Valute mercati emergenti: il 2026 sarà l’anno delle divergenze

Le valute dei mercati emergenti hanno chiuso il 2025 con una performance solida, guidata dai mercati dell’America Latina e dell’Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). Gli analisti guardano con ottimismo al nuovo anno, pur prevedendo dinamiche differenziate tra aree geografiche e valute.

«Le valute dei mercati emergenti (EM FX) hanno registrato una buona performance nel 2025», conferma Mali Chivakul, Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin. «Da inizio anno, l’indice GBI-EM ha guadagnato il 7,2%, con le valute dell’America Latina e dell’EMEA in testa con circa l’11%-13%. Prevediamo un contesto favorevole per le valute dei mercati emergenti nel 2026. In particolare, un dollaro statunitense piuttosto favorevole, una crescita resiliente dei mercati emergenti e una solida bilancia dei pagamenti dovrebbero continuare a sostenere le valute».

L’Asia tra spinte e resistenze

Lo scenario asiatico si presenta frammentato. Lo yuan cinese (CNY) rimane debole nonostante il surplus commerciale in crescita. «Prevediamo che le autorità cinesi consentiranno un rafforzamento del CNY», spiega Chivakul, «ma l’assenza di pressioni da parte degli Stati Uniti significa che non prevediamo un rapido tasso di apprezzamento. Il nostro obiettivo per la fine del 2026 per l’USD/CNY è 6,9». Tra le valute con surplus delle partite correnti, il ringgit malese (MYR) e il baht thailandese (THB) hanno spazio per ulteriori guadagni nel 2026, sostenute rispettivamente da flussi di investimento e dalla ripresa del turismo.

Discorso diverso per il won coreano (KRW) e il dollaro taiwanese (TWD), che hanno invertito la rotta. «Per la Corea, i deflussi di portafoglio sono stati particolarmente consistenti», sottolinea l’economista, «poiché il National Pension Service ha acquistato una quantità record di attività estere». Tuttavia, «poiché il cambio USD/KRW, attualmente intorno a 1470, è diventato troppo debole, prevediamo che le autorità di regolamentazione e il NPS modificheranno le norme per sostenere il KRW».

Sotto pressione, invece, le valute ad alto rendimento come la rupia indiana (INR) e quella indonesiana (IDR), penalizzate da politiche fiscali espansive e incertezze geopolitiche. «L’incertezza sulle prospettive esterne dell’India ha indebolito l’INR. Tra queste figurano gli elevati dazi statunitensi e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle esportazioni di servizi», analizza Chivakul.

America Latina ed EMEA: carry e materie prime trainano

Oltreoceano, il panorama è positivo. «Manteniamo una visione positiva sul real brasiliano (BRL) e sul peso cileno (CLP)», afferma Chivakul. «Per il Brasile, il carry relativamente elevato dovrebbe continuare a sostenere la valuta. I prezzi elevati del rame e le prospettive di un governo più favorevole alle imprese dovrebbero sostenere il CLP».

Anche per l’area EMEA le prospettive sono rosee. «Manteniamo un orientamento positivo sul rand sudafricano. La nostra previsione di un rafforzamento dell’euro suggerisce che le valute dell’Europa centrale e orientale (CZK, HUF e PLN) dovrebbero essere sostenute», conclude l’esperto di J. Safra Sarasin. La lira turca, infine, rimane interessante per gli investitori stranieri grazie al carry elevato.

Il 2026 si prospetta dunque come un anno di opportunità selettive per gli investitori in valute emergenti, ma la volatilità politica ed economica rimarrà un fattore chiave da monitorare.