La Fed alza i tassi e promette battaglia all’inflazione: Eur/Usd ai minimi da fine luglio

Come noto, il FOMC ha deciso all’unanimità – dodici voti a favore, nessuno contrario – di alzare il corridoio obiettivo per il tasso sui Federal Funds di 25 punti base, portandolo dal 3,50%-3,75% al 3,75%-4,00%. Si tratta della prima stretta monetaria dal luglio 2023 e del primo intervento sui tassi deciso sotto la presidenza di Kevin Warsh, scelto da Donald Trump con l’aspettativa di ottenere tassi più bassi.

La decisione è arrivata dopo mesi di tensione sui mercati, alimentata da un’inflazione ostinatamente elevata – il CPI di agosto è aumentato dello 0,4% su base mensile, quattro volte il ritmo di luglio – e da un mercato del lavoro ancora solido. “L’inflazione rimane elevata”, si legge nel comunicato della Fed. “L’azione di politica monetaria adottata oggi sosterrà un ritorno più tempestivo verso l’obiettivo del 2%”. In conferenza stampa, Warsh è stato ancora più diretto: “La realtà dei fatti è che l’inflazione è troppo alta e lo è da troppo tempo”.

L’Euro scivola ai minimi da fine luglio

La reazione del mercato valutario è stata immediata e netta con l’EUR/USD èche ha segnato un monomo intraday a quota 1,1454, il livello più basso dalla fine di luglio. Il movimento ha confermato una tendenza ribassista già in atto: prima della riunione, l’euro aveva violato il supporto in zona 1,57. E dopo la decisione della Fed,  ha rotto anche il supporto a 1,15.

 

Il messaggio della Fed è stato interpretato come più hawkish del previsto. Non solo il rialzo è stato unanime – segno che anche membri tradizionalmente colombe come John Williams e Christopher Waller si sono allineati – ma le proiezioni aggiornate hanno delineato un quadro di crescita più robusta, disoccupazione più bassa e inflazione più persistente. Il PCE core è stato rivisto al rialzo al 3,4% per il 2026 e rimane sopra il target del 2% fino al 2028.

Il dot plot: un altro rialzo entro fine anno

Il vero protagonista della giornata è stato il dot plot, il diagramma che raccoglie le proiezioni dei singoli membri del FOMC. Sedici dei diciotto partecipanti prevedono almeno un ulteriore aumento dei tassi entro la fine del 2026, con quattro che si attendono due rialzi aggiuntivi. La previsione mediana per il federal funds rate a fine 2026 è salita al 4,1%, rispetto al 3,75% indicato a giugno. Anche per il 2027 la mediana resta al 4,1%, segnalando che la Fed non prevede tagli nel prossimo anno. Il tasso di lungo periodo – la stima del tasso neutrale – è stato leggermente ritoccato al rialzo, al 3,2%.

Il mercato prezza tre rialzi entro metà 2027

Se il dot plot indica un rialzo entro fine 2026, il mercato è andato oltre. Secondo i dati del mercato degli interest rate swap, i trader hanno già incorporato nei prezzi tre ulteriori rialzi entro la metà del 2027, uno in più rispetto a quanto scontato prima della riunione. Societe Generale prevede un rialzo a dicembre e un altro a marzo 2027, portando i tassi al 4,25%-4,50%. La probabilità di un rialzo a settembre era già salita oltre il 90% nei giorni precedenti la decisione, sostenuta dalle dichiarazioni hawkish di Warsh al simposio di Jackson Hole e dai dati sull’inflazione.

Questa divergenza tra dot plot e aspettative di mercato è significativa. Il mercato sta scommettendo che la Fed sarà costretta a fare più di quanto le sue stesse proiezioni ufficiali suggeriscano, in un contesto in cui l’impennata dei prezzi energetici – con il Brent che si avvicina ai 110 dollari al barile – continua a esercitare pressione al rialzo sull’inflazione.

La BCE non offre supporto all’Euro

A rendere ancora più difficile la posizione dell’Euro contribuisce il quadro dall’altra parte dell’Atlantico. La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di 25 punti base nella riunione del 10 settembre, portando il tasso sui depositi al 2,50%. Tuttavia, il Consiglio direttivo ha ribadito che non si impegnerà in anticipo su ulteriori passi, sottolineando un approccio data-dependent.

La presidente Christine Lagarde ha riconosciuto che l’inflazione nell’Eurozona rimarrà elevata per qualche tempo, ma ha anche evidenziato la divergenza nelle aspettative sui tassi. Gli strategist di Rabobank hanno notato che Lagarde “si è rifiutata di riaffermare che i mercati comprendono bene la funzione di reazione della BCE”, un segnale che il mercato potrebbe muoversi più velocemente di quanto i policymaker desiderino. In ogni caso, il differenziale di tassi tra USA e Eurozona – con il tasso Fed al 3,75%-4,00% e quello BCE al 2,50% – continua a favorire il dollaro.