Le elezioni di metà mandato negli Usa spesso modificano le aspettative dei mercati, ma raramente riscrivono le strategie di investimento. Secondo i mercati predittivi, a novembre i democratici potrebbero riconquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani dovrebbero mantenere quello del Senato. La prospettiva di maggioranze risicate in entrambi i rami del Congresso limiterà probabilmente la possibilità di approvare riforme legislative di ampia portata. Tuttavia, anche in presenza di un governo diviso, le priorità politiche, l’andamento della domanda, i negoziati sul bilancio e gli sviluppi normativi potrebbero creare opportunità mirate in diversi settori e classi di attivo. Come sottolinea Matthew J. Bartolini, Global Head of Research di State Street Investment Management, “le elezioni di metà mandato spesso modificano le aspettative dei mercati, ma raramente riscrivono le strategie di investimento”.
Intelligenza artificiale e tecnologia: un tema destinato a durare
L’intelligenza artificiale resta una priorità strategica per entrambi i partiti, considerata la sua importanza per la sicurezza nazionale, la competitività economica e il più ampio obiettivo di rafforzare l’autosufficienza degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, le crescenti preoccupazioni per l’impatto dell’AI sull’occupazione, sulla domanda di energia e sui prezzi al consumo manterranno probabilmente questa tecnologia al centro del dibattito politico. Nel tentativo di rispondere a questi timori, la regolamentazione dell’AI potrebbe assumere un ruolo più rilevante nell’agenda politica. Il dibattito potrebbe concentrarsi su proposte volte a regolamentare o tassare i fornitori di servizi di AI, nonché a limitare la proliferazione dei data center. Ciò potrebbe alimentare nel breve periodo una volatilità legata ai flussi di notizie, proprio mentre la volatilità relativa del settore tecnologico è in aumento e si colloca attualmente al centesimo percentile degli ultimi dieci anni. Nonostante questo, il ciclo di investimenti in conto capitale legati all’AI, le partnership tra settore pubblico e privato e la forte crescita dei ricavi potrebbero continuare a sostenere il tema di investimento nel suo complesso. Matthew J. Bartolini commenta: “L’intelligenza artificiale è un tema destinato a durare, indipendentemente dal risultato elettorale”.
Il settore finanziario: l’assenza di interventi come fattore favorevole
Per il settore finanziario, la principale conseguenza di un governo diviso potrebbe essere la continuità. Molte decisioni in materia di regolamentazione finanziaria non competono al Congresso, ma ad autorità come la Federal Reserve, la FDIC e la SEC. Inoltre, è improbabile che un Congresso diviso ostacoli l’entrata in vigore di norme favorevoli già all’orizzonte. Le nuove regole patrimoniali pubblicate a marzo, per esempio, che dovrebbero diventare operative entro la fine dell’anno, libereranno capitale nei bilanci delle banche, offrendo loro maggiore flessibilità per perseguire iniziative con rendimenti più elevati. Ciò potrebbe contribuire a prolungare l’attuale slancio dei fondamentali del settore finanziario e bancario. Nel secondo trimestre, il 99% delle società finanziarie ha raggiunto o superato le attese, mentre il settore ha registrato una crescita degli utili per azione del 21%. Anche le stime per l’intero 2026 e per il 2027 sono state riviste al rialzo. Il settore finanziario, in particolare, ha registrato la più ampia revisione positiva delle attese sugli utili per il 2027 dopo la stagione delle trimestrali del secondo trimestre. Secondo Bartolini, “l’assenza di interventi legislativi dirompenti potrebbe rappresentare un fattore favorevole per i finanziari, poiché le decisioni regolatorie restano in mano alle agenzie e non al Congresso”.
Politiche energetiche: dalla produzione alla domanda di elettricità
Nell’ultimo anno il settore energetico ha registrato forti guadagni, con un rialzo del 41% rispetto al 21% dell’indice S&P 500, sostenuto da più ampi cambiamenti macroeconomici che hanno interessato le catene di approvvigionamento, la produzione e le scorte. I fattori favorevoli alla recente sovraperformance dell’energia, tuttavia, potrebbero diventare meno concentrati. Le stime di consenso indicano una marcata moderazione: dopo aver registrato la più forte crescita degli utili nel 2026, pari al 77%, il settore energetico dovrebbe evidenziare nel 2027 la performance più debole, con una contrazione dell’11%. La crescente domanda di elettricità da parte dei data center dedicati all’AI e del cloud computing sta aumentando la pressione sulla rete elettrica. Ciò pone le fonti rinnovabili al centro sia delle esigenze di potenziamento della capacità della rete sia del più ampio dibattito sulle fonti energetiche alternative e sull’accessibilità dei prezzi. Questo scenario potrebbe rendere le elezioni di metà mandato un ulteriore ostacolo alla possibilità che l’intero settore energetico registri un altro anno di sovraperformance a doppia cifra. È inoltre improbabile che ne riduca la volatilità relativa, che si colloca attualmente al di sopra della media degli ultimi dieci anni, come conseguenza di un contesto macroeconomico frammentato. Un governo diviso potrebbe aumentare gli ostacoli legislativi a un’ulteriore deregolamentazione dei combustibili fossili, creando al contempo maggiore sostegno per le energie rinnovabili, gli investimenti nelle reti e le utility. Bartolini osserva: “Le politiche energetiche si stanno spostando dalla produzione alla domanda di elettricità, e le elezioni di metà mandato potrebbero rappresentare un ulteriore ostacolo a un altro anno di forte sovraperformance del settore”.
Nessun cambiamento del regime macroeconomico
Ciascuno dei temi politici analizzati riguarda uno specifico segmento del mercato. La questione più ampia, tuttavia, è se le elezioni di metà mandato possano cambiare il regime macroeconomico. La risposta, con ogni probabilità, è no. Le forze che oggi plasmano i mercati – dazi, geopolitica, deficit e passaggio dalla globalizzazione all’autosufficienza – difficilmente verranno meno in presenza di un Congresso diviso. Lo stallo politico può ridurre le probabilità di approvare riforme legislative rilevanti, ma molti degli strumenti di politica economica che alimentano la volatilità degli asset restano nelle mani dell’esecutivo. Di conseguenza, anche se l’incertezza legislativa dovesse attenuarsi, la più ampia volatilità legata alla politica fiscale potrebbe persistere. Questa distinzione è importante per i portafogli. Storicamente, sia le azioni statunitensi a grande capitalizzazione sia quelle a piccola capitalizzazione hanno registrato più frequentemente rendimenti positivi dopo le elezioni di metà mandato, grazie al venir meno dell’incertezza politica. Anche il ciclo attuale potrebbe seguire questo andamento, soprattutto considerando la tenuta degli utili e il miglioramento delle sorprese economiche, che continuano a sostenere gli asset rischiosi. In altre parole, il solo appuntamento elettorale potrebbe non giustificare un ampio spostamento verso la liquidità. Bartolini ribadisce: “Non bisogna attendersi un cambiamento del regime macroeconomico. Lo stallo politico non implica la scomparsa di tutti i rischi macroeconomici”.
I rischi che restano: deficit, inflazione e volatilità
Lo stallo politico, tuttavia, non implica la scomparsa di tutti i rischi macroeconomici. Saranno le decisioni della Fed, e non quelle del Congresso, a restare il principale fattore guida dei tassi. È inoltre improbabile che il problema del deficit venga affrontato in modo significativo, considerate le maggioranze risicate e gli scarsi incentivi politici a intervenire sulla spesa, sulla politica fiscale o sull’entità dell’indebitamento pubblico. Gli investitori dovranno quindi continuare a confrontarsi con premi a termine in aumento, un’inflazione persistente, un’elevata offerta di Treasury e timori sulla credibilità fiscale. Le obbligazioni potrebbero continuare a svolgere un ruolo importante, ma potrebbero non rappresentare più lo stesso affidabile strumento di diversificazione che erano nel precedente regime disinflazionistico. Lo stallo politico potrebbe inoltre provocare episodi di volatilità nel breve periodo in occasione dei negoziati sul tetto del debito o di possibili shutdown. Questi eventi possono generare tensioni, ma solitamente trovano una soluzione. Per questo motivo, la diversificazione potrebbe diventare ancora più importante in un contesto in cui crescita, inflazione, tassi, politiche pubbliche e geopolitica risultano meno sincronizzati. I portafogli costruiti attorno a un unico fattore di rischio dominante, o eccessivamente dipendenti dalla tradizionale relazione tra azioni e obbligazioni, potrebbero dimostrarsi meno resilienti. Bartolini aggiunge: “Gli investitori dovranno continuare a confrontarsi con premi a termine in aumento, inflazione persistente e timori sulla credibilità fiscale”.
Oltre la contrapposizione tra repubblicani e democratici
In un mercato caratterizzato da stallo politico, interventi dell’esecutivo, rischi fiscali e incertezza geopolitica, gli investitori potrebbero dover guardare oltre l’esito elettorale e concentrarsi sui temi di politica economica in cui domanda e fondamentali continuano a offrire sostegno. Prepararsi alle elezioni di metà mandato del 2026 significa quindi non tanto prevederne il risultato, quanto costruire portafogli in grado di cogliere opportunità mirate: dalle infrastrutture per l’AI alla regolamentazione finanziaria, passando per la domanda di energia e la diversificazione multi-asset. Come conclude Matthew J. Bartolini, “prepararsi alle elezioni di metà mandato significa costruire portafogli in grado di cogliere opportunità mirate, non solo prevedere il vincitore”.
