Le obbligazioni zavorrano l’azionario

Il sell-off globale dei bond comincia a farsi sentire sulle azioni. È quanto si legge nell’ultimo Equity Market Review di Barclays, intitolato “Liberté, Egalité, Volatilité“. Secondo gli esperti della banca britannica, la volatilità dei tassi ha continuato a dominare i mercati questa settimana, spinta sia da una crescita più solida che ha sospinto al rialzo i rendimenti reali, sia da crescenti preoccupazioni fiscali. Queste ultime, sottolineano gli analisti di Barclays, sono state particolarmente evidenti in Europa con l’avvio della stagione dei bilanci pubblici.

Francia nel mirino

Lo spread tra OAT francesi e Bund tedeschi si è allargato fino a circa 140 punti base, il livello più ampio dalla crisi dell’Eurozona. Nel Regno Unito, i rendimenti dei gilt a 30 anni hanno brevemente superato il 6 per cento. “Questo brusco allargamento degli spread OAT-Bund riflette una più ampia riprezzatura del rischio francese”, scrivono gli analisti di Barclays, secondo i quali inflazione più alta, persistente slippage fiscale, incertezza politica e crescenti fabbisogni di finanziamento stanno spingendo il premio al rischio della Francia verso livelli non visti dalla crisi del debito sovrano. Gli economisti di Barclays, ricordano gli autori del rapporto, si attendono deficit bloccati sopra il 5 per cento del Pil e debito oltre il 120 per cento del Pil, alimentando i dubbi del mercato sulla possibilità di una consolidamento fiscale credibile in un panorama politico frammentato.

Il nodo del bilancio transalpino

Il Governo francese ha presentato questa settimana il bilancio per il 2027, con un obiettivo di deficit al 5,0 per cento del Pil, un miglioramento modesto di 0,4 punti percentuali rispetto ai livelli attuali. I dibattiti parlamentari inizieranno il 13 ottobre, lasciando circa settanta giorni per ottenere l’approvazione. “L’esito del bilancio dipenderà tanto dalla capacità dell’opposizione di unirsi quanto dalla volontà del governo di scendere a compromessi”, osservano gli analisti di Barclays. A loro avviso, lo stress di mercato attuale potrebbe paradossalmente facilitare l’adozione del bilancio, perché i principali partiti hanno probabilmente poco da guadagnare da una crisi finanziaria in piena regola in vista delle elezioni dell’anno prossimo. Tuttavia, aggiungono, “le preoccupazioni fiscali e l’incertezza politica difficilmente scompariranno presto” e, con l’elezione presidenziale del 2027 che resta una fonte chiave di incertezza, gli analisti di Barclays mantengono la loro preferenza strategica di lunga data per la Germania rispetto alla Francia.

Il punto sull’azionario

Finora le azioni hanno mostrato maggiore resilienza rispetto ai tassi, con gli Stati Uniti più dell’Europa. Nonostante il brusco movimento dei mercati obbligazionari, l’indice VIX resta relativamente contenuto. Ma i livelli stabili degli indici azionari globali mascherano un quadro più fragile sotto la superficie: la breadth di mercato è nettamente peggiorata, con la quota di titoli che trattano al di sotto della loro media mobile a 200 giorni vicina ai minimi visti a marzo. “I beneficiari dell’intelligenza artificiale e del settore tecnologico continuano a fare il lavoro pesante, comportandosi come beni rifugio relativi, mentre le parti più sensibili al macro del mercato azionario vengono colpite dal rialzo dei rendimenti”, si legge nel rapporto. Nel frattempo i premi al rischio azionario si sono compressi mentre i rendimenti obbligazionari salivano, mettendo in discussione la narrativa del TINA, vale a dire l’idea che non ci sia alternativa alle azioni. “Se il recente sell-off dei tassi inizia a stabilizzarsi, idealmente insieme a un moderarsi dei prezzi del petrolio, allora le azioni dovrebbero trovare un po’ di sostegno”, affermano gli analisti di Barclays, avvertendo però che, in caso contrario, “il tipico rally di fine anno potrebbe non verificarsi come previsto e la volatilità continua a sembrare economica per la protezione al ribasso”.

Tornano gli afflussi sull’azionario

Sul fronte dei flussi, la domanda globale di fondi azionari è tornata positiva con 16 miliardi di dollari di afflussi settimanali. Il miglioramento è stato guidato principalmente dai mercati del resto del mondo, con l’Europa ex Regno Unito a più 1,7 miliardi e il Giappone a più 1,8 miliardi. Al contrario, le azioni statunitensi sono rimaste sotto pressione con meno 2,7 miliardi, segnando un’ulteriore settimana di deflussi, mentre i flussi verso i mercati emergenti sono rimasti positivi ma modesti, a più 3,2 miliardi. “Il quadro dei flussi continua quindi a indicare una certa moderazione dell’eccezionalismo statunitense, anche se le prove di una più ampia rotazione regionale restano limitate”, commentano gli analisti di Barclays. A livello settoriale i flussi sono stati positivi ovunque, con tecnologia e finanziari a registrare i maggiori afflussi globali. Sul fronte obbligazionario, la domanda è rimasta resiliente con 18,8 miliardi di afflussi, concentrati ancora una volta sui Treasury statunitensi a più 9,6 miliardi. I fondi monetari hanno invece registrato prelievi consistenti per 118 miliardi, suggerendo una rotazione dalla liquidità verso i Treasury.

Il calendario macro della prossima settimana

Il repert indica infine i principali eventi e dati in uscita la prossima settimana da tener d’occhio. Negli Stati Uniti sono attesi i Pmi servizi e compositi e l’indice ISM servizi il 5 ottobre, la bilancia commerciale il 6, i verbali della riunione del Fomc il 7, le scorte all’ingrosso e le richieste di sussidi continuative l’8, e il sentiment dell’Università del Michigan il 9. Per l’Eurozona sono previsti i Pmi servizi e compositi e i prezzi alla produzione il 5 ottobre, le vendite al dettaglio e gli ordini industriali il 6, la produzione industriale il 7. Per il Regno Unito sono in calendario i Pmi servizi e compositi il 5 ottobre, il Pmi costruzioni il 6 e il saldo dei prezzi delle case Rics l’8. Il 4 ottobre si terranno inoltre le elezioni generali in Brasile.