. O’Hara cita il settore industriale, su cui GAM ha un forte sovrappeso, dove molte società hanno reso più rigorosi i contratti sia verso i clienti che verso i fornitori. Queste società, spiega O’Hara, sono esposte a cicli di investimento relativamente insensibili a ulteriori pressioni inflazionistiche, che anzi ne dimostrano la necessità, che si tratti di indipendenza energetica, onshoring o protezionismo.

Il caso dell’acciaio e le prospettive future

O’Hara porta l’esempio del settore dell’acciaio, quest’anno finalmente riconosciuto come strategico in Europa. Proprio perché ora è un settore protetto, gode di un maggiore potere di determinazione dei prezzi ed è più al riparo dall’aumento dei costi energetici. O’Hara conclude affermando che queste società saranno in grado di trasferire parte dei maggiori costi lungo la catena di approvvigionamento, perché i cicli di investimento strutturali in corso sono davvero essenziali. O’Hara ribadisce la fiducia in questi enormi cicli e nelle società che ne traggono vantaggio, così come nella restrizione finanziaria, poiché i governi sanno che l’austerity non porta consensi. Probabilmente, secondo O’Hara, sarà l’inflazione a ridurre il peso del debito, e questo dovrebbe essere favorevole alle azioni, motivo per cui GAM rimane molto positiva sull’equity.