Gli investitori continuano a interrogarsi se il mercato azionario odierno stia vivendo una fase di euforia simile a quella della bolla delle dot-com di inizio anni Duemila. Ma secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, il paragone non regge. “Chi ci segue sa che non siamo d’accordo con questa narrazione e anzi crediamo che il sentiment potrebbe anche non riflettere il solido contesto fondamentale”, spiega.
Tognoli sottolinea come “il sentiment degli investitori si trovi in una fase cauta, in netto contrasto con l’esuberanza irrazionale che ha caratterizzato il periodo precedente alla bolla delle dot-com”. Sebbene alcuni parallelismi possano sembrare evidenti, aggiunge, “sotto la superficie i fattori suggeriscono che ci troviamo in un contesto economico più sano, alimentato dai fondamentali piuttosto che dalla speculazione”.
Uno degli indicatori più osservati è il VIX, considerato il “termometro della paura” del mercato, che oggi si attesta intorno a 17 punti, sotto la media trentennale di 20. “Valori inferiori a 20 generalmente corrispondono a una maggiore stabilità. Dal 1998 al 2002, il VIX ha avuto una media di 25 e ha superato 40 diverse volte. In questo momento gli investitori appaiono vigili ma non guidati dal panico”, osserva Tognoli.
Anche il sondaggio sul sentiment dell’American Association of Individual Investors (AAII) conferma un atteggiamento prudente. “Quest’anno il sentiment è relativamente ribassista, con una flessione media attesa dell’11%, in contrasto con i livelli euforici superiori al 60% della fine degli anni ’90”, spiega l’analista. Tuttavia, nota come “l’S&P 500 sia in rialzo del 16% da inizio anno, a dimostrazione che il sentiment negativo può rappresentare un segnale contrarian, ovvero un’opportunità di crescita”.
Sul fronte delle valutazioni, le differenze con il passato restano marcate. “Negli anni ’90 l’entusiasmo era alimentato da prezzi in forte crescita e da un ottimismo senza freni, che portarono il P/E del Nasdaq a 91 volte. Oggi, pur essendo superiore alla media da inizio anno di 28, la metrica si trova a un più mite 31”, chiarisce Tognoli.
Secondo l’esperto, la crescita del mercato non sarà nei prossimi mesi limitata al comparto tecnologico. “Anticipiamo una continuazione dell’allargamento all’interno dell’S&P 500: 10 su 11 settori dovrebbero registrare una crescita positiva degli utili nel 2025”, afferma. Un altro segnale di solidità arriva dalla percentuale di titoli sopra la media mobile a 200 giorni, oggi al 65% contro il 21% che precedeva il picco del 2000. “È un segnale di mercato sano, che implica un trend rialzista per la maggior parte dei componenti”.
Tognoli invita comunque alla prudenza. “Un trend positivo può essere intervallato da pull back anche importanti”, ricorda. Tuttavia, aggiunge che “quando gli investitori sono pessimisti ma i fondamentali restano solidi, spesso rappresenta un’opportunità”. In questo scenario, sottolinea, “c’è spazio per ulteriori rialzi senza i rischi di una sopravvalutazione o di una nuova bolla speculativa”.
Gli analisti di Cfo Sim raccomandano di “mantenere l’esposizione azionaria nonostante il sentiment cauto, ma con un approccio selettivo e diversificato”. La parola chiave, ribadisce Tognoli, è diversificazione: “Meglio evitare scommesse concentrate su un singolo asset o regione e puntare su portafogli resilienti e ben bilanciati, per mitigare rischi geopolitici e ciclici”.
Infine, la strategia varia in base all’orizzonte temporale. “Nel breve termine, tra 6 e 12 mesi, è consigliabile un focus sulla protezione. Nel lungo periodo, oltre i tre anni, è opportuno sfruttare le opportunità offerte dai megatrend come la transizione energetica”, conclude Tognoli.
