I mercati obbligazionari si avviano verso un 2026 caratterizzato da condizioni più favorevoli, trainati dal graduale allentamento delle banche centrali e da un contesto macroeconomico più stabile. È questa la visione delineata da Chris Iggo, Chief Investment Officer di AXA IM Core, secondo cui “i mercati del reddito fisso dovrebbero beneficiare del continuo allentamento delle banche centrali nel 2026”.
Secondo l’esperto, la combinazione di tassi più bassi, inflazione in rientro e una crescita globale resiliente fornirà supporto sia ai titoli di Stato sia ai mercati del credito, pur in un quadro che non sarà privo di rischi.
Banche centrali più morbide: una spinta per il reddito fisso
Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui Fed, BCE e Bank of England completeranno il percorso verso tassi d’interesse neutrali o addirittura inferiori alle attese, reagendo all’indebolimento della crescita e al progressivo rientro dell’inflazione.
Come osserva Iggo, “ci aspettiamo tassi d’interesse più bassi negli Stati Uniti, poiché le autorità rispondono all’indebolimento delle tendenze del mercato del lavoro, e tassi più bassi in Europa a causa di ulteriori cali dell’inflazione”.
Negli Stati Uniti, il calo dei Fed funds sotto il 3% nel corso del prossimo anno è uno scenario ritenuto plausibile, con un conseguente irripidimento della curva dei rendimenti dei Treasury. La domanda strutturale, in particolare dal settore assicurativo, dovrebbe contribuire a mantenere stabili i rendimenti a lungo termine.
Europa: tra nuovi stimoli e rischio fiscale
Nel Vecchio Continente, il potenziale di espansione rimane legato all’azione della BCE, che nel 2025 ha già tagliato il tasso sui depositi al 2%. “Ulteriori tagli sono possibili se l’inflazione dovesse superare il target ufficiale”, ricorda Iggo, sottolineando come tali dinamiche possano limitare il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato europei.
Tuttavia, l’atteso avvio del programma di spesa tedesco comporterà un aumento dell’offerta di Bund, con possibili momenti di tensione sul mercato. Nel Regno Unito, invece, l’inflazione in rallentamento e politiche fiscali più stringenti potrebbero favorire un calo dei rendimenti dei Gilt nel 2026.
Resta però un nodo critico: la sostenibilità del debito pubblico. “La tendenza a lungo termine dei livelli di debito pubblico non è incoraggiante nelle economie avanzate”, avverte Iggo, pur sottolineando che crescita nominale e iniziative governative dovrebbero evitare episodi di panico fiscale.
Credito: spread compressi ma carry ancora interessante
Il 2025 ha confermato la buona tenuta del mercato del credito, con spread in riduzione nonostante elevati volumi di emissioni. E anche per il 2026 lo scenario di base rimane positivo.
Iggo afferma che “lo scenario di base è positivo per i mercati del credito, nonostante gli spread creditizi ridotti e i segnali di un aumento della leva finanziaria”.
Il fattore chiave sarà il confronto tra il rischio societario e il rischio sovrano: se gli investitori continueranno a preferire esposizioni corporate diversificate rispetto ai titoli di Stato più vulnerabili, i rendimenti offerti dal credito resteranno attraenti.
I rischi, tuttavia, non mancano: dati economici più deboli, volatilità azionaria crescente o segnali di stress nei mercati privati potrebbero portare a periodi di sottoperformance rispetto ai governativi. Gli Stati Uniti appaiono l’area più esposta, anche a causa dei potenziali effetti dei dazi e delle politiche migratorie sulla dinamica inflattiva.
High yield ed emergenti: carry al centro
In un contesto privo di shock su crescita o credito, il carry resterà il principale contributo ai rendimenti obbligazionari. “Le obbligazioni high yield e dei mercati emergenti continuano ad essere interessanti dal punto di vista del rendimento totale”, osserva Iggo, pur ricordando la necessità di monitorare le valutazioni dopo un 2025 particolarmente brillante.
L’ulteriore miglioramento della qualità creditizia nel segmento high yield e la stabilizzazione macroeconomica nei mercati emergenti rappresentano due elementi di supporto.
Uno scenario costruttivo, ma non privo di insidie
L’analisi di Iggo converge su un punto centrale: salvo shock inattesi, il 2026 dovrebbe offrire agli investitori obbligazionari un quadro più favorevole rispetto agli anni precedenti. “Gli investitori dovrebbero essere in grado di beneficiare di solidi rendimenti obbligazionari”, conclude.
Il miglioramento delle condizioni monetarie, la ricerca di rendimento e un carry più generoso costituiscono le basi di uno scenario costruttivo. Resta però fondamentale mantenere un approccio selettivo, soprattutto alla luce delle valutazioni elevate e delle incognite fiscali che continuano a pesare sui mercati sovrani.
