L’idea tradizionale che i mercati scontino rapidamente gli eventi politici merita probabilmente di finire nel museo della storia finanziaria. A lanciare il provocatorio monito è Christian W. Röhl, Chief Economist di Scalable Capital, in una lucida analisi delle forze che ridisegnano il panorama economico globale. “Quanto abbiamo vissuto nel 2025 – dai dazi di Donald Trump al riarmo europeo, fino ai controlli cinesi sulle esportazioni – segna l’ingresso in una nuova era: lo Stato torna protagonista dell’economia, con interventi sempre più diretti e talvolta dirompenti”, spiega Röhl. La conseguenza è un ambiente in cui “le tesi d’investimento possono capovolgersi da un giorno all’altro, non per motivi industriali, ma per ragioni politiche”. Persino il travolgente boom dell’Intelligenza Artificiale, osserva l’economista, non è solo una storia di tecnologia, ma anche di geopolitica.
Al centro di tutto si consolida la competizione tra Stati Uniti e Cina per l’egemonia globale, “il grande tema del decennio”. È uno scontro multidimensionale – politico, economico e soprattutto tecnologico – in cui “dazi, sanzioni e blacklist stanno diventando la ‘nuova normalità’”, alimentando volatilità. Tuttavia, Röhl evidenzia anche il rovescio della medaglia: questa rivalità è un potente motore di innovazione. “Nel lungo periodo, i salti tecnologici che ne derivano possono tradursi in opportunità interessanti per gli investitori azionari”.
Il 2026, secondo l’analisi, sarà un vero banco di prova per l’Europa. “L’Unione rischia di restare schiacciata tra i blocchi di potere di Stati Uniti e Cina se non saprà valorizzare appieno il potenziale del mercato unico, forte di oltre 400 milioni di consumatori”, avverte Röhl. Le buone performance delle borse nel 2025 non devono trarre in inganno: permangono nodi strutturali come “burocrazia, iper-regolamentazione, mercati dei capitali ancora immaturi ed egoismi nazionali”. Gli investitori internazionali, sottolinea, sono pronti a scommettere sull’Europa, “ma solo a fronte di un contesto più competitivo”. La via da seguire è chiara: “Il Rapporto Draghi offre già una roadmap chiara per rilanciare la competitività: ora serve trasformarla rapidamente in azione”.
Un altro fronte caldo è quello della politica monetaria, destinata a restare al centro della scena. “Il dibattito sull’indipendenza della Federal Reserve e le pressioni politiche sulle banche centrali continueranno a influenzare i mercati”, ricorda Röhl. Se le banche centrali controllano la parte breve della curva dei rendimenti, quella lunga è nelle mani degli investitori. “E se dovesse diffondersi la percezione che la lotta all’inflazione venga sacrificata alle esigenze politiche, il prezzo da pagare sarebbe un premio al rischio più elevato”. Curve dei rendimenti più ripide metterebbero sotto pressione sia i titoli tecnologici dalle valutazioni elevate sia la sostenibilità del debito pubblico.
Infine, anche la narrazione sull’Intelligenza Artificiale entra in una fase di maggiore maturità. “L’AI resta la grande promessa dei prossimi anni, ma il mercato inizia a guardare oltre l’entusiasmo, misurando gli investimenti sulla base dei flussi di cassa e delle applicazioni concrete”, nota il Chief Economist. Le possibili IPO dei colossi del settore potrebbero drenare ingenti risorse dal mercato. “Non mancano quindi i fattori che potrebbero innescare correzioni anche significative – ribassi temporanei del 30-50% sui titoli legati all’AI non sarebbero affatto un’anomalia nei grandi cicli dell’innovazione. Per molti investitori, anzi, potrebbero rivelarsi un’occasione per entrare in gioco”.
In sintesi, l’analisi di Christian W. Röhl dipinge un orizzonte in cui gli investitori dovranno navigare in acque inedite, dove la bussola della geopolitica e delle decisioni statali è spesso più determinante dei fondamentali industriali. La sfida sarà distinguere i rischi di breve termine dalle opportunità di lungo periodo che questa tumultuosa trasformazione globale porterà con sé.
