Se dovesse venir meno il carry trade sullo Yen, cosa accadrebbe alle Borse?

“La settimana è iniziata all’insegna dell’ottimismo per i titoli tecnologici asiatici”, ha commentato Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote, sottolineando però come l’entusiasmo non si sia esteso all’Europa, appesantita dalla scarsa presenza di titoli tecnologici e da un forte peso dei settori ciclici. Il tutto in attesa della riunione della Banca Centrale Europea di giovedì, chiamata a un nuovo rialzo dei tassi per arginare un’inflazione che, come evidenziato da più parti, appare sempre più legata a fattori esogeni come le tensioni in Medio Oriente.

La Bce e il dollaro: attesa per il rialzo dei tassi

Sul fronte valutario, il cambio euro/dollaro ha registrato un lieve rialzo, sostenuto però più da un indebolimento generale del biglietto verde che da una reale forza della moneta unica. L’incremento dei tassi da parte della Bce, ampiamente preventivato dal mercato, risulta già scontato nei prezzi, limitando la capacità di apprezzamento dell’euro. Al contrario, il dollaro ha mostrato segni di cedimento parallelamente al rientro del picco iniziale delle quotazioni del greggio. Un movimento significativo è stato osservato sullo yen giapponese, che ha guadagnato terreno sostenuto dalle aspettative di un rimpatrio di capitali da parte dei grandi investitori istituzionali nipponici. Questa ipotesi prende forma con l’ascesa dei rendimenti dei titoli di stato giapponesi, scesi sotto la soglia del 2,90% dopo aver toccato il 3% all’inizio del mese, un livello che in passato era considerato un potenziale innesco per il rientro dei capitali. “Si parla potenzialmente di decine di miliardi di dollari di capitali istituzionali giapponesi pronti a tornare in patria”, ha spiegato Ozkardeskaya, abbandonando possibilmente i titoli del Tesoro USA.

Il rischio di un nuovo “unwind” del carry trade sullo yen

Una delle principali ombre che si allungano sui mercati è rappresentata dal possibile scioglimento del carry trade sullo yen, una dinamica che potrebbe innescare forti turbolenze. Il fenomeno, già sperimentato tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2024, aveva portato a un crollo del cambio dollaro/yen di oltre il 13% e a un calo quasi del 10% dell’indice S&P 500 dal suo picco. Oggi, secondo l’analista di Swissquote, la situazione potrebbe ripetersi se la Banca del Giappone procederà con un nuovo aumento dei tassi questo mese, delineando un quadro per un’ulteriore normalizzazione monetaria. “Se la BoJ aumenterà i tassi questo mese – e se la Fed rimarrà in silenzio a causa delle pressioni politiche – il rischio di uno scioglimento del carry trade sullo yen diventerà più concreto”, ha avvertito Ozkardeskaya. Le conseguenze sarebbero un ulteriore rafforzamento dello yen, un aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi e un rapido calo degli indici azionari globali.

L’analista ha messo in guardia in particolare sul comparto tecnologico e legato all’intelligenza artificiale, dove valutazioni elevate e un elevato affollamento delle posizioni potrebbero amplificare un’eventuale ondata di vendite. “A mio avviso, ciò aprirebbe la strada a opportunità di acquisto sui cali, dato che una fase di chiusura del carry trade non dura in eterno”, ha aggiunto Ozkardeskaya, pur riconoscendo che nel breve termine gli investitori subirebbero forti pressioni.

L’Australia tra carry trade e rame: un’opportunità divergente

Analizzando le ripercussioni di un eventuale unwind, l’attenzione si concentra sul cambio dollaro australiano/yen, considerato uno dei veicoli classici per le operazioni di carry trade. “Questa operazione appare oggi vulnerabile, dato che il cambio ha ampio margine di ritracciamento”, ha osservato l’analista, prevedendo che la coppia subirebbe le conseguenze più pesanti in caso di smantellamento generalizzato delle posizioni. Tuttavia, guardando al dollaro australiano contro il biglietto verde, emerge un quadro più sfumato. Il cambio AUD/USD ha recentemente superato la soglia dei 72 centesimi, avvicinandosi ai massimi del 2022, sostenuto non solo dalle aspettative di una politica monetaria restrittiva della Reserve Bank of Australia, ma anche da un mutamento nel barometro di riferimento per la valuta.

Storicamente legato all’andamento del minerale di ferro e alla crescita cinese trainata dal settore immobiliare, il dollaro australiano sta ora trovando un nuovo sostegno nel rame. “Il mercato del rame sta correndo ai ripari utilizzando sempre più il dollaro australiano come proxy per la domanda di rame e di materie prime a livello globale”, ha spiegato Ozkardeskaya, una domanda trainata dall’elettrificazione, dalle reti elettriche e dagli investimenti in intelligenza artificiale. Il rame ha recentemente toccato un massimo storico al London Metal Exchange, e le prospettive per le esportazioni australiane sono in forte crescita. Questa dinamica potrebbe creare una divergenza interessante: la chiusura delle posizioni di carry trade potrebbe pesare sull’AUD/JPY, mentre le prospettive legate al rame e alla RBA potrebbero offrire un certo sostegno all’AUD/USD.

Uno sguardo al futuro tra incertezze e opportunità

Guardando ai prossimi giorni, gli investitori terranno d’occhio una serie di eventi chiave: la ripresa delle contrattazioni negli Stati Uniti, l’andamento dell’inflazione americana, le intenzioni della Banca del Giappone in vista della riunione della prossima settimana e l’evoluzione del rischio legato al carry trade. “Sebbene il mercato presenti oggi numerose incertezze, ciò offre anche significative opportunità che gli investitori potrebbero cogliere nelle prossime settimane”, ha concluso Ipek Ozkardeskaya, lasciando intendere che la volatilità potrebbe essere la compagna di viaggio dei mercati finanziari globali, ma anche la madre di nuove occasioni per chi saprà interpretare correttamente i segnali.