Poste Italiane rivede al rialzo l’Opas su Tim

Manca ormai poco più di una manciata di giorni alla scadenza dell’Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, e il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha deciso di rivedere al rialzo le condizioni proposte agli azionisti della società tlc.

L’intervento riguarda esclusivamente la quota monetaria del corrispettivo. La componente in denaro sale infatti da 1,67 a 1,97 euro per ogni titolo Tim conferito, con un incremento di 30 centesimi. Nessuna modifica, invece, per la parte azionaria dell’offerta, che resta fissata a 0,218 azioni di nuova emissione di Poste ogni azione della società telefonica.

In termini più concreti, per ogni dieci azioni Tim portate in adesione, l’investitore riceverà ora 19,7 euro in contanti, contro i 16,7 euro previsti inizialmente, oltre a 2,18 titoli del gruppo postale. L’offerta pubblica di scambio volontaria era stata lanciata lo scorso 20 luglio e la sua conclusione è fissata per l’11 settembre.

Il CdA di Poste Italiane ha motivato questa decisione con l’intenzione di ribadire la portata strategica e industriale dell’operazione, sottolineando come i benefici attesi per gli azionisti rimangano sostanzialmente invariati nonostante l’aumento del corrispettivo. Secondo le stime diffuse dal gruppo, l’impatto positivo sull’utile per azione di Poste si manifesterà a partire dal 2027, con un’accelerazione a doppia cifra prevista per l’anno successivo.

Dal punto di vista finanziario, la leva pro-forma del nuovo soggetto che nascerebbe dalla fusione, considerando anche l’aggiornamento della componente cash, è stimata a circa 1,5 volte al termine del 2026. Poste ha inoltre confermato la propria politica dei dividendi per l’esercizio in corso su base stand-alone e l’impegno a incrementare la remunerazione agli azionisti a partire dal 2027.

Un dettaglio non trascurabile per chi sta valutando l’adesione: gli azionisti Tim che accetteranno l’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo al 2026, che sarà erogato il 25 novembre prossimo. L’azienda ha anche precisato che questa rappresenta l’ultima proposta economica e che non vi saranno ulteriori ritocchi.

Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste registrato alla chiusura del 20 marzo scorso, ultimo giorno di Borsa aperta prima dell’annuncio dell’operazione, pari a 21,46 euro, il nuovo corrispettivo esprime una valorizzazione implicita di 6,65 euro per ciascun titolo Tim. Questo valore incorpora un premio del 14,16% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni della società tlc alla stessa data di riferimento.

Se si considera invece il prezzo di chiusura di venerdì 4 settembre, quando le azioni Poste viaggiavano a 26,90 euro, con un incremento del 25% rispetto a marzo, la valorizzazione implicita sale a 7,83 euro per azione Tim. Un dato interessante se confrontato con l’andamento di ieri, che ha visto il titolo Tim chiudere in calo del 3,56% a 7,47 euro, mentre Poste ha perso il 2,42% a 26,25 euro.

In caso di adesione totalitaria, ovvero se tutte le azioni oggetto dell’offerta venissero conferite, il controvalore monetario implicito complessivo raggiungerebbe gli 11,3 miliardi di euro, calcolato sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste alla data di riferimento. In questo scenario, l’ammontare massimo della componente in contanti del corrispettivo sarebbe di circa 3,36 miliardi.

L’operazione presenta anche un delicato aspetto legato al ruolo dello Stato. Con le condizioni attuali, il ministero dell’Economia, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, vedrebbe la propria quota in Poste ridursi dal 64,2% al 50,01%. Il rilancio in contanti è stato visto da molti come una mossa per evitare che lo Stato scenda sotto la soglia psicologica del 50%.

Per far fronte all’aumento dell’esborso, Poste Italiane ha stipulato un ulteriore finanziamento con Bnp Paribas per un importo massimo di 512 milioni di euro, a condizioni sostanzialmente analoghe a quelle già previste per il resto dell’operazione.