Manovra finanziaria 2027: raddoppia la Tobin Tax

Il Governo italiano ha deciso di intervenire nuovamente sull’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax, con un raddoppio delle aliquote che scatterà dal prossimo anno. Si tratta della seconda stretta in due anni consecutivi, dopo quella già varata con la manovra precedente, e la misura rientra nel pacchetto di coperture della legge di bilancio 2027, che vale complessivamente 26 miliardi di euro.

Come riportato da MF, l’aliquota applicata sui trasferimenti nei mercati regolamentati passerebbe dallo 0,2% allo 0,4%.

L’aumento riguarda gli acquisti di azioni, di strumenti finanziari partecipativi e di titoli rappresentativi di società con capitalizzazione pari o superiore a 500 milioni, negoziati su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione. Per le operazioni effettuate al di fuori di questi circuiti, invece, l’aliquota salirebbe dallo 0,4% allo 0,8%, quindi con un incremento della stessa entità proporzionale.

L’obiettivo dichiarato è di natura fiscale: il Governo conta di incassare quasi 1,7 miliardi grazie a questo intervento. Una cifra ben superiore alle previsioni contenute nella relazione tecnica della scorsa legge di bilancio, dove si ipotizzava (sempre come riportato da MF), a partire dal 2029, un aumento limitato alla sola componente dei mercati regolamentati, con un gettito stimato di circa un miliardo all’anno. La decisione di anticipare i tempi e di estendere la stretta anche agli altri comparti cambia dunque in modo significativo il perimetro dell’imposta.

Il raddoppio si inserisce nel più ampio sforzo del governo di reperire risorse dal settore finanziario, dal quale la manovra punta a ottenere 5 miliardi complessivi. La premier Giorgia Meloni ha spiegato che non c’è stato margine per trovare un’intesa preventiva con il comparto, e che è stata prevista una soglia di 90mila euro per attenuare l’impatto sulle banche di prossimità e sulle cooperative.

Il timore è che il raddoppio dell’imposta possa rende l’Italia il Paese europeo fiscalmente più penalizzante per chi investe in Borsa e che un aumento del genere, applicato in un contesto già caratterizzato da una tassazione sui capital gain al 26%  rischi di scoraggiare gli investitori retail e di spingere parte delle negoziazioni verso altre piazze finanziarie, con un effetto finale che potrebbe rivelarsi controproducente rispetto alle stesse attese di gettito.