In un’analisi diffusa in vista del nuovo anno, gli economisti di Goldman Sachs tracciano un bilancio del 2025 con uno sguardo al 2026 per le principali economie europee. Il report, intitolato “European Economics Analyst: Top Charts of 2025“, rivela un quadro di sorpresa resilienza nonostante le tensioni commerciali globali.
“L’economia dell’area euro e del Regno Unito ha dimostrato nel 2025 una maggiore resilienza rispetto alle previsioni”, affermano gli esperti di Goldman Sachs. Nonostante il freno alle esportazioni derivante dai dazi statunitensi nel secondo e terzo trimestre, la domanda interna si è tenuta più robusta del previsto. Così, la crescita del PIL nell’Eurozona e nel Regno Unito, pur rimanendo inferiore a quella degli Stati Uniti, ha superato le previsioni formulate alla fine del 2024.
Per il prossimo anno, gli analisti si aspettano un ulteriore miglioramento. “Il peso dei dazi USA continuerà a ridursi, anche se crescerà la competizione delle esportazioni cinesi”, si legge nel report. Altri fattori positivi saranno la significativa svolta fiscale espansiva in Germania, concentrata su spesa per la difesa, sociale e infrastrutture, e l’aumento generale della spesa europea per la difesa. Questi elementi, uniti a una robusta crescita del reddito reale, dovrebbero sostenere i consumi. Goldman Sachs prevede una crescita del PIL dell’1,3% per l’Eurozona e dello 0,9% per il Regno Unito nel 2026, in linea con il consenso generale.
Sul fronte monetario, dopo un rallentamento nella prima metà del 2025, salari e inflazione nell’Eurozona si sono rivelati più persistenti nel secondo semestre. La BCE ha comunque tagliato i tassi di 100 punti base nel primo semestre, ma ora, secondo gli esperti, “data la resilienza economica nelle nostre previsioni, ci aspettiamo che i tassi della BCE rimangano invariati nel 2026”. Ulteriori tagli sarebbero possibili solo in caso di un marcato peggioramento dell’attività economica o di un inflazione che scenda molto al di sotto del target.
La situazione nel Regno Unito è leggermente diversa, con salari e inflazione nei servizi ancora più alti che nel resto d’Europa, ma in via di normalizzazione grazie a un mercato del lavoro indebolito. “Ci aspettiamo che la Bank of England tagli il tasso ufficiale tre volte nel 2026”, portandolo ad un livello terminale del 3%.
Il report dedica poi particolare attenzione anche alle economie scandinave e alla Svizzera. Per Norvegia e Svezia, dove l’inflazione core è rimasta sopra target nel 2025, gli analisti prevedono “notevoli progressi nella disinflazione” nel 2026, con la Banca di Norvegia taglierà i tassi due volte mentre la Riksbank svedese dovrebbe mantenere invariato il tasso all’1,75%. In Svizzera, dopo aver toccato lo 0%, l’inflazione dovrebbe risalire leggermente nel 2026, senza mosse da parte della Banca Nazionale.
Tra le sfide future, gli esperti di Goldman Sachs individuano nell’aumento della competizione delle esportazioni cinesi un fattore di pressione duraturo sulla crescita europea. Tuttavia, il quadro complessivo del 2026 sembra tracciare un percorso di lenta ripresa, sostenuta da politiche fiscali mirate e da un contesto monetario che, dopo i tagli, entra in una fase di attesa.
