L’aumento dell’inflazione ha alimentato crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità del ritmo di spesa per l’intelligenza artificiale.
“Nonostante una serie di dati sull’inflazione in aumento – avverte Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim – il rendimento nominale dei titoli del Tesoro a 10 anni è sceso dal 5,30% del 5 ottobre al 5,08% di venerdì scorso. Un calo interamente spiegato da una diminuzione di 22 punti base dei rendimenti reali. Gli investitori stanno ora spostando la loro attenzione dall’inflazione odierna all’impatto che tassi di interesse più elevati potrebbero avere sulla crescita economica futura e, di conseguenza, stanno tornando a considerare i titoli del Tesoro come un bene rifugio in tale eventualità”.
L’IA non è più insensibile ai tassi di interesse
Questo cambiamento sta iniziando a convalidare un’argomentazione che, secondo Tognoli, l’attuale sviluppo dell’IA non è più insensibile ai tassi di interesse: viene sempre più finanziato attraverso un aumento dell’emissione di debito e azioni, piuttosto che tramite il flusso di cassa libero di un ristretto gruppo di aziende. Questa realtà ha iniziato a riflettersi nei prezzi delle obbligazioni emesse da molti costruttori di infrastrutture per l’IA nelle ultime settimane.
Il campanello d’allarme di CoreWeave
L’avvertimento più chiaro è arrivato da CoreWeave, un importante fornitore di infrastrutture cloud basate su GPU utilizzate per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale. Il rendimento del suo debito in scadenza nel 2031 è schizzato oltre il 15%, mentre il costo per assicurarsi contro un default tramite credit default swap è salito a 1.140,17 da 450 di giugno e a 835 del 5 ottobre. Per gli investitori, questi movimenti segnalano che i finanziatori stanno richiedendo una remunerazione sostanzialmente maggiore per il rischio di finanziare lo sviluppo dell’IA.
Il circolo vizioso tra debito e ricavi
Questo è importante perché gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno fornito un sostegno significativo alla recente crescita economica degli Stati Uniti, mentre i guadagni di mercato connessi al boom dell’IA hanno incrementato la ricchezza delle famiglie e la spesa dei consumatori. Tuttavia, dare vita all’IA richiede enormi quantità di capitale, sempre più sensibili ai tassi di interesse e in parte questo sembra un circolo vizioso, visto che l’emissione di debito di un’azienda si trasforma in ricavi per un’altra. Se l’aumento dei costi di finanziamento rallenta tale emissione, la conseguente perdita di ricavi potrebbe indebolire direttamente gli investimenti e, attraverso mercati azionari più deboli e un effetto ricchezza ridotto, pesare anche sulla spesa dei consumatori.
**Le domande aperte degli investitori**
In altre parole, lo stesso boom degli investimenti nell’IA che ha contribuito a giustificare rendimenti reali più elevati durante la fase di crescita potrebbe ora contribuire a ridurli, poiché gli investitori si interrogano sulla sua capacità di resistere nel tempo e sul suo potenziale impatto sulla crescita economica statunitense. Gli investitori considerano sempre più i titoli del Tesoro come una copertura contro la possibilità di una crescita più debole. L’inflazione non è ancora stata sconfitta, ma il messaggio del mercato obbligazionario è stato che un rallentamento significativo degli investimenti nell’IA potrebbe avere conseguenze e che tale rischio è sufficiente a innescare un’inversione di tendenza nei rendimenti reali.
Le domande degli investitori a questo punto del ciclo sono diverse. CoreWeave è un campanello d’allarme, oppure, come ha sostenuto questa settimana l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, la sua solidità finanziaria sta effettivamente migliorando e il costo del capitale sta diminuendo? Si tratta semplicemente dell’ennesimo allarme sull’IA, come i tanti visti negli ultimi anni, destinato a rivelarsi solo un piccolo ostacolo sulla strada verso maggiori investimenti e prezzi azionari più elevati? Il mercato obbligazionario ha ragione a considerare l’inflazione un rischio minore, soprattutto considerando che Warsh, durante una sua recente intervista in Thailandia, è stato percepito come riluttante ad un ulteriore aumento dei tassi nella prossima riunione di ottobre?
L’importanza della diversificazione
Tognoli non ha ovviamente le risposte a questi ed altri interrogativi e rischi ancora irrisolti, ed è per questo che continua a credere che la diversificazione sia oggi ancora più importante di quanto non lo sia stata negli ultimi decenni. Non conosciamo il futuro, ma ci possiamo preparare. Cfo Sim continua quindi a sostenere la costruzione di portafogli con molteplici temi che non dipendano eccessivamente dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, pur riconoscendo che questo settore ha permeato ampie fasce dell’economia e dei mercati statunitensi.
Di conseguenza, continuerà a influenzare le dinamiche a breve termine e probabilmente contribuirà ad aumentare la volatilità. Tuttavia, come constatato più volte, gli investitori con orizzonti temporali di medio-lungo termine potrebbero trarre vantaggio dal rimanere investiti e fedeli ai propri piani finanziari, man mano che i potenziali benefici dell’IA si estenderanno all’economia e ai mercati in generale nei prossimi anni.
