A metà novembre negli Stati Uniti è stato raggiunto un accordo politico per porre fine al “Government Shutdown”, la chiusura degli uffici federali dovuta all’impossibilità del Tesoro di pagare i dipendenti pubblici. “Durante questo periodo, ci sono stati degli effetti macroeconomici rilevanti, ma le esperienze del passato ci hanno insegnato che nel trimestre successivo l’ammanco di crescita dovrebbe essere recuperato rapidamente”, spiega Marco Piersimoni, Co-Head Multi Asset Euro di Pictet AM.
A distanza di un mese, permangono ancora diverse incognite. I dati sul mercato del lavoro e sull’inflazione sono stati pubblicati, ma solo ora la comunicazione macroeconomica sta tornando a regime, consentendo una lettura più completa del quadro. Durante lo shutdown, i dati disponibili provenivano in gran parte da istituzioni private, come le indagini di fiducia delle imprese. “Nel mese di novembre, le survey del settore manifatturiero hanno mostrato un piccolo rallentamento, mentre quelle del settore dei servizi sono rimaste in fase di espansione. L’inflazione di settembre è rimasta di fatto stabile e in linea con le attese, ma ancora sopra il target del 2%”, sottolinea Piersimoni.
In Europa, l’attività industriale ha mostrato un discreto recupero, con l’inflazione ancora leggermente al di sopra dell’obiettivo della BCE. In Cina, invece, il settore immobiliare continua a mostrare segnali deboli: i timidi segnali di recupero dei mesi estivi non si sono confermati, con un eccesso di capacità che pesa sull’attività e sui prezzi.
Guardando al 2026, il consenso degli economisti prevede una crescita stabile negli Stati Uniti, pari al 2%, leggermente sopra il potenziale, e un’inflazione sostanzialmente invariata rispetto al 2025. “Durante il Liberation Day, le previsioni erano più pessimistiche, con stime di crescita in discesa e inflazione in rialzo, ma la gravità di questo shock è stata rivista e le previsioni sono ora in miglioramento”, osserva Piersimoni. Per l’area euro, invece, sia la crescita che l’inflazione sono attese in calo: la crescita dovrebbe attestarsi poco sopra l’1%, con l’inflazione al di sotto del target.
. In Europa, alcune dichiarazioni di membri del board della BCE, cDal punto di vista della politica monetaria, il quadro rimane variegatoome Isabel Schnabel, hanno avuto un tono marcatamente “hawkish”, facendo passare i mercati dal prezzare un ultimo taglio a ipotizzare un rialzo già nel 2026. Negli Stati Uniti, la Fed ha tagliato i tassi come previsto, confermando l’intenzione di un ulteriore taglio nel prossimo anno. “Il programma di acquisto di T-bill per oltre 500 miliardi di dollari per il 2026 va nella direzione di un allentamento delle condizioni finanziarie, fenomeno sempre gradito ai mercati finanziari. Alcuni hanno però sollevato dubbi sul coordinamento tra politica monetaria e fiscale, interpretandolo come un possibile tentativo di accerchiamento della Fed”, commenta Piersimoni.
I mercati azionari e obbligazionari hanno registrato movimenti fisiologici: discese delle curve dei rendimenti e rialzi sui mercati azionari. Nel settore tecnologico, emergono preoccupazioni legate alla qualità degli utili e alla leva finanziaria delle società più capitalizzate. “Il mercato ha iniziato a discriminare tra le società virtuose e quelle più a rischio per investimenti e tenuta dei margini”, precisa Piersimoni.
Guardando al 2026, le economie globali appaiono solide e capaci di adattarsi a politiche economiche e contesto geopolitico non ideale. Le economie emergenti mostrano buona salute e manovre ortodosse, mentre le valutazioni di mercato non risultano particolarmente attraenti. “Si è aperta una finestra per il famoso ‘broadening’ dei mercati azionari: non più solo un ristretto gruppo di azioni, ma un ampliamento a temi e settori per lunghi trimestri dimenticati. I mercati obbligazionari offrono rendimenti sufficienti, ma la loro utilità va valutata nell’ambito di ogni specifico portafoglio. Sarà proprio la costruzione di portafoglio un elemento determinante nel nuovo anno”, conclude Piersimoni
