Mercati, Cfo Sim: “2026 ancora a due velocità”

Il 2026 si è aperto nel solco degli ultimi due anni, con un’economia statunitense caratterizzata da una crescita disomogenea e da forti divergenze tra settori. A pesare è stato soprattutto il livello elevato dei tassi di interesse, che ha inciso in modo selettivo su imprese e consumatori.

“Da quello che si è visto fino ad ora, siamo entrati nel 2026 in modo simile agli ultimi due anni, con un’economia ristretta e biforcuta, trainata da tassi di interesse più elevati che hanno avuto un impatto su vari segmenti dell’economia statunitense”, osserva Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim. “I segmenti più sensibili ai tassi di interesse, come il mercato immobiliare, il settore manifatturiero, le aziende più piccole e i consumatori a basso reddito con debito a tasso variabile, hanno subìto un impatto negativo”.

All’opposto, i comparti meno esposti al costo del denaro hanno continuato a mostrare una dinamica positiva. “I settori dell’economia meno sensibili ai tassi di interesse, tra cui le aziende legate al tema dell’intelligenza artificiale e i consumatori ad alto reddito, hanno prosperato”, spiega Tognoli. Una dinamica che ha contribuito a creare un mercato azionario concentrato, dominato da poche grandi società legate ai megatrend tecnologici.

Un primo elemento di discontinuità è però rappresentato dall’andamento dei tassi di interesse. “La buona notizia è che i tassi di interesse sono attesi in flessione”, sottolinea l’analista di Cfo Sim. La Federal Reserve ha infatti ridotto il tasso di riferimento tre volte nella parte finale del 2025, per un totale di 75 punti base, che si sommano ai 100 punti base di tagli effettuati nel 2024. A differenza di quanto avvenuto l’anno precedente, i rendimenti a medio e lungo termine hanno iniziato a scendere: il Treasury decennale ha chiuso al 4,16%, in calo di 52 punti base su base annua e di 82 punti base rispetto al picco dell’ottobre 2023.

A questo scenario si aggiunge l’impatto delle politiche fiscali. “Gli effetti del One Big Beautiful Bill Act inizieranno a farsi sentire sotto forma di maggiori sgravi fiscali e deregolamentazione, probabilmente fungendo da stimolo per l’intera economia”, afferma Tognoli. Secondo Cfo Sim, la combinazione tra calo dei tassi e stimolo fiscale potrebbe ridurre la pressione sui settori più penalizzati negli ultimi anni e favorire un ampliamento della crescita economica e dei mercati azionari, oltre i soli vincitori legati all’intelligenza artificiale e ai consumatori ad alto reddito.

I primi segnali in questa direzione sono emersi già all’inizio di gennaio. Nella prima settimana dell’anno, l’indice S&P 500 ha guadagnato l’1,57%, toccando nuovi massimi storici, mentre l’S&P 600, rappresentativo delle società a minore capitalizzazione e più sensibili ai tassi, ha messo a segno un rialzo del 4,13%. “Gli investitori si sono spostati oltre i titoli tecnologici a mega-cap, verso aree più cicliche del mercato”, spiega Tognoli, evidenziando come questa rotazione confermi una tendenza avviata già il 1° agosto 2025, dopo l’indebolimento del rapporto sull’occupazione di luglio.

Resta tuttavia il nodo del mercato del lavoro. Gli ultimi dati indicano una prosecuzione della fase di normalizzazione, con segnali di rallentamento. “Sebbene i tassi più bassi siano positivi, la realtà negativa è che si verificano a seguito di un mercato del lavoro più debole”, avverte Tognoli. Il quadro è quello di un periodo prolungato di basse assunzioni e bassi licenziamenti, una situazione destinata, secondo le stime, a protrarsi per gran parte del 2026. Una dinamica che comporta rischi significativi in un’economia già fortemente frammentata e segnata da una marcata disparità tra consumatori, la cosiddetta economia a K.

Il bilanciamento per la Federal Reserve resta complesso. “Un ulteriore allentamento del mercato del lavoro potrebbe portare ad un aumento dei licenziamenti, ad un aumento della disoccupazione e ad una crescita economica più debole”, spiega Tognoli. “In alternativa, un’inversione di tendenza nel mercato del lavoro potrebbe far salire l’inflazione, dato che ci troviamo in un’economia in fase avanzata del ciclo”. È questa la linea sottile che la banca centrale americana dovrà gestire nei prossimi mesi.

In un contesto così incerto, la prudenza resta d’obbligo. “Non esiste una sfera di cristallo per prevedere la direzione dell’economia e dei mercati nel 2026”, conclude Tognoli. “Come sempre, concentrarsi sulla diversità e mantenere una prospettiva a lungo termine è la strada migliore per gestire il rischio e cogliere il potenziale di rendimenti costanti”. Nonostante le incognite, secondo Cfo Sim le opportunità per gli investitori di lungo periodo restano presenti, anche in un anno che si preannuncia complesso e ricco di sfide.