La presidente della Bce, intervenuta a Milano durante un incontro dell’Osservatorio for Independent Thinking, invita a sviluppare una maggiore cultura dell’investimento. «L’Unione dei mercati dei capitali può aiutare, ma da sola non basta».
Gli europei sono grandi risparmiatori, ma devono imparare a investire di più e ad assumersi qualche rischio, naturalmente con le dovute precauzioni. È questo uno dei messaggi lanciati da Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, durante un incontro a Milano nell’ambito di un evento promosso dall’Osservatorio for Independent Thinking. Un’occasione in cui la numero uno dell’Eurotower ha affrontato diversi temi economici, soffermandosi anche sul rapporto tra risparmio, investimenti ed educazione finanziaria.
A offrirle lo spunto è stata la domanda di uno studente di un liceo scientifico milanese, che ha chiesto perché gli europei, pur disponendo di ingenti risorse finanziarie, investano relativamente poco nelle proprie imprese. È soltanto un problema di frammentazione dei mercati finanziari oppure c’è qualcosa di più profondo, legato alla cultura del rischio?
«Mi hai offerto la conclusione perfetta», ha risposto Lagarde, riconoscendo la fondatezza della domanda. «Noi europei risparmiamo molto più di quanto facciano gli abitanti di altri Paesi. Non quanto i cinesi, che risparmiano ancora più di noi, ma sicuramente più della maggior parte delle altre economie avanzate». Il problema, secondo la presidente della Bce, è come trasformare questa ricchezza in investimenti capaci di sostenere la crescita e l’innovazione. Un obiettivo per il quale l’integrazione dei mercati finanziari europei rappresenta una condizione importante, ma non
sufficiente. «Non credo che l’Unione dei mercati dei capitali possa, da sola, rappresentare la risposta definitiva e incoraggiarci a risparmiare meno e a investire di più», ha spiegato Lagarde. La creazione di un mercato finanziario europeo più integrato potrebbe certamente favorire la circolazione dei capitali, rendendo più facile individuare opportunità di investimento anche al di fuori dei confini nazionali. Ma, ha aggiunto, «questo non è sufficiente».
Per compiere un vero salto di qualità occorre infatti intervenire anche sulla cultura finanziaria dei cittadini. «Abbiamo bisogno di programmi che spieghino come utilizzare il proprio denaro, come risparmiare oppure investire, quali siano i rischi e i potenziali benefici associati agli investimenti, quali analisi svolgere prima di decidere dove investire e per quanto tempo», ha sottolineato la presidente della Bce. Un riferimento esplicito è andato al programma Young Factor, citato da Lagarde come esempio di iniziativa dedicata alla diffusione dell’educazione economica e finanziaria tra le nuove generazioni. Un’attività che la presidente della Bce ha elogiato, ricordando come in Europa si dedichi ancora troppo poco tempo alla conoscenza dei meccanismi del risparmio e degli investimenti.
Ma c’è anche un altro aspetto sul quale Lagarde ha invitato a riflettere: la necessità di sviluppare una maggiore propensione al rischio, senza dimenticare i principi fondamentali della diversificazione. La soluzione non è dunque rinunciare alla prudenza, ma imparare a gestire consapevolmente gli investimenti. «Se si dispone di un portafoglio ben bilanciato, le perdite che si possono subire assumendosi dei rischi devono essere compensate da investimenti più sicuri», ha osservato Lagarde. E’ un messaggio che chiama direttamente in causa anche l’industria europea del risparmio gestito e della consulenza finanziaria, chiamata ad accompagnare i risparmiatori verso scelte più consapevoli, capaci di conciliare protezione del patrimonio e ricerca di rendimento. Perché, come ha ricordato la presidente della Bce, l’Europa non manca né di risorse né di talenti. La sfida è riuscire a mettere meglio in collegamento gli uni con gli altri, facendo sì che una quota maggiore del risparmio possa finanziare le imprese e i progetti innovativi del
continente.
