Tre motivi per cui la tecnologia (di nuovo) potrebbe guidare i mercati finanziari

Nonostante una volatilità intermittente, il 2025 si conferma un altro anno solido per il settore tecnologico, trainato, come negli anni precedenti, da una robusta crescita degli utili. In particolare, la crescita dell’EPS (utile per azione) nel comparto tecnologia e servizi di comunicazione è stata circa quattro volte superiore a quella del resto dell’S&P 500, un divario alimentato dagli investimenti in IA. Questo outperformance record spinge alcuni investitori a interrogarsi sulla sostenibilità dello slancio e altri a temere il formarsi di una “bolla AI”.

La visione degli esperti di Franklin Tempelton è più articolata e guarda al 2026 con ottimismo, basandosi su tre pilastri fondamentali. “Crediamo che il settore tecnologico possa continuare a sovraperformare nel 2026, sostenuto da tre fattori“, afferma Matthew Cioppa, portfolio manager e research analyst di Franklin Equity Group. Eccoli di seguito.

Perché il boom dell’AI bon è una bolla secondo Franklin Tempelton

Il 2025 ha visto l’adozione dell’AI generativa raggiungere livelli estremi, con prove di una domanda potente chiare nella ripresa della crescita dei mega-cap tech, nelle metriche pubbliche di leader come OpenAI e negli annunci dei dirigenti sui guadagni di produttività. Per soddisfare la domanda, gli sviluppatori di modelli e i data center hanno aumentato significativamente le previsioni di spesa in conto capitale (Capex).

“Tuttavia, il mercato ha accolto questi piani con scetticismo, con alcuni che tracciano paralleli con la bolla dot-com”, nota Cioppa. “Le bolle condividono tipicamente tre caratteristiche: domanda speculativa, valutazioni euforiche ed eccessivo rischio finanziario. Tutti erano evidenti alla fine degli anni ’90; oggi, sono in gran parte assenti”.

Sul fronte della domanda, a differenza dell’era delle telecomunicazioni, i chip dei data center sono pienamente utilizzati appena installati, con un’offerta che stenta a tenere il passo. Per quanto riguarda le valutazioni, il rapporto P/E prospettico dell’MSCI World IT ha toccato un picco di 31x nel 2025, circa la metà del livello pre-bolla del 2000. Sul rischio finanziario, Cioppa evidenzia come: “Almeno fino al prossimo anno, la maggior parte delle spese in conto capitale dovrebbe essere finanziata dal flusso di cassa operativo dei big tech, previsto a 700 miliardi di dollari nel 2026 per i cinque maggiori investitori. Questo bacino di profitti semplicemente non esisteva per le aziende di telecomunicazioni che raccoglievano debito durante la costruzione di internet”.

Creazione di valore

Il passaggio cruciale, per gli investitori, è la capacità dell’AI di generare valore economico reale. “Ci aspettiamo progressi significativi in tal senso nel 2026”, spiega Cioppa. “Rispetto ai precedenti cicli tecnologici fondamentali, l’AI offre probabilmente il maggior potenziale per aumentare la produttività”. Stime parlano di un incremento di produttività a lungo termine di 4,4 trilioni di dollari, con segnali già visibili: uno studio della Fed di St. Louis rileva una crescita della produttività USA dell’1,89% rispetto ai livelli pre-pandemia nei settori a più alto utilizzo di AI.

E’ solo l’inizio

Oltre all’AI generativa, Cioppa evidenzia poi una solida pipeline di innovazione per il 2026 e oltre:

  • Lavoro digitale: progressi negli agenti AI per sviluppo software, vendite, marketing.
  • Guida autonoma: ampliamento delle approvazioni normative dopo un 2025 di successo.
  • Robotica: avanzamenti in hardware e “cervelli” AI per una migliore percezione ambientale.
  • Commercio agentico: AI che ridisegna lo shopping online migliorando scoperta e frequenza d’acquisto.
  • Stablecoin: integrazione accelerata nei pagamenti e nella tesoreria dopo la legislazione Usa del 2025.
  • Calcolo quantistico: progressi verso un valore trasformativo in scoperta di materiali, farmaci e ottimizzazioni complesse.

Gli utili fanno la differenza

Dal debutto di ChatGPT a fine 2022 fino al 25 novembre 2025, l’MSCI World IT è cresciuto del 149%, quasi il doppio del +76% dell’indice mondiale. “Pur riconoscendo che il settore non è economico”, conclude Cioppa, “è importante notare che la crescita degli utili rappresenta il 78% dell’avanzamento tecnologico, con solo il 22% dovuto all’espansione dei multipli. Un netto contrasto con l’era dot-com, quando oltre metà dei guadagni proveniva dall’espansione dei multipli”. L’indice IT sconta attualmente una crescita degli utili con un rapporto PEG (Prezzo/Utili/Crescita) di 1,9x, inferiore al 2,2x del mercato più ampio. “Una valutazione accettabile corretta per la crescita, insieme alla nostra convinzione di trovarci nel mezzo di un super-ciclo AI pluriennale, ci mantiene ottimisti sul settore tecnologico nel 2026”.