Romania: nuovo Governo e bond governativi alla prova dei conti pubblici

La fine di cinque mesi di paralisi politica in Romania migliora la visibilità sulle prospettive di bilancio nel breve periodo, ma non elimina i rischi per la sostenibilità dei conti pubblici. Il nuovo Governo guidato dal primo ministro Luca Niculescu intende rivedere il bilancio del 2026 entro 30 giorni e presentare una manovra per il 2027 coerente con un deficit pari al 5,2% del prodotto interno lordo. Un obiettivo ambizioso, secondo Scope Ratings, che potrebbe rappresentare un elemento positivo per il merito di credito del Paese, ma la cui realizzazione dipenderà dalla capacità dell’esecutivo di mantenere il sostegno parlamentare e di proseguire il risanamento anche negli anni successivi.

Secondo Brian Marly, Associate Director, Sovereign & Public Sector di Scope Ratings, la fine dello stallo politico costituisce un passo avanti, ma non è sufficiente a garantire la stabilità fiscale nel medio periodo. «Il superamento della paralisi politica migliora la visibilità sulle decisioni di bilancio nell’immediato», osserva l’analista, sottolineando tuttavia che «la solidità del percorso di consolidamento dipenderà dalla capacità del governo di rispettare gli obiettivi di deficit e di mantenere una maggioranza sufficientemente stabile».

La Romania conserva un rating sovrano BBB- con outlook stabile secondo Scope Ratings. Per l’agenzia, l’eventuale riduzione del disavanzo al 5,2% del Pil nel 2027 sarebbe positiva per il merito di credito, soprattutto rispetto alla precedente stima, che nel maggio 2026 indicava un deficit del 5,8% per quell’anno.

Una maggioranza fragile e il rischio delle elezioni del 2028

Il principale elemento di incertezza riguarda la tenuta politica del nuovo esecutivo. La sua sopravvivenza dipende infatti da una base parlamentare frammentata e, soprattutto, dal sostegno temporaneo del Partito Nazionale Liberale (Pnl), che ha guidato il precedente processo di consolidamento fiscale sotto il premier uscente Ilie Bolojan, per poi passare all’opposizione.

Il Pnl ha assicurato il proprio appoggio al governo fino all’approvazione del bilancio 2027, definendo la scelta come un sostegno dettato dalla necessità. Il partito ha inoltre fissato un limite al deficit del prossimo anno, pari al 5,3% del Pil, avvertendo che potrebbe presentare una mozione di sfiducia qualora tale soglia venisse superata.

«Il sostegno del Pnl offre un punto di riferimento per la politica fiscale nel breve termine, ma è limitato nel tempo», rileva Marly. «Una volta approvato il bilancio del 2027, il governo potrebbe ritrovarsi senza un sostegno parlamentare adeguato proprio quando sarà necessario proseguire il risanamento dei conti».

Le prospettive diventano ancora più incerte guardando alle elezioni del 2028. Il partito di destra radicale AUR continua a guidare i sondaggi con consensi intorno al 34%, aumentando la pressione sulle forze politiche tradizionali e rendendo più difficile sostenere misure di austerità.

Per Scope Ratings, il rischio è che le esigenze elettorali finiscano per prevalere sugli obiettivi di bilancio. «La possibilità di mantenere la disciplina fiscale oltre il 2027 rappresenta il vero banco di prova per le autorità rumene», sottolinea l’analista. «L’instabilità politica potrebbe continuare a condizionare le decisioni economiche proprio in una fase in cui il Paese avrebbe bisogno di consolidare i progressi ottenuti».

Deficit in calo, ma la spesa pubblica tornerà a crescere

I dati più recenti mostrano che i conti pubblici hanno registrato un miglioramento, nonostante la presenza di un governo ad interim a partire da maggio 2026. Nei primi otto mesi dell’anno, il deficit calcolato su base di cassa è sceso al 2,9% del Pil, dal 4,5% dello stesso periodo del 2025. Un andamento che mantiene alla portata l’obiettivo di disavanzo annuale del 6,2%.

Il risultato segue la riduzione del deficit secondo i criteri europei, passato dal 9,3% del Pil nel 2024 al 7,9% nel 2025. Il miglioramento è stato determinato soprattutto dagli aumenti delle imposte introdotti a metà dello scorso anno e dal congelamento di salari pubblici e pensioni.

Il nuovo Governo ha confermato gli obiettivi della strategia fiscale e strutturale approvata a marzo: deficit al 5,2% del Pil nel 2027 e discesa sotto il 3% entro il 2030. Il percorso, tuttavia, non sarà semplice.

Il programma di Niculescu esclude l’introduzione di nuove imposte e prevede l’abolizione, dal gennaio 2027, dell’imposta minima sul fatturato delle grandi imprese. Contemporaneamente, le pressioni sulla spesa pubblica sono destinate a intensificarsi.

A gennaio 2027 è prevista l’indicizzazione di salari pubblici e pensioni, entro i limiti stabiliti dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi. Nello stesso anno è inoltre attesa una nuova legge sulle retribuzioni del settore pubblico.

«La sfida per il governo sarà conciliare la riduzione del deficit con un contesto in cui alcune componenti della spesa torneranno ad aumentare», afferma Marly. «L’assenza di nuove imposte restringe i margini di manovra e rende ancora più importante il controllo della spesa e la credibilità degli impegni assunti».

A pesare sui conti contribuiranno anche gli interessi sul debito. Il rendimento dei titoli di Stato rumeni a dieci anni si attesta intorno al 7,1%, il livello più elevato nell’Unione europea, nonostante una flessione successiva all’annuncio del nuovo governo.

Crescita debole e debito pubblico in aumento

Il quadro macroeconomico aggiunge ulteriori elementi di fragilità. Scope prevede una contrazione del Pil rumeno dello 0,5% nel 2026, seguita da una ripresa del 2,3% nel 2027. L’agenzia avverte tuttavia che le prospettive restano esposte a rischi significativi al ribasso, in un contesto internazionale caratterizzato da elevata volatilità e da prezzi dell’energia ancora problematici.

La combinazione tra crescita debole, elevati costi di finanziamento e incertezza politica rende particolarmente sensibile la dinamica del debito pubblico a eventuali scostamenti dagli obiettivi di bilancio.

Nelle stime di Scope Ratings, il rapporto tra debito pubblico e Pil potrebbe salire fino a circa il 70% entro il 2031, ben oltre l’obiettivo del governo, che punta a stabilizzarlo sotto il 64%.

«Il rischio principale non riguarda soltanto la capacità di raggiungere gli obiettivi di deficit nel breve termine, ma anche quella di evitare un deterioramento strutturale dei conti negli anni successivi», spiega Marly. «Se il consolidamento fiscale dovesse rallentare dopo il 2027, il debito potrebbe continuare a crescere, aumentando l’esposizione della Romania alle condizioni dei mercati finanziari».

La pressione sui conti è aggravata anche dal costo del finanziamento estero. Il cambio euro/leu si è attestato in media intorno a 5,34 nell’ultimo mese, circa il 5% in più rispetto a un anno prima in termini di leu necessari per acquistare un euro. Il deprezzamento della valuta aumenta il costo del debito denominato in moneta estera, che rappresenta circa la metà del debito pubblico.

L’8 ottobre la Banca nazionale rumena ha mantenuto il tasso di riferimento al 6,50%. L’istituto centrale prevede inoltre una nuova accelerazione dell’inflazione verso la fine dell’anno, anche a causa dell’aumento dei prezzi energetici, limitando così lo spazio per un allentamento delle condizioni finanziarie.

Obbligazioni governative rumene, rendimenti elevati ma attenzione al rischio

Le difficoltà dei conti pubblici e l’incertezza sulla tenuta del consolidamento fiscale potrebbero continuare a condizionare l’andamento delle obbligazioni governative della Romania. Il rendimento dei titoli decennali ha raggiunto il 7,19% il 21 ottobre 2026, confermando il costo elevato al quale il Paese si finanzia sui mercati. Il dato riflette anche il premio richiesto dagli investitori per assumersi i rischi legati alla situazione fiscale e politica.

La prospettiva di un deficit in riduzione nel 2027 potrebbe contribuire a sostenere la fiducia degli investitori, ma eventuali ritardi nelle riforme, tensioni politiche o scostamenti dagli obiettivi di bilancio rischierebbero di esercitare nuove pressioni sui prezzi dei titoli.

«La credibilità del percorso di risanamento fiscale sarà determinante anche per le condizioni di finanziamento della Romania», osserva Marly. «Se il governo riuscirà a rispettare gli obiettivi di deficit e a garantire la continuità delle risorse europee, potrà contribuire a ridurre i timori degli investitori. Al contrario, un indebolimento della disciplina di bilancio potrebbe aumentare il premio per il rischio richiesto dal mercato».

Per chi investe in titoli di Stato rumeni, il quadro presenta quindi opportunità e rischi. Rendimenti nominali elevati possono risultare interessanti per chi cerca flussi cedolari consistenti, ma non costituiscono una garanzia di rendimento complessivo positivo. Se i rendimenti di mercato dovessero salire ulteriormente, i prezzi delle obbligazioni già in circolazione scenderebbero, con effetti generalmente più marcati sui titoli a lunga scadenza. Un eventuale miglioramento della fiducia, invece, potrebbe favorire una discesa dei rendimenti e un apprezzamento dei prezzi.

Occorre considerare anche il rischio valutario. Per un investitore italiano che acquista obbligazioni denominate in lei rumeni, un ulteriore indebolimento della valuta nei confronti dell’euro potrebbe ridurre, o persino annullare, il guadagno ottenuto attraverso cedole e variazioni del prezzo del titolo. I bond denominati in euro evitano questa specifica esposizione diretta al cambio leu/euro, ma rimangono soggetti al rischio di credito sovrano e alle oscillazioni dei tassi di mercato.

Anche il quadro dei rating merita attenzione. Il 2 ottobre 2026 S&P ha confermato il giudizio BBB- sulla Romania, mantenendo però l’outlook negativo. Una valutazione che segnala come il rischio di un declassamento non sia scomparso e come la capacità di risanare i conti pubblici resti un fattore centrale per la fiducia del mercato.

Per gli obbligazionisti, la prossima revisione del rating da parte di Scope Ratings, prevista per il 20 novembre 2026, sarà un appuntamento da seguire per valutare gli sviluppi politici e fiscali. Più che il rendimento offerto oggi, sarà decisiva la capacità della Romania di mantenere un percorso credibile di riduzione del deficit e di stabilizzazione del debito pubblico.

Fondi europei decisivi per sostenere gli investimenti

Un altro fattore determinante per le prospettive economiche e fiscali della Romania è rappresentato dai finanziamenti dell’Unione europea. Il Paese ha ricevuto 13,3 miliardi di euro nell’ambito del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf), di cui 9 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 4,3 miliardi in prestiti, a fronte di un piano complessivo da 21,4 miliardi.

Restano da sbloccare 6,4 miliardi di euro, collegati a due richieste di pagamento ancora in sospeso, sulle quali è attesa una decisione della Commissione europea entro il 20 novembre.

Il mancato rispetto della scadenza del 31 agosto per l’approvazione della legge sulle retribuzioni del settore pubblico comporterà la perdita di circa 770 milioni di euro. Altri 900 milioni risultano a rischio a causa del mancato raggiungimento di ulteriori traguardi previsti dal programma.

«La capacità di rispettare gli impegni concordati con Bruxelles è fondamentale non soltanto per ottenere risorse aggiuntive, ma anche per sostenere gli investimenti senza aggravare ulteriormente il bilancio nazionale», osserva Marly. «Eventuali ritardi o perdite di finanziamenti europei renderebbero più difficile mantenere il livello degli investimenti pubblici e sostenere la crescita».

Nel 2026 gli investimenti pubblici sono stimati intorno all’8,5% del Pil. Una volta terminato il programma Rrf, il loro finanziamento dipenderà in misura maggiore dai fondi di coesione previsti dal bilancio europeo 2021-2027, che ammontano a circa 31 miliardi di euro, equivalenti all’8,1% del Pil rumeno.

Alla fine di settembre 2026, tuttavia, era stato assorbito soltanto il 28,5% di queste risorse. La parte restante dovrà essere utilizzata entro la fine del 2029, imponendo alle autorità un’accelerazione nell’attuazione dei progetti.

Disavanzo estero e fragilità del merito di credito

I finanziamenti europei sono importanti anche per coprire il fabbisogno finanziario esterno della Romania. Il disavanzo delle partite correnti, pari al 7,4% del Pil nel 2025, rappresenta infatti una debolezza strutturale del profilo creditizio del Paese.

In presenza di investimenti diretti esteri in rallentamento, i flussi provenienti dall’Unione europea costituiscono una fonte relativamente stabile di finanziamento e contribuiscono a contenere i rischi legati alle elevate necessità di capitali dall’estero.

«La sostenibilità del debito rumeno dipenderà anche dalla capacità di mantenere un accesso regolare ai fondi europei e di assicurare un finanziamento stabile del fabbisogno esterno», afferma Marly. «In un contesto caratterizzato da rendimenti obbligazionari elevati e da una valuta più debole, la perdita di queste risorse aumenterebbe ulteriormente la vulnerabilità del Paese».

Per Scope Ratings, il profilo di credito della Romania rimane quindi strettamente legato alla capacità delle autorità di rendere credibile il percorso di consolidamento fiscale e di assicurare l’erogazione dei fondi europei negli anni a venire.

La prossima data prevista per la revisione del rating rumeno da parte di Scope Ratings è il 20 novembre 2026. Sarà un appuntamento importante per valutare i progressi compiuti dal nuovo governo, ma anche per verificare se gli impegni annunciati potranno tradursi in un percorso di risanamento sufficientemente solido da contenere la crescita del debito pubblico nel medio periodo.