Il mondo nel 2026 crescerà, ma a passo lento e con un fardello senza precedenti: il debito pubblico globale sfiorerà il 100% del PIL. È questo lo scenario tratteggiato dagli esperti di Banor nel loro outlook per il primo semestre, un quadro in cui “il ‘paracadute’ della politica fiscale è più sottile” e i futuri rallentamenti dei mercati potrebbero essere più lunghi e meno attenuati dagli interventi pubblici.
In questo contesto, segnato da vincoli di bilancio stringenti, la strategia d’investimento non può che cambiare rotta. “Il messaggio chiave è passare da una logica di beta facile a una logica di selezione”, avvertono gli analisti di Banor, sottolineando l’importanza di guardare al valore del capitale investito e ai prezzi pagati, sfruttando i megatrend (AI, transizione energetica) ma senza ignorare il ciclo del debito.
Usa: valutazioni tirate e big tech sotto pressione
Oltreoceano, la Borsa viaggia su multipli elevati, circa 25 volte gli utili, livelli che storicamente hanno preannunciato rendimenti reali medi quasi nulli nel decennio successivo. Nonostante la resilienza dell’economia, “il rapporto rischio/rendimento è poco attraente sul lungo periodo per l’indice nel suo complesso”, si legge nel report. Warren Buffett, pur ottimista sul capitalismo americano, tiene la liquidità più alta di sempre nella Berkshire Hathaway, segnale di poche opportunità a prezzi ragionevoli.
Le “Magnifiche Sette” tech sono al centro della trasformazione, ma gli investimenti massicci in AI comprimono i margini. “L’aspettativa deve essere di margini sotto pressione e volatilità elevata”, osservano gli esperti, che vedono un rischio concreto di rendimenti futuri inferiori al passato. La raccomandazione è un “sottopeso sull’indice azionario Usa large cap” a favore di esposizioni selettive.
Europa e Italia: il valore è nella selezione
Il Vecchio Continente cresce poco sopra l’1%, con motori positivi nella difesa e nelle infrastrutture, ma frenato dalla concorrenza cinese e dai costi energetici. La crescita si gioca su settori specifici, non sull’indice ampio. In questo panorama, l’Italia spicca per le sue PMI, favorite dal nuovo Fondo Nazionale Strategico. “Le PMI italiane rappresentano una delle aree più interessanti per investitori con orizzonte temporale di lungo termine”, scrivono gli analisti di Banor, consigliando un sovrappeso sulle small e mid cap italiane, oggi a sconto storico.
Cina: eccesso di capacità e deflazione esportata
Pechino spinge su manifattura avanzata, creando sovracapacità in settori chiave come auto elettriche e solare. Il risultato è “deflazione da beni esportata al resto del mondo”, che esercita una pressione competitiva enorme sull’industria europea, rischiando un nuovo “China shock”. La valuta rimane un’incognita, gestita politicamente per sostenere l’export.
Obbligazioni: lezioni dagli anni ’90 e il ruolo delle banche
Il mercato del credito rivive dinamiche simili alla bolla TMT di fine anni ’90, con spread compressi nonostante i massimi azionari. La lezione è chiara: “non è necessario vedere spread in forte compressione per avere ulteriori massimi azionari”. Oggi, come allora, il focus deve essere sulla qualità del credito. Gli esperti di Banor evidenziano come, dopo lo scoppio di quella bolla, a sovraperformare furono i bond finanziari, soprattutto quelli subordinati. Un’analogia che oggi porta a una “view costruttiva” sul settore bancario europeo, visto come la parte più “pulita” del credito, con bilanci solidi e regolamentazione stringente. La strategia suggerita è un “sovrappeso sul settore bancario rispetto agli industriali” e l’utilizzo del subordinato finanziario come fonte di rendimento.
Apparel & footwear: un settore in trasformazione
Dopo un 2025 volatile, il settore moda e calzature vede prospettive più rosee per il 2026, trainato dalla ripresa della fiducia dei consumatori e da trend strutturali come l’ascesa dell’e-commerce. Tuttavia, è un mondo a due velocità: mentre grandi player come Nike faticano a riequilibrarsi tra vendita diretta e wholesale, nuovi brand come On, Hoka e Golden Goose conquistano quote con innovazione e community forte. “Il 2026 premierà i marchi con storytelling autentico, qualità percepita elevata e prodotti che rispondono ai trend chiave: wellness, comfort e identità”, concludono gli esperti.
In sintesi, il 2026 si annuncia come l’anno della discernimento. In un mondo di crescita moderata e debito elevato, la semplice esposizione passiva ai mercati non basta più. La parola d’ordine, secondo Banor, è selezione.
