L’appuntamento più importante della settimana era legato alla riunione della banca centrale americana ed alle sue decisioni in materia economica. In questo contesto, una Fed profondamente divisa ha tagliato i tassi di interesse dello 0,25%, ma ha segnalato che i costi di finanziamento difficilmente scenderanno ancora nel breve termine, in attesa di maggiore chiarezza su un mercato del lavoro indebolito, con un’inflazione che “resta leggermente elevata” e un’economia vista in accelerazione il prossimo anno.
Le nuove proiezioni dei policymaker indicano ora una stima mediana di un solo taglio di 25 punti base nel 2026, in linea con quanto già espresso al Fomc di settembre e in contrasto con le aspettative di mercato, che puntano ancora a due riduzioni. Il ventaglio di previsioni tra i banchieri è molto ampio, a testimonianza delle profonde divergenze, il voto di mercoledi ha registrato tre dissensi in seno al board, su come orientare la politica monetaria nei prossimi mesi.
In conferenza stampa Powell ha offerto una prospettiva positiva sul percorso del Pil e sulla capacità della banca centrale di riportare i prezzi a convergere sul target. Il governatore ha aggiunto che è improbabile che la prossima mossa sarà un rialzo dei tassi, parole “dovish” alle orecchie degli investitori. Le ultime stime aggiornate, penalizzate peraltro da dati incompleti dopo sei settimane di shutdown governativo, indicano che l’inflazione dovrebbe rallentare intorno al 2,4% entro fine 2026, mentre la crescita economica accelerare al 2,3% e il tasso di disoccupazione restare moderato al 4,4%.
Come evidenziato dallo stesso Board, i rendimenti dei titoli non sono scesi e avevano già scontato questo taglio, per il Treasury decennale siamo in area 4,14%, il Gilt inglese è tornato al 4,49%. Quello che però si è evidenziato in particolare, è stato un notevole rialzo dei rendimenti ad inizio settimana nell’Eurozona a carattere generale. Alla base di questo fattore ha contribuito la dichiarazione di uno dei membri più autorevoli del board della Bce, la tedesca Isabel Schnabel, che ha dichiarato che nel 2026 potrebbe esserci un rialzo dei tassi nell’Eurozona, lasciando gli investitori sorpresi. Dopo questo commento ne è arrivato un altro ancora più importante da parte del governatore della Bce, Christine Lagarde, che ha annunciato che le proiezioni di crescita del Vecchio Continente potrebbero essere riviste al rialzo. Il paradosso è che si tratta di un’ottima notizia dal punto di vista economico, ma che implicitamente avvalora la tesi della Schnabel, che i tassi potrebbero alzarsi e quindi la reazione dei mercati è stata avversa, con un marcato rialzo dei rendimenti.
Alla fine, fermo restando lo spread a quota 69 tra Btp e Bund, il rendimento è salito al 3,53% circa dopo aver toccato anche il 3,64% durante la settimana. Per quanto riguarda la media dei titoli EU decennali, è salita al 3,21%.
Le nuove emissioni governative sotto la lente
L’attività di primario comincia a scemare con l’avvicinarsi del periodo natalizio e riprenderà massicciamente con il nuovo anno. Ciò detto, è però tornato l’appetito tra gli investitori stranieri per l’Argentina, che approfitta di questa fase di ritrovata fiducia per preparare il suo ritorno sui mercati internazionali con l’emissione di un nuovo bond in dollari. Sarà la prima dal 2017 quando riuscì nell’impresa di rifinanziarsi con una scadenza a 100 anni. Operazione mai avvenuta prima per un emittente sovrano con rating “junk”. Nel 2025 i rendimenti sui bond in dollari dell’Argentina sono scesi in area 10%, un livello che si ritiene possa favorire nuove emissioni. Già nel maggio scorso l’Argentina era tornata sui mercati internazionali attraverso l’emissione di un bond in pesos e acquistabile in dollari, il Bonte 2030. Il titolo reca una clausola di rimborso anticipato facoltativo per il maggio 2027. Questo nuovo bond si chiamerà Bonar 2029 e sarà denominato in dollari USA. Sarà un titolo di stato della durata di quattro anni, in quanto arriverà a scadenza il 30 novembre del 2029. Offre cedola annuale lorda del 6,50%, corrisposta ogni sei mesi. Aspetto da tenere in debita considerazione: l’emissione avverrà sotto la legge locale con Isin AR0963787574 per un taglio minimo da un dollaro.
Doppio deal in dollari del Sud Africa con scadenze a 12 e 30 anni. In totale sulla scadenza più breve il totale è di 1,75 miliardi con cedola fissata al 6,125%, prezzo d’emissione a 98,956; per il titolo più lungo con scadenza 2055, la cedola sale al 7,25% con Isin XS3250317867 e prezzo d’emissione a 98,498. Il taglio minimo è 200mila dollari con multipli di mille.
I nuovi collocamenti corporate sotto i riflettori
Nuova emissione obbligazionaria da 540 milioni di euro da parte di L Catterton per rifinanziare l’acquisizione di KIKO. I titoli, emessi alla pari e in scadenza il 15 gennaio 2032, offrono un tasso variabile indicizzato al tasso Euribor a tre mesi (floor a zero) maggiorato di 325 punti base. Il titolo che si chiama Duomo Bidco, ha rating B2/B+, ha taglio minimo da 100euro con multioli di mille e Isin XS3229398766.
Aroundtown è una società con sede in Lussemburgo, impegnata nel settore immobiliare, ha emesso una euro-obbligazione (Isin XS3250457010) con cedola al 5,25% per 400 milioni di sterline con scadenza 2032. Prezzo di emissione 97,77 e rendimento del 5,567%. La scadenza dell’obbligazione è fissata all’11 dicembre 2032. Rating BBB e lotto minimo negoziabile di 100mila sterline.
Da Barclays due nuovi bond cumulativi in euro (Isin XS3189138111) e dollari (Isin XS3189138202). L’obbligazione in euro paga il 5% annuo lordo, quella in dollari il 7,25% annuo lordo. Essendo due obbligazioni a tasso fisso cumulativo, le cedole vengono pagate a scadenza o in caso di eventuale rimborso anticipato da parte dell’emittente (callable) o ancora in caso di vendita prima della scadenza. Il rimborso anticipato (callability da parte dell’emittente) sarà possibile dalla fine del primo anno e avrà cadenza annuale. I due bond hanno durata 16 anni, il 4 dicembre 2041, e la cedola annua lorda cumulativa verrà pagata in un’unica soluzione alla scadenza o alla prima data di esercizio di rimborso anticipato. L’investitore potrà sempre vendere a prezzo di mercato i due bond e avrà diritto al pagamento degli interessi maturati (rateo pro-rata temporis). Prezzo di emissione 100 e se i due bond vengono tenuti dall’investitore fino alla scadenza, considerando la mancata possibilità di reinvestimento annuale degli interessi fino alla scadenza nominale del titolo, scende al 3,74% lordo per il bond in euro e al 4,93% lordo per quello in dollari. I due bond sono quotati sul mercato EuroTLX di Borsa Italiana ed hanno rating: A1/A+ .
Stessa struttura per il nuovo bond callable di Citigroup, con Isin XS3136829788, offre un tasso fisso lordo cumulativo del 6% annuo in euro per 20 anni (zero coupon). Essendo un’obbligazione a tasso fisso cumulativo, le cedole vengono pagate a scadenza o in caso di eventuale rimborso anticipato da parte dell’emittente (callable alla fine del primo anno). Citigroup potrebbe trovare conveniente esercitare l’opzione di rimborso anticipato qualora in futuro dovessero scendere i tassi d’interesse in Europa. La scadenza è fissata a novembre 2045. Taglio minimo 1.000 euro, prezzo di emissione 100, rating A2/A+. Per garantire questo rendimento, Citigroup ha strutturato il bond come uno zero coupon, vale a dire un titolo che non prevede cedole periodiche ma concentra l’intero guadagno in un unico pagamento alla scadenza o in caso di rimborso anticipato. Ogni anno, il valore dell’obbligazione incorpora 60 euro di rendimento, per cui chi investe oggi 1.000 euro riceverà alla scadenza finale nel novembre 2045 un incasso di 2.200 euro, somma che corrisponde all’investimento iniziale più i 60 euro maturati per ciascuno dei 20 anni.
A cura di Carlo Aloisio, senior bond broker
