L’azionario riuscirà a resistere all’aumento dei rendimenti dei bond?

I mercati globali stanno vivendo una fase complessa, caratterizzata da forti tensioni sui rendimenti obbligazionari e da un nuovo rimbalzo dei prezzi del petrolio. A spiegare di seguito la situazione è Ipek Ozkardeskaya, senior analyst di Swissquote.

La pressione sui mercati azionari e il ruolo dell’Euro debole

“Il cambio EUR/USD si è deprezzato di circa il 5% dall’inizio dell’anno e un Euro più debole amplifica l’inflazione importata, in particolare quella legata ai costi energetici“, sottolinea Ozkardeskaya. In questo contesto, secondo l’analista, “le azioni europee risultano più vulnerabili a un ulteriore ritracciamento rispetto alle loro controparti USA, caratterizzate da una forte presenza del settore tecnologico“.

Il caso Oracle e i rischi energetici legati all’IA

Le preoccupazioni legate all’energia vanno però oltre il greggio e oltre i confini europei. “Negli Stati Uniti, di recente Oracle ha compiuto un passo significativo: ha invocato una clausola di forza maggiore relativa a un imponente progetto di data center per l’intelligenza artificiale, in fase di costruzione nel New Mexico, destinato a fornire capacità di calcolo a OpenAI”, fa notare Ozkardeskaya. Il problema è l’energia elettrica: “Si teme che il sito non riesca a ottenere una fornitura sufficiente per diventare operativo nei tempi previsti”. Se ciò dovesse accadere, la clausola consentirebbe a Oracle di posticipare i pagamenti in caso di ritardi nella realizzazione del data center, trasferendo potenzialmente parte del rischio finanziario sugli sviluppatori e sui finanziatori del progetto. “Si tratta di un aspetto cruciale, dato che il progetto comporta un debito di circa 18 miliardi di dollari”, evidenzia l’analista, secondo cui “le preoccupazioni legate all’IA non devono limitarsi alla carenza di chip, ai rischi di indebitamento o al rallentamento nello sviluppo dei modelli: la disponibilità di energia, i ritardi nella costruzione e, in ultima analisi, la questione di chi debba sostenere i costi in caso di problemi stanno diventando rischi finanziari di primaria importanza”.

Il quadro di fine trimestre

Il prezzo del petrolio è in calo e la svendita di obbligazioni sembra aver rallentato in Asia; tuttavia, “il rapido aumento dei rendimenti globali registrato questa settimana desta preoccupazione mentre ci avviciniamo alla fine della settimana e del trimestre”, avverte Ozkardeskaya. Guardando indietro, il terzo trimestre è stato segnato da due temi principali: “la volatilità dei prezzi dell’energia e l’aumento dei rendimenti globali, ma anche da solidi utili aziendali”. La volatilità dei mercati e gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno contribuito a spiegare la buona performance degli utili in alcuni settori. “Di conseguenza, l’elemento chiave emerso è che i mercati azionari hanno sostanzialmente assorbito l’impatto dei prezzi energetici elevati e dell’aumento dei rendimenti globali, grazie a una forte crescita degli utili”, osserva l’analista.

La divergenza tra settori e il mercato immobiliare

Naturalmente, si è osservata una marcata divergenza tra i settori: banche, energia e tecnologia hanno registrato risultati eccellenti, mentre i comparti più difensivi e sensibili ai tassi, come i beni di consumo di prima necessità, le utility e il settore immobiliare, sono rimasti indietro. “I tassi sui mutui statunitensi, ad esempio, questa settimana hanno superato la soglia del 7% per la prima volta dall’inizio dello scorso anno”, ricorda Ozkardeskaya. Secondo Bloomberg, ad agosto circa una casa su cinque in vendita negli Stati Uniti ha subito una riduzione di prezzo e oggi l’offerta di immobili sul mercato è superiore del 46% rispetto al 2023, “rendendo il settore vulnerabile a ulteriori debolezze”.

La resilienza dei listini e le prospettive di crescita

Nel complesso, tuttavia, il superamento della soglia del 5% da parte dei rendimenti a lungo termine statunitensi non ha impedito all’S&P 500 e al Nasdaq 100 di raggiungere nuovi massimi; il Nasdaq, in particolare, ha toccato un nuovo record proprio questa settimana. In Germania, cinque dei principali istituti di ricerca economica hanno più che raddoppiato le previsioni di crescita per il 2026, portandole dallo 0,6% all’1,3%, grazie a un’attività economica superiore alle attese nella prima metà dell’anno e all’espansione della spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture. “Non vi è dubbio, dunque, che l’attuale contesto macroeconomico, i dati e le prospettive continuino a giustificare un ulteriore inasprimento delle politiche monetarie nelle principali economie, inclusi gli Stati Uniti e l’area dell’euro”, afferma Ozkardeskaya. Tali economie hanno dimostrato resilienza di fronte alle pressioni sui prezzi e all’aumento dei costi di finanziamento. “Non prevedo un’inversione di tendenza finché non vi sarà maggiore chiarezza sugli sviluppi in Medio Oriente e in Ucraina”, aggiunge.

Utili solidi e costo del denaro

D’altro canto, le aspettative sugli utili rimangono elevate nonostante il rialzo dei costi di finanziamento. “Ancora una volta, la spesa pubblica e gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno sostenuto la crescita, consentendo ai settori trainanti di contrastare l’aumento dei costi”, spiega l’analista. Ma la forza dei mercati azionari potrebbe protrarsi nonostante l’aumento dei rendimenti? “La risposta è: dipende dal ritmo con cui salgono i rendimenti. Se i rendimenti dovessero continuare a crescere alla velocità osservata questa settimana, ciò eserciterebbe inevitabilmente una pressione sugli utili aziendali”, avverte Ozkardeskaya. Di conseguenza, “la velocità di variazione dei rendimenti sarà determinante per capire con quanta fluidità i mercati assorbiranno l’aumento dei costi di finanziamento; non è detto che sia il livello assoluto dei rendimenti a rappresentare il punto critico”.

I precedenti storici

Guardando ai precedenti storici, quando nell’ottobre 2023 il rendimento del titolo di Stato USA a 10 anni si avvicinò per l’ultima volta alla soglia del 5%, l’indice S&P 500 stava attraversando una fase di correzione di circa il 10%. “Questa volta, invece, il titolo a 10 anni ha superato la stessa soglia mentre l’S&P 500 si mantiene vicino ai massimi storici, registrando una crescita a doppia cifra dall’inizio dell’anno”, sottolinea l’analista. A parità di altre condizioni, una differenza significativa è che l’aumento dei rendimenti è stato più ordinato e ha coinciso con una crescita degli utili eccezionalmente solida. Anche il 2007 offre un precedente interessante: “In quel caso, il rendimento del titolo a 10 anni superò il 5% mentre i mercati azionari continuavano a salire nella prima metà dell’anno, sostenuti dalla robustezza degli utili e della crescita economica dell’epoca. È stato solo in un secondo momento, con il deterioramento delle condizioni del credito e l’aggravarsi della crisi dei mutui subprime, che lo scenario azionario è inevitabilmente cambiato”.

Il pilastro dell’intelligenza artificiale

“Ciò mi porta a concludere che la situazione potrebbe continuare a evolversi positivamente, almeno fino a quando non smetterà di farlo”, afferma Ozkardeskaya. Gli investimenti nell’IA hanno probabilmente superato, o stanno superando, i livelli di guardia; il rischio di credito si sta diffondendo; l’avvertimento lanciato da Oracle ricorda che i rischi specifici legati all’IA potrebbero propagarsi ai mercati finanziari nel loro complesso. “E, aspetto ancora più importante, gli indici generalisti e i fondi pensione sono ormai fortemente legati al boom dell’IA: i titoli tecnologici rappresentano circa il 40% dell’S&P 500, una quota significativa delle emissioni obbligazionarie e dei finanziamenti di venture capital è trainata dall’IA e appena tre produttori di chip costituiscono oltre il 25% dell’indice MSCI EM. In quest’ottica, l’IA rappresenta il pilastro fondamentale che non deve cedere”, conclude l’analista.

Prospettive future

Nei prossimi tre mesi, il mercato azionario statunitense beneficerà di un vento favorevole di natura stagionale. “Se la crescita degli utili dovesse mantenersi solida, il rally azionario potrebbe proseguire fino alla fine dell’anno, a condizione che l’aumento dei rendimenti rimanga ordinato”, prevede Ozkardeskaya. Nello scenario migliore, un calo dei prezzi dell’energia potrebbe moderare l’atteggiamento dei falchi delle banche centrali e dare un ulteriore impulso alle azioni. Nello scenario peggiore, “la narrazione legata all’intelligenza artificiale potrebbe subire una battuta d’arresto, facendo venire meno uno dei pilastri più solidi del mercato e innescando una significativa correzione delle quotazioni”.