Mercati: Bce e Lagarde oggi al centro della scena

Oggi la giornata sui mercati finanziari sarà focalizzata sulla decisione della Bce sui tassi d’interesse e la successiva conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, dopo la riunione della Fed di ieri.

«Il consenso è quasi unanime nel prevedere una conferma dei tassi attuali da parte della Bce», osserva Antonio Tognoli, responsabile comunicazione di Cfo Sim, indicando come riferimento un tasso sui rifinanziamenti principali intorno al 2,65% e un tasso sui depositi al 2,50%.

La decisione, dunque, appare ampiamente scontata dai mercati. «L’attenzione si sposterà quindi interamente sul wording», sottolinea l’esperto, evidenziando come le parole di Lagarde potrebbero fornire indicazioni determinanti sulle prossime mosse dell’istituto di Francoforte.

Gli investitori cercheranno soprattutto di capire quanto la Bce consideri ancora persistenti le pressioni inflazionistiche, come valuti i rischi al ribasso per la crescita e se intenda mantenere un approccio rigorosamente dipendente dai dati oppure iniziare a preparare il terreno per un eventuale allentamento monetario nei mesi successivi.

«Qualsiasi sfumatura in un senso o nell’altro avrà il potenziale di muovere euro, Bund e BTP», avverte Tognoli.

Secondo Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger: «L’obiettivo della Bce è quello di attuare una politica prudente, ovvero di ricalibrare i tassi di interesse in modo preventivo fintantoché non si troverà una soluzione per la riapertura dello Stretto di Hormuz». Se l’inasprimento deciso il mese scorso rispondeva al balzo delle quotazioni energetiche verso i target dello scenario avverso di Francoforte, il quadro attuale presenta dinamiche differenti: l’inflazione importata non si è trasferita a quella domestica, allontanando l’urgenza di una stretta aggressiva analoga a quella del 2022.
«Prevediamo una pausa questa settimana, soprattutto alla luce dei crescenti rischi per l’attività economica», osserva Barbe, precisando tuttavia che «un altro aumento dei tassi a dicembre è probabile se il prezzo del gas dovesse rimanere al di sopra del livello di 77, come definito nello scenario avverso della Bce. Per il 2027, prevediamo una pausa, con un spostamento dell’attenzione verso la crescita piuttosto che sull’inflazione».

La dinamica dei prezzi e l’effetto frenata sui consumi

L’analisi dell’Eurotower continua a considerare inevitabile una parziale trasmissione indiretta dei rincari energetici, ma i dati macroeconomici delineano una realtà più complessa. L’inflazione core si è stabilizzata grazie al rallentamento dei servizi su base annua, confermando come gli alti tassi e il calo della fiducia stiano già pesando su consumi privati e mercato immobiliare.
Su questo fronte, Barbe sottolinea una divergenza rispetto alle previsioni più allarmistiche: «Riteniamo piuttosto che il persistere di prezzi dell’energia troppo elevati, in un contesto caratterizzato da un’attività economica fragile e da rischi politici – come nel caso della Francia – dovrebbe impedire una più ampia diffusione dell’inflazione nell’Eurozona».

Il caso Francia: spread, emissioni e fattori tecnici

La risalita dei rendimenti obbligazionari globali impone costi maggiori soprattutto a chi ricorre pesantemente alla leva del debito. Sotto la lente resta la Francia, gravata dal deficit più alto dell’area euro e da una spesa pubblica storicamente sostenuta.
L’allargamento del differenziale di rendimento francese, tuttavia, va letto secondo logiche tecniche più che da panico diffuso. Come evidenzia Patrick Barbe, «l’entità dell’ampliamento dello spread deriva più da una scarsità di acquirenti che da un eccesso di venditori nel periodo precedente al voto sul bilancio francese». Parallelamente, il Tesoro transalpino ha spinto sulle emissioni per coprire quasi per intero il fabbisogno annuale prima del passaggio parlamentare sulla manovra.
La recente conferma del rating AA3 da parte di Moody’s riflette i fondamentali solidi di un’economia diversificata e istituzioni resilienti. Di conseguenza, «l’impennata dello spread francese rappresenta più che altro una questione a breve termine legata ad un parlamento diviso in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno».

Strategie di portafoglio: valore sul tratto a medio termine

Il disallineamento tra il rallentamento macroeconomico e i timori degli operatori apre spazi operativi sul mercato a reddito fisso. «Riteniamo che le aspettative di forti aumenti dei tassi di interesse di riferimento della Bce — aspettative che consideriamo eccessive — offrano delle opportunità», afferma Barbe.
Con i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi core posizionati sui massimi degli ultimi vent’anni, la curva euro offre un punto di ingresso interessante. Secondo il responsabile di Neuberger, «le obbligazioni a medio termine presentano un profilo di rischio/rendimento interessante, con un rendimento medio del 4% per l’indice delle obbligazioni in euro a 5-7 anni, e un rischio contenuto a causa della debolezza dell’attività economica». In questo scenario, la combinazione tra cedole attraenti e protezione offerta dalla ciclicità debole rende il tratto intermedio della curva una delle aree più difensive ed efficienti per gli investitori istituzionali.