L’ottimismo è il nuovo realismo? Le indicazioni di Franklin Templeton per il prossimo anno

Mentre i mercati si preparano a chiudere un 2025 sorprendentemente positivo, nonostante le turbolenze, l’attenzione degli investitori è già catturata dai venti contrari del nuovo anno. Ma forse è il momento di cambiare prospettiva. Shep Perkins, CEO di Putnam Equity, gruppo Franklin Templeton, invita a bilanciare la naturale cautela con una domanda spesso trascurata: cosa potrebbe andare a gonfie vele?

“Prima di guardare al 2026, diamo un rapido sguardo indietro all’inizio di aprile 2025”, ricorda Perkins. “Le azioni statunitensi hanno registrato il loro calo più significativo in un solo giorno dal 2020, e l’indice S&P 500 è sceso a quasi il 20% al di sotto del record di febbraio. Comunicazioni caotiche e confuse sulle politiche tariffarie hanno sconvolto i mercati, che però hanno invertito la rotta in modo altrettanto rapido entro la fine di quel mese”. In quel momento, osserva, gli investitori erano probabilmente focalizzati su “cosa — o cos’altro — potesse andare storto”.

“Per decenni, infatti, gli investitori azionari si sono concentrati in modo ossessivo su ciò che potrebbe andare male. Naturalmente, è fondamentale misurare e valutare costantemente i rischi del mercato. Tuttavia, guardando avanti, forse gli investitori dovrebbero dedicare più tempo a riflettere su ciò che potrebbe andare bene”.

I venti contrari e la resilienza del 2025

Perkins non nega le sfide in vista: “Stiamo vedendo segnalazioni di un peggioramento del sentiment tra i consumatori a basso e medio reddito, e la creazione di posti di lavoro sembra indebolirsi”. A questi si aggiungono il possibile impatto ritardato delle tariffe, le tensioni USA-Cina e, soprattutto, “il rischio di scoppio della bolla dell’IA”. Il quadro delle preoccupazioni è completato da valutazioni elevate. “Non sorprende”, commenta, “che il CNN Fear & Greed Index oscillasse tra paura e paura estrema. Tuttavia, ci stiamo avviando verso il terzo anno consecutivo di guadagni a doppia cifra per le azioni statunitensi”.

Il caso per l’ottimismo: dalla finanza all’IA

Allora, cosa potrebbe supportare un ulteriore rialzo? Perkins elenca diversi fattori: “Condizioni finanziarie globali più favorevoli, frutto di tagli sincronizzati dei tassi”, un sistema bancario statunitense solido e “recenti tendenze inflazionistiche [che] restano sotto controllo”.

Ma il motore principale resta l’intelligenza artificiale. “Mentre il dibattito si intensifica sul rischio di una bolla, gli investitori non dovrebbero perdere di vista la forza a lungo termine di questa tecnologia”, afferma. “Gli investimenti pianificati nell’IA sono impressionanti e appena iniziati, con 500 miliardi di dollari previsti dai principali hyperscaler”. Questo, sostiene, sta catalizzando anche investimenti infrastrutturali e potrebbe avviare “un boom generale della produttività”.

Altri scenari positivi includono una possibile ripresa nel real estate commerciale, gli incentivi del Big Beautiful Bill e, sul fronte geopolitico, l’impatto potenziale di un piano di pace in Ucraina o di un accordo commerciale produttivo tra Washington e Pechino.

Valuazioni e volatilità: la lezione degli anni ’90

Resta l’interrogativo sulle valutazioni. “L’S&P 500 è più costoso della media, trainato dalle valutazioni elevate delle azioni growth a mega-cap”, riconosce Perkins. “Tuttavia, osservando queste azioni singolarmente, molte di esse sono scambiate in linea o a prezzi inferiori rispetto alle loro medie storiche”. Inoltre, le azioni dell’indice esclusi i “Magnifici Sette” sono scambiate solo circa il 15% sopra la loro media storica decennale, un possibile segnale di attese di crescita.

La strada verso nuovi massimi, però, non sarà lineare. “La combinazione di valutazioni più elevate e investimenti significativi nell’IA con ritorni a lungo termine incerti dovrebbe portare a una maggiore volatilità”, avverte. Per trovare un parallelo, guarda alla metà-fine anni ’90, periodo di forte volatilità ma anche di rialzi sostenuti. “Ricordiamo che, dopo due anni forti di rialzi, [Alan] Greenspan espresse le sue famose preoccupazioni sull’’esuberanza irrazionale’. Era la fine del 1996, poco prima del balzo del 33% nel 1997”.

La prospettiva per il 2026: un obiettivo ambizioso ma plausibile

Nonostante le incertezze, la visione di Perkins guarda oltre la volatilità. “Considerando tutto ciò che potrebbe andare bene, crediamo che il mercato continuerà a crescere fino al 2026”. Quale potrebbe essere il potenziale? “Una forte crescita degli utili combinata con un multiplo elevato potrebbe spingere l’S&P 500 oltre quota 8.500 — un balzo del 25% nei prossimi 12-18 mesi”.

Per raggiungere questo obiettivo, servirebbe una crescita degli utili a doppia cifra per i prossimi due anni e un multiplo più espanso. “Ambizioso, certo, ma riteniamo che sia plausibile”, conclude Perkins, ribadendo però il monito: “Rendimenti azionari così elevati raramente si realizzano in modo lineare, ma piuttosto sono accompagnati da elevata volatilità”. La sfida per gli investitori, sembra suggerire, sarà navigare questa oscillazione senza perdere di vista il panorama più ampio delle opportunità.