L’Oriente è tornato al centro dei radar degli investitori internazionali. A certificarlo è stato James Cook, head of Investment Directors & Specialists di Federated Hermes, che in un incontro con la stampa nel cuore di Milano ha spiegato le varie e differenti motivazioni.
In poche parole, “L’Asia sta comprando l’Asia”: gli investitori asiatici stanno infatti ritornando a credere nei propri mercati, spinti da fondamentali solidi, riforme politiche e una nuova consapevolezza del proprio ruolo nella catena del valore globale. Secondo Cook, la rinascita dei mercati azionari di Corea del Sud e Hong Kong, insieme al nuovo corso politico ed economico di Pechino, ha segnato una fase di rilancio per l’intera regione. “La regione ha assunto una nuova postura e dispone oggi di risorse e prospettive che meritano l’attenzione anche degli investitori occidentali” ha spiegato.
Il primo macrotema individuato da Cook è stata la Cina, seconda potenza economica mondiale, sempre più audace grazie al controllo su risorse strategiche e a una crescente autosufficienza tecnologica: “Pechino sta puntando sull’espansione dei semiconduttori domestici e sull’intelligenza artificiale, mentre le autorità cercano di rilanciare i consumi interni in un contesto di deflazione e sovraccapacità industriale”. Nonostante le difficoltà strutturali, la crescita economica cinese si mantiene intorno al 5%, sostenuta proprio dalla spinta dei settori high-tech.
Anche Hong Kong e Taiwan hanno mostrato segnali di vitalità, e proprio ad Hong Kong nuovi capitali provenienti dalla Cina stanno riportando slancio al mercato finanziario.
A Taipei, invece, il baricentro resta il colosso dei semiconduttori TSMC, considerato l’unico titolo con valutazioni ancora ragionevoli in un mercato fortemente esposto alla tecnologia: “Gli investitori lo percepiscono però come più caro e rischioso dato che l’85% del business è oggi concentrato sull’intelligenza artificiale” ha detto Cook. Fuori dai confini cinesi, l’esperto ha individuato diverse aree di interesse, come l’India e i Paesi del Sud-Est Asiatico, che offrono occasioni contrarian.
La vera protagonista dell’attenzione degli operatori, però, è la Corea del Sud: “L’indice Kospi ha superato quota 4mila punti, con un rialzo superiore all’80% in dollari. Un risultato sostenuto da riforme strutturali e da una partecipazione retail pari ormai al 40% del mercato” ha detto Cook.
Il governo di Seul sta inoltre intervenendo sul cosiddetto “Korea discount”, ovvero la storica sottovalutazione dei titoli coreani dovuta a problemi di governance, con politiche fiscali volte a ridurre la tassazione su dividendi ed eredità e a incentivare la creazione di ricchezza attraverso la Borsa.
Il filo conduttore che attraversa tutta l’Asia in questo momento, per Cook, è la crescente partecipazione locale: gli investitori asiatici tornano protagonisti, investendo nei propri mercati e alimentando un ciclo virtuoso che sta ridisegnando il baricentro finanziario globale. “Asia buying Asia” non è quindi soltanto uno slogan, ma il segnale di un cambiamento strutturale: l’Oriente non è più soltanto meta degli investitori globali, ma sempre più investitore di sé stesso.
