Investimenti: il ritorno del “value”

Le prime di piena operatività dei mercati finanziari stanno registrando rialzi sostenuti da due fattori principali: l’ampliamento dei driver di performance verso segmenti più value e ciclici, e la stabilità dell’economia globale nelle sue dinamiche fondamentali di crescita.

Secondo Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco, “il dato sul mercato del lavoro americano, il primo senza distorsioni legate allo shutdown federale, mostra uno scenario ‘no fire – no hire’. Non ci sono pressioni per forti licenziamenti, ma le nuove assunzioni procedono lentamente. Il numero di nuovi posti di lavoro creati a dicembre è stato al di sotto del consenso degli economisti, ma il tasso di disoccupazione è sceso a sorpresa al 4,4%”.

Questa dinamica complica le prospettive della politica monetaria americana. Simoncelli osserva: “La crescita economica resta solida, ma entra in gioco una variabile complessa come la produttività. Ci troviamo di fronte a un incremento di produttività o a una fase che ha bisogno di più tempo per tradursi in un rallentamento della spesa dei consumatori?”.

Al momento, secondo l’analista, “è del tutto lecito escludere un netto calo dei consumi. Il trend complessivo è ancora resiliente, e questo senso di stabilità contribuisce ad allontanare la necessità di un taglio dei tassi imminente”. La settimana in corso vedrà la pubblicazione dei dati su inflazione CPI e vendite al dettaglio, utili a capire meglio la traiettoria dei consumi, che negli ultimi mesi ha definito un’economia dalla forma ormai celebre a “K”.

Sul fronte della politica monetaria, l’incertezza rimane alta. Washington è al centro di un’inchiesta penale su Jay Powell riguardo al progetto di ristrutturazione della sede della Fed, aumentando la tensione tra l’amministrazione Trump e la banca centrale. Simoncelli commenta: “Secondo Powell, l’azione legale mira a limitare l’indipendenza della Fed nella definizione dei tassi. Nel frattempo, il mercato naviga in una fase in cui gli equilibri economici si spostano, con minore indipendenza della Fed e l’accettazione di maggiore inflazione, alla base del rischio su dollaro e treasury a lunga duration”.

Sul fronte azionario, la leadership dei mercati si sposta sempre più verso segmenti value e ciclici. Simoncelli sottolinea che “la tendenza positiva delle aziende a piccola e media capitalizzazione è confermata dalla netta sovraperformance dell’indice Russell 2000 negli Stati Uniti. A livello regionale, i mercati europei ed emergenti stanno performando meglio rispetto agli USA. Con l’inizio della earning season dei principali gruppi finanziari americani, ci aspettiamo che la crescita degli utili nei prossimi trimestri sarà più distribuita su diversi settori, non più concentrata sulla tecnologia”.

In Europa, il sentiment economico rimane stabile nonostante la volatilità geopolitica. Simoncelli osserva che “in Germania si vedono i primi segnali di accelerazione con ordinativi e produzione industriale in aumento, mentre le dinamiche inflattive sono in riduzione. Questo permetterà alla BCE di rimanere in pausa sui tassi per i prossimi mesi, supportando una fase positiva per gli indici azionari, con benefici per il settore finanziario, industriale e dei consumi”.

Questa settimana il mercato guarderà con attenzione anche ai dati sulla produzione industriale nell’Area Euro, che potrebbero confermare la solidità del trend economico continentale.