Mercati emergenti a un punto di svolta

Dopo un quinquennio opaco, i mercati emergenti hanno riconquistato la scena nel 2025, registrando performance che hanno finalmente sovraperformato quelle dei paesi sviluppati. Ma siamo di fronte a un semplice rimbalzo o all’inizio di un ciclo più strutturale? A fare il punto è Giovanni Buffa, portfolio manager di AcomeA SGR, in un’analisi che esamina driver macroeconomici e opportunità Paese per Paese.

Il grande cambiamento: performance e fondamentali

Il 2025 ha segnato una netta inversione di tendenza per l’asset class. A fine ottobre, l’indice MSCI Emerging Markets ha registrato un +20% in euro, superando per la prima volta in cinque anni l’MSCI World.

“La domanda cruciale – osserva Buffa – è se questo movimento rappresenti un rimbalzo tattico o l’inizio di un ciclo più strutturale”. I fondamentali, tuttavia, suggeriscono una svolta duratura. “Il divario di crescita tra economie avanzate ed emergenti resta significativo: il FMI stima per il 2025 un Pil emergente vicino al 4%, più del doppio rispetto ai paesi sviluppati”. Questa dinamica si traduce in una “crescita attesa degli utili dell’MSCI EM nel triennio 2024-2026 di quasi il 28%”.

Tassi, dollaro e valutazioni

Il contesto macroeconomico globale gioca a favore degli emergenti. “Il rallentamento dell’inflazione globale e i cicli di allentamento monetario stanno riducendo il costo del capitale e favorendo flussi verso asset rischiosi”, spiega Buffa. In questo scenario, le valutazioni restano un elemento chiave: “L’indice MSCI Emerging Markets scambia ancora con uno sconto di circa il 30% rispetto ai Paesi sviluppati, mentre la crescita attesa degli utili per il 2026-2027 supera il 12% annuo: un disallineamento che offre opportunità per gli investitori orientati al valore”.

Cina: la “normalizzazione controllata” e il nuovo piano

La Cina, dopo un 2025 positivo, si prepara a un anno di verifica. “Dopo un biennio difficile, il governo ha optato per una ‘normalizzazione controllata’, puntando su riforme strutturali e sostegno selettivo”, afferma Buffa. La deflazione, sebbene presente, offre margini di manovra: “Questa dinamica offre alla Banca Popolare Cinese ampi spazi per una politica monetaria accomodante”. La crescita dovrebbe rimanere around il 5%, ma il vero cambiamento è strategico: “Con il XV Piano Quinquennale, Pechino punta su un’economia più resiliente e incentrata sul mercato interno e sull’autonomia tecnologica”. Sul fronte borsistico, “le valutazioni restano attraenti: il mercato scambia intorno a nove volte gli utili attesi”.

Corea del Sud: il rinascimento guidato dai chip

La Corea del Sud è tornata sotto i riflettori. “L’azionario coreano mostra segnali di forza, sostenuto da fattori ciclici e strutturali. Il posizionamento nel ciclo dei semiconduttori è cruciale”, sottolinea Buffa. Nonostante la rivalutazione, il mercato offre ancora valore: “La Corea resta tra i paesi più a sconto tra gli emergenti: scambia a 10,7 volte gli utili e con uno sconto del 40%”. Un ulteriore driver è il programma Value-Up, che “mira a rafforzare la governance e ridurre il Korea discount’”.

Brasile: le elezioni e la solida base macroeconomica

In America Latina, il Brasile si prepara a un anno cruciale con le elezioni del 2026. Tuttavia, il Paese parte da basi solide. “Inflazione sotto controllo, bilancio primario quasi in pareggio e un ciclo di tagli dei tassi che potrebbe stimolare credito e investimenti”, elenca Buffa. L’azionario è tra i più convenienti: “Valutazioni intorno a sette volte gli utili e dividend yield oltre l’8%”.

Giappone: un caso a parte tra i sviluppati

Sebbene Paese sviluppato, il Giappone merita una menzione per la sua fase di rinascita. “Il Paese vive una fase di maturazione strutturale in cui solidità dei fondamentali e miglioramento della governance sostengono un re-rating sostenibile”, afferma Buffa. La corporate Japan sta cambiando: “Buyback e tender offer record riflettono una crescente attenzione alla creazione di valore per gli azionisti”. Le prospettive di utili sono robuste, con una crescita attesa del +14,3% per l’anno fiscale 2026.

Le incognite

Non mancano, ovviamente, le incognite. “Un rallentamento della domanda cinese, tensioni geopolitiche o un ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti potrebbero pesare”, avverte Buffa. Nonostante ciò, il giudizio finale è positivo: “Il quadro generale è quello di una asset class che ha ritrovato equilibrio e attrattività, con fondamentali più solidi e leadership settoriali capaci di generare valore nel medio periodo”.