Nonostante le recenti pressioni al ribasso, l’oro conserva un ruolo strategico di primo piano nei portafogli diversificati. A sostenerlo sono la domanda strutturale delle banche centrali, le preoccupazioni per il debito sovrano e la sua storica funzione di copertura contro l’inflazione e l’incertezza geopolitica. Questa, in sintesi, la tesi espressa dagli esperti di Ubs GWM.
Il momento difficile dell’oro tra tassi e dollaro forte
Negli ultimi quindici giorni, il metallo prezioso ha subito un nuovo scossone, cedendo circa il 6% dopo il brillante rialzo del 15% registrato nelle prime settimane di agosto. A pesare sul sentiment sono stati l’aumento dei rendimenti dei Treasury americani, le dichiarazioni di tono restrittivo del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, e i dati sul mercato del lavoro statunitense, risultati superiori alle attese. In questo contesto, il team di Ubs GWM ha rivisto al rialzo le proprie stime sui tassi, prevedendo ora un incremento di 50 punti base entro la fine dell’anno. Un simile scenario, con rendimenti reali in salita e dollaro più forte, rappresenta certamente un vento contrario per l’oro nel breve termine.
Perché il lungo periodo resta favorevole secondo Ubs GWM
Tuttavia, Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs GWM, invita a non perdere di vista il quadro più ampio: “Proprio come non riteniamo che le decisioni a breve termine della Fed minino le prospettive di medio termine per le azioni globali, sostenute dalla spesa per l’intelligenza artificiale, dall’attività economica resiliente e dalla crescita degli utili, allo stesso modo non crediamo che possano sminuire il ruolo strategico dell’oro in un portafoglio”. Secondo Haefele, l’oro rimane un prezioso diversificatore, in particolare per quegli investitori che hanno una predisposizione verso gli asset reali.
Il sostegno strutturale delle banche centrali
A fornire una solida base per le quotazioni del metallo giallo è innanzitutto la continua e robusta domanda da parte delle banche centrali. Il report cita il dato della People’s Bank of China, che ad agosto ha acquistato 650.000 once d’oro, pari a circa 20 tonnellate, segnando il maggior incremento mensile dall’ottobre 2023 e portando a 22 la serie consecutiva di acquisti. Ma Pechino non è sola. Haefele sottolinea che, secondo un recente sondaggio del World Gold Council, “quasi il 90% delle banche centrali intervistate prevede un aumento delle riserve auree globali nei prossimi dodici mesi, con il 45% che si aspetta un incremento delle proprie detenzioni”. Gli analisti di Ubs GWM mantengono quindi una previsione di acquisti annuali tra le 750 e le 1.000 tonnellate, una fonte di sostegno strutturale per il metallo prezioso.
Fiscalità, debito e il graduale addio al dollaro
Un secondo pilastro a supporto dell’oro nel lungo termine è rappresentato dalle preoccupazioni per la sostenibilità fiscale. Sebbene i tassi americani più elevati e la crescita resiliente rafforzino il dollaro nel breve periodo, Haefele avverte che “le persistenti preoccupazioni per la sostenibilità fiscale potrebbero limitarne l’apprezzamento su un orizzonte più lungo”. L’elevato debito pubblico, inoltre, dovrebbe favorire un graduale allontanamento dalla concentrazione delle riserve in dollari, un processo che avvantaggia l’oro, “ampiamente considerato come un affidabile deposito di valore e un’alternativa alle valute di riserva tradizionali”.
La storica copertura contro inflazione e geopolitica
Infine, il metallo giallo mantiene intatta la sua funzione di copertura contro l’inflazione e l’incertezza geopolitica. Haefele ricorda che “gli investitori istituzionali citano spesso la performance dell’oro durante le crisi, il suo potenziale di hedging contro i rischi geopolitici e i suoi benefici di diversificazione come ragioni per mantenere o aumentare le proprie posizioni”. Storicamente, l’oro ha offerto una protezione dall’inflazione su lunghi periodi, con i rendimenti reali del metallo e delle materie prime che, dal 1900, sono risultati correlati positivamente con l’aumento dei prezzi.
La strategia consigliata da Ubs GWM per gli investitori
La conclusione del Chief Investment Officer di Ubs GWM è netta: “Crediamo che il caso di investimento a lungo termine per l’oro rimanga positivo”. E aggiunge: “Vediamo l’oro principalmente come un hedge di portafoglio e un diversificatore, piuttosto che come un’espressione tattica della prossima decisione della Fed”. Il consiglio per gli investitori sotto-ponderati è quindi di “utilizzare i periodi di debolezza per costruire un’esposizione strategica all’interno di un portafoglio ben diversificato”.
Petrolio, rame e yen: gli altri temi caldi dei mercati
Il report di Ubs GWM dedica spazio anche ad altri temi caldi dei mercati, come il rialzo del petrolio verso la soglia dei 100 dollari al barile, spinto dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, e il nuovo record del rame, sostenuto da offerta limitata e aspettative di dazi americani sulle importazioni. Sul fronte valutario, spicca il rafforzamento dello yen giapponese, che ha toccato un massimo di sei mesi contro il dollaro, alimentato dalle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan e da speculazioni su possibili cambiamenti nel portafoglio del fondo pensione governativo. Su quest’ultimo punto, Haefele si mostra cauto, suggerendo che eventuali modifiche richiederanno tempo e che una sostenuta forza dello yen richiederà prove concrete di un cambiamento di rotta da parte della banca centrale nipponica.
