Tassi: Fed e Bce verso una pausa, ma i mercati guardano già alle mosse successive

La settimana si preannuncia particolarmente intensa per i mercati finanziari, con le decisioni di politica monetaria della Fed e della Bce al centro dell’attenzione degli investitori. A completare il quadro saranno le stime preliminari del Pil statunitense del terzo trimestre, i dati sull’inflazione e una serie di indicatori sulla fiducia e sull’attività economica. In un contesto caratterizzato dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e da una maggiore attenzione ai rischi fiscali, le indicazioni delle banche centrali potrebbero determinare nuovi movimenti sui cambi, sui titoli di Stato e sui mercati azionari.

«Sarà una settimana ad alto potenziale di volatilità, nella quale le decisioni delle banche centrali e i dati macroeconomici contribuiranno a ridefinire le aspettative degli investitori», osserva Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim. Per l’analista, l’attenzione non sarà rivolta soltanto alle decisioni sui tassi, ma anche al linguaggio utilizzato dai banchieri centrali per delineare le prospettive dei prossimi mesi.

Fed e BCE, riflettori sulle indicazioni per dicembre

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve è attesa mercoledì 28 ottobre. Le aspettative del mercato indicano un mantenimento dei tassi nell’intervallo attuale, mentre la probabilità di un rialzo viene stimata intorno al 10%. In questo scenario, sarà soprattutto la conferenza stampa successiva alla decisione a fornire indicazioni sulla possibile evoluzione della politica monetaria, con particolare attenzione alla riunione di dicembre.

«Per la Fed, i mercati scontano ampiamente un mantenimento del costo del denaro nell’attuale range, con probabilità di un rialzo molto basse», sottolinea Tognoli. «Sarà soprattutto la conferenza stampa a fare la differenza. Il tono e i segnali sui prossimi passi potranno spostare le aspettative e muovere dollaro, bond e indici».

Giovedì 29 ottobre l’attenzione si sposterà anche sui dati economici statunitensi. È attesa la stima preliminare del Pil del terzo trimestre, per la quale il consenso indica un’accelerazione rispetto alla crescita del 2,2% registrata nel trimestre precedente. Nella stessa giornata saranno pubblicati i dati di settembre sul PCE, l’indicatore dei prezzi dei consumi personali particolarmente seguito dalla Fed per valutare l’andamento dell’inflazione.

Queste rilevazioni permetteranno di verificare se la crescita economica rimane sufficientemente solida e se le pressioni sui prezzi mostrano segnali di attenuazione. Il calendario comprende inoltre la fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board, in uscita martedì, gli ordini di beni durevoli e, a fine settimana, l’Employment Cost Index, indicatore dei costi del lavoro.

Anche in Europa il mercato si prepara alla decisione della Bce, prevista giovedì 29 ottobre. Le attese sono orientate verso una conferma dei tassi, ma sarà importante comprendere dalle parole della presidente Christine Lagarde se la pausa nel ciclo monetario possa considerarsi consolidata oppure se rimangano aperte possibilità di ulteriori interventi a dicembre.

«Anche per la Bce sarà fondamentale la conferenza stampa di Christine Lagarde, che aiuterà a capire se la pausa è ormai consolidata o se restano aperture a un ulteriore movimento a dicembre», afferma Tognoli.

Venerdì 30 ottobre saranno pubblicate le stime preliminari del Pil del terzo trimestre dell’Eurozona e delle principali economie dell’area, tra cui Germania, Francia, Spagna e Italia. Le aspettative indicano una crescita moderata e in rallentamento rispetto al trimestre precedente, con differenze significative tra i singoli Paesi. Nella stessa giornata arriveranno anche le stime preliminari dell’inflazione di ottobre per la Germania e altri Stati membri, utili per valutare l’effettiva riduzione delle pressioni sui prezzi.

Dollaro, obbligazioni e azioni sensibili ai dati macroeconomici

L’esito degli appuntamenti della settimana potrebbe avere conseguenze rilevanti sulle diverse asset class. Negli Stati Uniti, una crescita robusta accompagnata da un’inflazione moderata rafforzerebbe lo scenario di soft landing, sostenendo potenzialmente gli investimenti più rischiosi. Al contrario, una persistente pressione sui prezzi potrebbe alimentare le aspettative di una politica monetaria più restrittiva.

In Europa, la combinazione tra crescita e inflazione contribuirà a chiarire se le condizioni economiche consentano alla Bce di mantenere invariato l’orientamento monetario oppure richiedano maggiore cautela, soprattutto alla luce delle difficoltà della Germania.

«EUR/USD, bond e indici azionari saranno particolarmente sensibili agli annunci di mercoledì e giovedì», evidenzia Tognoli. A influenzare il sentiment degli investitori contribuiranno anche i risultati delle grandi società tecnologiche statunitensi e l’andamento dei prezzi energetici, fattori che possono incidere sulle prospettive dell’inflazione.

Rendimenti obbligazionari più elevati, ma aumenta l’importanza della selettività

Accanto alle decisioni delle banche centrali, un altro tema centrale per gli investitori riguarda le opportunità che stanno emergendo sul mercato obbligazionario. L’aumento dei rendimenti offre oggi maggiori possibilità di ottenere reddito dai titoli di Stato e dalle obbligazioni societarie, ma impone anche un’attenta valutazione dei rischi sottostanti.

«L’aumento dei rendimenti obbligazionari sta creando nuove opportunità di investimento, anche se il forte calo dei titoli di Stato francesi ci ricorda che l’intensificarsi della concorrenza per i capitali sta sottoponendo gli emittenti a un maggiore controllo», osserva Tognoli. «Diventa sempre più importante comprendere che cosa stia spingendo al rialzo i rendimenti e se gli investitori siano adeguatamente remunerati per i rischi. In questo contesto, la selettività diventa un elemento fondamentale».

La maggiore competizione per attirare capitali riflette diversi fattori, tra cui l’aumento dell’indebitamento pubblico e il fabbisogno di finanziamenti legato agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Queste dinamiche stanno contribuendo a innalzare i costi di finanziamento e a rendere più evidente la differenza tra gli emittenti con fondamentali solidi e quelli maggiormente esposti a rischi fiscali o finanziari.

Le opportunità offerte dal mercato sono comunque aumentate sensibilmente: oltre l’80% delle obbligazioni globali presenta oggi un rendimento superiore al 4%, rispetto ad appena il 6,3% di cinque anni fa. Una trasformazione che amplia le possibilità di costruire portafogli orientati al reddito, senza necessariamente assumere rischi di credito più elevati.

Il caso francese e i rischi per il mercato europeo

La Francia rappresenta un esempio significativo delle tensioni che attraversano il mercato obbligazionario. Dall’inizio di agosto, il rendimento del titolo di Stato decennale è aumentato di circa 100 punti base, avvicinandosi al 5%. Il movimento riflette la più ampia revisione delle aspettative sui tassi, ma l’allargamento dello spread rispetto ai Bund tedeschi segnala anche una maggiore attenzione degli investitori ai rischi fiscali e politici francesi.

«Il crollo dei titoli obbligazionari francesi illustra come la competizione per i capitali stia rimodellando i mercati a reddito fisso», sottolinea Tognoli. La dinamica suggerisce che non tutti gli aumenti dei rendimenti debbano essere interpretati allo stesso modo: in alcuni casi riflettono una revisione generale delle condizioni finanziarie, in altri incorporano un premio aggiuntivo richiesto dagli investitori per compensare rischi specifici dell’emittente.

L’eventualità di un contagio ad altri mercati europei merita quindi attenzione, anche se il quadro attuale presenta differenze rispetto alla crisi del debito sovrano del 2011-2012. Il debito pubblico francese è passato da circa l’89% del Pil nel 2011 a circa il 119% attuale, mentre il rapporto debito/Pil aggregato dell’Eurozona è tornato intorno all’89%, sui livelli del 2011.

L’area euro può inoltre contare su un sistema bancario più solido e su strumenti di intervento della Bce più efficaci rispetto al passato, anche se un eventuale sostegno non può essere dato per scontato. Restano pertanto possibili ulteriori fasi di volatilità e fenomeni di contagio.

Allo stesso tempo, eventuali vendite indiscriminate potrebbero generare opportunità nei mercati in cui i fondamentali non giustificano pienamente l’aumento dei rendimenti. La Spagna è indicata come un esempio di mercato nel quale le tensioni generalizzate potrebbero creare occasioni d’investimento, qualora il rialzo dei rendimenti non fosse accompagnato da un deterioramento equivalente dei fondamentali.

Stati Uniti e Giappone, opportunità nei titoli di Stato

La ricerca di rendimenti interessanti non riguarda soltanto l’Europa. Anche i Treasury statunitensi stanno diventando più interessanti grazie a livelli iniziali dei rendimenti più elevati, che offrono un maggiore cuscinetto nel caso di ulteriori aumenti dei tassi.

«Riteniamo che vi siano opportunità in cui rendimenti più elevati dei titoli di Stato compensino meglio gli investitori per il rischio, senza segnalare un indebolimento dei fondamentali», spiega Tognoli. Nel caso dei titoli del Tesoro statunitensi, rendimenti di partenza più elevati migliorano il rapporto tra rischio e rendimento, mentre un eventuale ridimensionamento delle aspettative di ulteriore inasprimento monetario della Fed potrebbe offrire un ulteriore sostegno.

Un quadro in evoluzione emerge anche in Giappone, dove i rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza sono saliti oltre il 3%. La normalizzazione del premio a termine, ossia della remunerazione aggiuntiva richiesta dagli investitori per detenere obbligazioni con scadenze più lunghe, ha migliorato il rapporto rischio-rendimento. Gran parte dell’aggiustamento dei rendimenti si sarebbe già verificata, pur in presenza della possibilità di ulteriori pressioni al rialzo con la progressiva normalizzazione della politica monetaria.

In questo scenario, l’orientamento degli analisti è diventato meno negativo nei confronti dei titoli di Stato giapponesi, attraverso una riduzione del sottopeso. Resta tuttavia necessario considerare il rischio che il processo di normalizzazione monetaria continui a spingere verso l’alto i rendimenti.

Un interesse specifico riguarda inoltre il debito in valuta locale dei mercati emergenti, soprattutto in America Latina, dove il miglioramento dei fondamentali economici e delle finanze pubbliche può contribuire a sostenere rendimenti interessanti. Al contrario, un aumento del premio a termine determinato da preoccupazioni fiscali rappresenta un rischio da monitorare, perché potrebbe alimentare ulteriori rialzi dei rendimenti obbligazionari.

Obbligazioni societarie, preferenza per il segmento high yield di qualità

La selettività rimane centrale anche nel mercato del credito societario. In questo comparto, l’approccio indicato privilegia una strategia definita «a bilanciere inverso», orientata alla ricerca di rendimenti interessanti nelle obbligazioni high yield con rating più elevato, evitando al contempo le aree più rischiose dello spettro creditizio.

L’obiettivo è ottenere una remunerazione adeguata senza esporsi eccessivamente agli emittenti più fragili. L’elevato volume di emissioni legate all’intelligenza artificiale sta infatti esercitando pressione sul segmento investment grade, mentre le società con una qualità creditizia inferiore devono affrontare maggiori difficoltà nel rifinanziamento del debito a causa del livello ancora elevato dei tassi.

«Rendimenti più alti significano che gli investitori non hanno più bisogno di spingersi così in basso nello spettro creditizio per ottenere reddito», rileva Tognoli. In altre parole, la maggiore remunerazione oggi disponibile consente di valutare opportunità anche tra gli emittenti di qualità relativamente superiore, riducendo la necessità di assumere rischi aggiuntivi per incrementare il rendimento del portafoglio.

La settimana delle banche centrali si inserisce dunque in un contesto nel quale la lettura dei dati macroeconomici e la valutazione dei rendimenti obbligazionari procedono di pari passo. Le decisioni di Fed e Bce potranno modificare le aspettative sui tassi, mentre le tensioni sui titoli francesi e la maggiore disponibilità di rendimenti interessanti impongono di distinguere con attenzione tra opportunità di mercato e rischi legati alla solidità degli emittenti.